Ripartire ( Leon – Hospital de Orbigo km 36,5, tappa 13) – CAPITOLO 14

Nell’albergue in cui mi trovo è praticamente impossibile dormire decentemente visto che le camerate sono enormi e i “turi-grini”, cioè i turisti pellegrini che devono iniziare il loro tour, non mostrano alcun rispetto. Infatti, proprio a causa del chiasso prodotto da quest’ultimi con la complicità dei ciclisti, alle 5.30 sono già operativo e ho bene in mente – mentre raccolgo nel piazzale sottostante tutti i panni messi lì ad asciugare e che avevo potuto finalmente lavare – la promessa che mi sono fatto ieri, ovvero che non cercherò di rivivere l’esperienza dell’anno scorso, ma tenterò di scoprire un nuovo cammino. Per la verità non so ancora se è stato giusto spostarmi sul francese. Spesso anche nella vita ricerchiamo il cammino migliore, ma, quasi sempre, alla fine ci facciamo condizionare da fattori esterni e scegliamo il cammino più comodo. Ecco, invece, il cammino di Santiago deve insegnare a prendere la strada più congeniale a noi, non quella a cui siamo abituati

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IL BUON PELLEGRINO – Hospital de Orbigo – Rabanal del camino, km 36,4 – tappa 14 (CAPITOLO 15).

on so se sia a causa del repentino cambiamento climatico o se dipenda dal fatto che i miei piedi si sono emozionati per il ritorno sul cammino francese – e, accidenti, la tradizione bisogna mantenerla! – ma le vesciche sono tornate a farmi visita in massa. Una brasiliana che sta nella mia stessa stanza, vedendomi preoccupato, mi offre una crema che mi viene presentata come “miracolosa”, ma io sul campo ho imparato che le vesciche si curano più efficacemente mettendo i piedi in un secchio con acqua, sale e aceto. Poi ci penserà una notte di riposo a fare il resto e a permettere di affrontare una nuova tappa.

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La promessa ( Rabanal del camino – Ponferrada, 33 km, tappa 15) – CAPITOLO 16

Hugo è una di quelle persone che si svegliano a notte inoltrata e preferiscono camminare al buio per evitare le ore più calde. Ci sono parecchie persone che lo fanno, soprattutto asiatiche, ma io non ne condivido le ragioni e, anzi, credo che chi lo faccia perda molto. Io, d’altra parte, non ho nulla da dimostrare e voglio prendermela il più comodamente possibile cercando di “decelerare” e accorciare progressivamente le mie tappe. Del resto il cammino di Santiago non è per i supereroi, ma per le persone normali

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RITORNO A CAMELOT (Ponferrada – Villafranca del bierzo – 22,7 km). Tappa 16

– E’ possibile provare nostalgia per un mondo che non ho mai conosciuto e per valori dimenticati? E’ possibile ricordarsi che secoli prima il viandante, lo straniero, trovava sempre qualcuno disposto ad offrirgli un tozzo di pane e una stalla in cui riposare? E’ possibile oppure no avvertire un innato senso di allergia verso l’asfalto e preferite i ritmi lenti, quelli che consentono il pensiero e la meditazione, rispetto a quelli di internet e della globalizzazione? Ho camminato per oltre 600 km, ma ho già nostalgia di ogni albero, ogni sasso, ogni abbazia e ogni volto incontrato. Persino la fatica inizia a mancarmi e, benché la vedrò fra meno di una settimana, ho già voglia di ritornare a Santiago e di respirarne la santità. Qui, lungo il grande cammino, è ancora possibile incontrare tre figure ormai estinte altrove, quelle del monaco, del guerriero e del contadino e io non ho bisogno di altro: cogito, ergo sum

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Alla pulperia di Ezequiel ( Ligonde – Melide, 24 km, tappa 20) – capitolo 21

Piove, dunque la prima preoccupazione è proteggere lo zaino e preparare dei calzini di ricambio da tenere subito a disposizione. Johanna, la svedese, ci mette parecchio a preparare il suo equipaggio, ma mi chiede di aspettarla e a me non resta che obbedire. Avverte dei dolori alle gambe, pertanto l’andatura non è delle migliori. Per il resto, a dare ulteriori fastidi ci pensano il fango e il terreno, ma io, visto che le salite del Pais Vasco sono lontane, non ho alcun problema e, anzi, mi godo il paesaggio senza affanni. L’idea è quella di arrivare a Melide, ma quando il clima è incerto, non si possono fare programmi, per questo preferisco limitarmi a pensare al passo successivo. Dopo Palas de Rei ritrovo, con famiglia al seguito, anche il vecchietto di Cadiz dalla parlantina facile con il quale mi dilungo per carpire i suoi segreti per preparare il miglior pulpo alla gallega del mondo. Spesso, mentre parliamo, si ferma e si gira indietro, altre volte – invece – si accende un sigaro o mastica tabacco. E’ veramente un personaggio che fa molta simpatia e sarebbe davvero bello riuscire a proseguire un altro po’ assieme

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LA SANTA ALLEGREZZA – Melide-Monte de Gozo, 49 km, tappa 21 ( capitolo 22)

Per poter compiere il cammino di Santiago è indispensabile, tra le altre cose, imparare ad essere ordinati e a gestire perfettamente l’equipaggiamento di cui si dispone. Ciò significa che è necessario imparare a preparare il proprio zaino anche al buio e senza far rumore per non svegliare gli altri pellegrini. Tanto è vero che qui, anche le persone che normalmente sono distratte e caotiche, si trasformano improvvisamente e misurano ogni movimento. Quando esco dall’albergue, a Melide il sole deve ancora sorgere e ho difficoltà a capire dove prosegue il cammino.

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