Aveiro, più che la Venezia de voialtri è una mezza Chioggia.

Quando esco dalla stazione di Aveiro, anche questa decorata con gli azulejos, ho la netta sensazione di essere in una città qualunque che può vedersi in una qualunque parte del mondo. Le sensazioni, in sintesi, sono opposte rispetto a quelle provate per Porto. Il lungo ed interminabile vialone che collega la stazione al centro della città è degno del più brutto dei paesoni dell’est europa sovietico. Inoltre chiedere informazioni agli indigeni si rivela più difficoltoso del previsto e – infatti – solo una ragazza spagnola lì per caso sa aiutarmi (meno male!).

DOVE MANGIADSC02057RE AD AVEIRO

Dopo esserci sistemati in albergo, io e Tony usciamo a caccia di un posto decedente per mangiare. A Porto, infatti, avevamo consumato solo alcuni enormi arancini con il pollo e un paio di panini. In strada, tuttavia, c’è poca gente alla quale chiedere informazioni. Per questo motivo, appena noto un gruppo di ragazzi che si infila in un viottolo al coperto, ho l’intuizione di seguirli fino all’entrata del locale da loro scelto: EVARISTO, una delle peggiori bettole che abbia mai visto in vita mia. Il locale, infatti, è costituito da due corridoi strettissimi divisi dal bancone con al centro di ciascun corridoio un lavandino per lavarsi le mani. Per ricevere l’attenzione dei camerieri io e Antonio siamo costretti ad aspettare una decina di minuti nell’indifferenza generale, ma sono già consapevole che ne varrà la pena. Quando tentiamo di ordinare ricorrendo alle parole di portoghese che ho avuto l’ardire di imparare, il cameriere stupefatto ci dice subito che abbiamo ordinato troppa roba e che, tanto per iniziare, ci porterà solo un piatto che, ad ogni modo, varrà comunque bene per almeno due persone particolarmente affamate. In effetti quando ci viene portato il pantagruelico piatto da noi chiesto, capiamo subito i motivi dello stupore che avevamo suscitato nel cameriere: per mangiare tutta quella roba ci vorrebbero cinque persone o, in alternativa, 2 pellegrini a digiuno. Il conto? 20 miserrimi euro. In Italia – non è un iperbole – avremmo pagato almeno il triplo!

Leggi l'articolo →