Noi, pellegrini d’assalto. San Pedro de Rates – Barcelos, 15 km (diario del cammino portoghese. Seconda tappa).

La tappa odierna è puramente interlocutoria, nel senso che io voglio fermarmi a visitare un paio di città e non me ne importa nulla di macinare km. Alle 10.30, infatti, dopo essere arrivati a Barcelos, dovremmo prendere l’autobus per Braga e poi per Guimaraes (per leggere cosa visitare nelle suddette città clicca qui). La tappa, comunque, per quanto breve, è molto piacevole. Nel tragitto, prima di Pereira, conosciamo anche un altro pellegrino, Antonio da Vicenza.

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Si parte tra un po’ (Diario del cammino portoghese. PRIMA TAPPA, da Pòvoa de Varzim – San Pedro de Rates, 12 km )

Se fino a ieri pensavo di fare una gita a Coimbra, cittadina che si trova ad una sola ora di treno da Aveiro ( leggi qui), stamattina ho capito che il cammino non può più aspettare. Tanto più che Antonio freme e ha voglia di capire cosa sta facendo. Sennonché si sono fatte già le 11 e l’unico modo per iniziare oggi è spezzare la tappa. Per questo motivo, dopo aver restituito le biciclette e aver praticamente corso verso la stazione ferroviaria di Aveiro, prendiamo di nuovo il treno per Porto e da lì la metropolitana per Pòvoa de Varzim, l’ultima fermata della linea

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Aveiro, più che la Venezia de voialtri è una mezza Chioggia.

Quando esco dalla stazione di Aveiro, anche questa decorata con gli azulejos, ho la netta sensazione di essere in una città qualunque che può vedersi in una qualunque parte del mondo. Le sensazioni, in sintesi, sono opposte rispetto a quelle provate per Porto. Il lungo ed interminabile vialone che collega la stazione al centro della città è degno del più brutto dei paesoni dell’est europa sovietico. Inoltre chiedere informazioni agli indigeni si rivela più difficoltoso del previsto e – infatti – solo una ragazza spagnola lì per caso sa aiutarmi (meno male!).

DOVE MANGIADSC02057RE AD AVEIRO

Dopo esserci sistemati in albergo, io e Tony usciamo a caccia di un posto decedente per mangiare. A Porto, infatti, avevamo consumato solo alcuni enormi arancini con il pollo e un paio di panini. In strada, tuttavia, c’è poca gente alla quale chiedere informazioni. Per questo motivo, appena noto un gruppo di ragazzi che si infila in un viottolo al coperto, ho l’intuizione di seguirli fino all’entrata del locale da loro scelto: EVARISTO, una delle peggiori bettole che abbia mai visto in vita mia. Il locale, infatti, è costituito da due corridoi strettissimi divisi dal bancone con al centro di ciascun corridoio un lavandino per lavarsi le mani. Per ricevere l’attenzione dei camerieri io e Antonio siamo costretti ad aspettare una decina di minuti nell’indifferenza generale, ma sono già consapevole che ne varrà la pena. Quando tentiamo di ordinare ricorrendo alle parole di portoghese che ho avuto l’ardire di imparare, il cameriere stupefatto ci dice subito che abbiamo ordinato troppa roba e che, tanto per iniziare, ci porterà solo un piatto che, ad ogni modo, varrà comunque bene per almeno due persone particolarmente affamate. In effetti quando ci viene portato il pantagruelico piatto da noi chiesto, capiamo subito i motivi dello stupore che avevamo suscitato nel cameriere: per mangiare tutta quella roba ci vorrebbero cinque persone o, in alternativa, 2 pellegrini a digiuno. Il conto? 20 miserrimi euro. In Italia – non è un iperbole – avremmo pagato almeno il triplo!

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