Maradona è megl e Pelè ( El Valle Sagrado: Pisac e Ollantaytambo – Viaggio in Perù – cap. 11)

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Per valle sacra degli Inca si intende  l’area attorno a Cuzco nei cui dintorni sono stati ritrovati numerosi insediamenti archeologici. Il comprensorio, soprattutto a partire dal XIII sec.d..c., è stato protagonista di una “forte” edificazione grazie ad un microclima che favorisce la coltivazione e, in particolare, la produzione di grano.

Dei suddetti siti noi abbiamo avuto l’opportunità di visitarne due:  Pisac e Ollantaytambo

E, invero – come già detto – il problema principale che pone un viaggio in Perù è quello di doversi sempre affidare ad agenzie, subagenzie e guide che tracciano l’itinerario per te e decidono quanto tempo puoi fermarti in un posto piuttosto che in un altro.

Per questo motivo alle otto di mattina in punto, io e Lalli scendiamo da San  Blas, il quartiere in cui abbiamo alloggiato negli ultimi giorni, per ritrovarci nella plaza de Armas e partire con il tour guidato alla volta di Pisac.

Ora che fare se sull’autobus  c’è un signore brasiliano particolarmente logorroico che mi punta monologando per oltre mezzora senza rendersi conto che io di portoghese capisco ben poco?

Annuire, fortissimamente annuire e far finta di essere d’accordo su tutto.

Dopodiché bisogna simulare di sapere che Sao Paolo, la sua città di provenienza, produce praticamente tutto il Pil brasiliano, mentre a Rio Janeiro e al Sud sono dei lavativi che pensano solo a divertirsi ( Marrani!).

Infine, per la sopravvivenza di tutto l’autobus,è essenziale sacrificarsi e non eccepire nulla persino se ad essere attaccato è  Maradona, una nullità in confronto a Pelé (seeeeeeeeee!!!!).

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E’, quindi, con non poche difficoltà tecniche che raggiungiamo le nostre mete.

Prima di descrivere brevemente la mia visita è, tuttavia, doveroso fare una premessa di ordine generale:

ogni insediamento inca svolgeva essenzialmente tre funzioni: abitativa per la presenza di case, religiosa per la presenza di templi e produttiva per la presenza di terrazze per la coltivazione.

 

Pisac in questo senso non fa eccezione ed è stato uno dei principali centri sperimentali inca per la produzione di patate.  Si studiavano cioè nuove tecniche di coltivazione, nonché nuove varietà da produrre ( gli inca conoscevano circa 2800 varietà di patata).  Qui, al contrario di Moray –  che pure fu un centro sperimentale e in cui le terrazze sono circolari per favorire il flusso d’aria – le aree di coltivazione seguono il taglio angolare della montagna. Inoltre i depositi non avevano finestre per favorire l’ingresso dell’aria e consentire che il grano rimanesse sempre fresco. All’uopo era stato organizzato anche un servizio di sorveglianza per impedire l’ingresso di animali.

Insomma, le imprese agricole incas violavano qualsivoglia principio economico, eppure non fallirono mai: la manodopera non mancava di certo.

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Ollantaytampo, invece, aveva funzione maggiormente simbolica.

Letteralmente in quechua Ollantay  significa guardare dall’alto, mentre  tambo luogo di riposo.

E’ qui, infatti, che si riposavano i pellegrini che iniziavano il cammino inca da Cuzco a Machu Picchu ed è qui che c’era un guardiano che controllava ogni ingresso.

Del resto a rendere evidente l’importanza del sito è anche lo stile di costruzione delle pietre a secco, stile che gli inca utilizzavano solo per le località di prim’ordine.

L’area, inoltre,  è nota per una battaglia particolarmente sanguinolenta che ci fu con gli spagnoli. Si dice che ci furono talmente tanti morti tra gli inca che il sangue attirò tantissimi condor e, per questo motivo, da allora nello scudo di Cuzco sono incisi 8 condor.

Epperò, quando vi arriviamo noi, inizia a piovere a dirotto.

Ciò nonostante la visita non viene comunque rovinata.

In particolare, mentre saliamo lungo le gradinate, notiamo degli altarini su cui anticamente venivano appoggiate urna e fiori. Ebbene, questi altarini hanno tutti la particolarità di produrre un’eco molto forte.

Per quale motivo ?

Lalli al riguardo  ha una tesi molto affascinante e sostiene che, con questo sistema, si consentiva ai morti di comunicare tra loro.

Una tesi di dubbia valenza scientifica che però ha un riscontro a Cuzco nei sotterranei della Chiesa della Compagnia dove i gesuiti comunicavano tra loro grazie ad un sistema di riproduzione fonetica prodotto da alcune colonne.

La visita comunque prosegue attraversando l’arco che dà accesso al tempio del Sol e alla parte più alta del sito, area da cui si nota  anche il lontano cimitero inca.

 

Infine poi ci dirigiamo al Chinchero, un paese che letteralmente significa arcobaleno in cui le donne locali sono famose per lavorare la lana e per ricavare tutti colori dalle piante.20150924_144700

Qui, dopo aver assistito ad una dimostrazione e aver assaggiato un infuso a base di muña, vengo di nuovo assalito dal brasiliano che mi rincomincia ad ammorbare  con la tesi della superiorità calcistica di Pelè.

Stavolta però non resisto e così, con estrema retorica, chiedo alla platea:

“Qualcuno ricorda un qualsiasi goal di Pelè”?

“E di Maradona invece?”

“Ecco, diciamolo: Pelè nel Napoli non ci ha giocato mai, dunque non è nessuno”

Seguono risate generali e il brasiliano si ammutolisce.

Fine.

Punto, gioco, partita e possiamo tornare a casa tutti felici grazie ad una giocata alla Maradona

La gita è stata molto divertente e ci ha consentito di  visitare anche una fabbrica di argento – di cui il Perù è il primo produttore mondiale – per capire come viene lavorato, ma è stata altresì troppo defatigante e condizionata da tempi dell’intero gruppo.

Non avere una macchina o un mezzo a disposizione è un grosso, grossissimo handicap.

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3 risposte a “Maradona è megl e Pelè ( El Valle Sagrado: Pisac e Ollantaytambo – Viaggio in Perù – cap. 11)

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