Una giornata a Mantova.

davMantova è una cittadina sobria ed efficiente, ma anche elegante e allegra che non raggiunge i 50.000 abitanti e in cui ci si sposta agevolmente in bicicletta.

Nell’attraversare il ponte San Giorgio, mi sono subito trovato  emotivamente immerso nella città rinascimentale potendo ammirare  il Castello affacciato sul fiume Mincio – che  i locali, a seconda del punto in cui ci si trova, chiamano lago superiore, lago di mezzo e lago inferiore – il bel Duomo, la casa di Rigoletto e il palazzo ducale.dav

Ed è proprio da quest’ultimo edificio, noto anche come reggia dei Gonzaga, che è doveroso iniziare la visita ai monumenti della città ( magari riservandosi palazzo Te per ultimo). L’interno della reggia nei secoli ha subito varie modifiche, posto che – in seguito a ristrettezze finanziarie – i Gonzaga  dovettero vendere diverse opere d’arte e arredi. Ulteriori spoliazioni furono causate dal sacco di Mantova del 1630 e dalle sottrazioni dell’ultimo duca riparato a Venezia nel 1707. Ciò nonostante la visita è molto interessante e permette di apprezzare gli affreschi che ornano – spesso in stile grottesco – le sale attraversate e, in particolare, la camera degli sposi affrescata da Andrea Mantegna

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Dopodiché ci si può dirigere verso piazza delle Erbe, ammirando i portici e magari ascoltando la musica diffusa dai tanti artisti di strada che nelle belle giornate primaverili animano la città. Qui, inoltre , si può ammirare l’antica Basilica di San Lorenzo, davvero molto particolare per la sua pianta circolare.

Stupenda è poi la basilica di Sant’Andrea che, opera  di Leon Battista Alberti, fu ed è tuttora meta di pellegrinaggi in quanto nella cripta  si conservano due reliquiari con terra intrisa dal sangue di  Cristo raccolto e trasportato dal soldato romano Longino.

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Infine ci si può dirigere verso le case di Giulio Romano e di Andrea Mantegna per poi girare per palazzo Te, ovvero l’edificio più bello di Mantova. Il palazzo in questione, infatti, era il luogo di svago e di riposo dei Gonzaga in cui i duchi organizzavano fastosi ricevimenti e giocavano a …tennis.

La sua realizzazione si deve, tuttavia, all’architetto-pittore Giulio Romano, un artista che non avevo mai considerato più di tanto e che ho dovuto rivalutare sul campo per le sue creazioni estrose e allo stesso tempo delicate.  In particolare a lasciare di stucco il visitatore non può che essere la sala dei Giganti, sala in cui ci si immerge a 360 gradi nella battaglia dei Giganti che tentano di accedere all’Olimpo  e allo stesso tempo ci si sente ingannati dagli effetti illusionistici creati dal Romano.

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Sulla stessa scorta impressionano per maestosità la sala dei Cavalli che, destinata al ballo, ospita dei dipinti a grandezza naturale dei sei destrieri preferiti dai Gonzaga; la sala da pranzo detta di Amore e Psiche ispirata alle Metamorfosi di Apuleio, nonché la camera da letto detta Sala delle Aquile con affreschi ispirati alla mitologia romana.

Vi è poi il giardino segreto con affreschi grotteschi ispirati alla Domus aurea e in cui si accede al un ambiente realizzato in modo da dare l’impressione si stia per entrare in una grotta.IMG_20170422_170831.jpg

Visitare Mantova mi è piaciuto particolarmente non solo per la maestosità dei monumenti che ho tentato brevemente di descrivere, ma proprio perché i suoi vicoli mi hanno consentito di fare un viaggio indietro nel tempo e di vivere per un attimo al tempo dei Gonzaga. Mantova è, infatti, una provincia moderna ed estremamente efficiente in cui però l’arredo urbano è stato nei secoli magnificamente preservato e questo è già di per sé un motivo per visitarla ( preferibilmente in primavera).

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