Destinazione Machu Picchu ( viaggio in Perù – cap. 10 )

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E siamo a Machu Picchu, causa e fine di ogni viaggio in Perù.

Epperò mica è facile arrivarci.

Invero, prima di indossare lo zaino e iniziare a camminare, è necessario fare tanta anticamera.

Significa dover chiedere informazioni dettagliate all’ufficio del turismo di Cuzco, informazioni che nessuno ti saprà dare perché (incredibile ma vero) nessun impiegato ci è mai stato e, soprattutto, dover inventare un modo per arrivarci senza farsi spennare troppo.

Infatti, siccome prendere il treno costa uno sproposito ( 160 dollari tra andata e ritorno), non resta che optare per l’alternativa più defatigante.

Alle sette e mezzo del mattino. armati di entusiasmo e forza di volontà, Lalli e io ci imbarchiamo così a bordo di un pullmino e affrontiamo sette ore di ore di curve col fiato sospeso.

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Attraversiamo fiumi, ponti pericolanti, strade sterrate e dirupi affidandoci all’abilità del conducente e a San Gennaro ( perché San Gennaro arriva pure sulle Ande se un camion arriva dal senso opposto al nostro e non c’è abbastanza spazio per entrambi, ndr), dopodiché arriviamo davanti ad una  centrale idroelettrica e – per circa 12 km –  continuiamo il nostro tragitto a piedi  lungo dei binari della ferrovia, binari che crediamo dismessi finché un treno di fine ‘800 non ci passa sotto al naso.

Infine giungiamo ad Aguas Calientes, il bellissimo paesino accanto al quale scorre il fiume Urubamba e dentro il quale passano i binari del treno.

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Machu Picchu è il secondo sito archeologico più esteso del mondo ( al primo posto ci sono gli scavi archeologici di Pompei!) e, come è noto, rientra tra le 7 meraviglie del mondo.

Per raggiungere la cittadella dobbiamo, tuttavia, aspettare un nuovo giorno, anzi una nuova alba, allorquando le porte dell’area archeologica si riaprono.

Da Aguas Calientes sono altri 4 km che, volendo fare a piedi, si trasformano in un’ora e mezza di fatica a causa delle forti pendenze.

Machu Picchu è  davvero un luogo mitico ed è forse per questo che se ne sa davvero poco.

 

UN POCO DI STORIA.

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Si azzarda, infatti, che sia stata costruita tra il 1440 e il 1450 per volere dell’imperatore Pachacùtec, ma abbia avuto una vita breve di circa 90 anni.  Non si trattava, tuttavia, di una normale città, ma di una vera e propria residenza estiva del sovrano, come poteva essere la reggia di Caserta o Versailles, in cui vivevano tra le 300 e le 600 persone ( in ogni caso non più di 750): c’era l’aria buona, il fresco primaverile, si poteva pescare nel fiume e si stava pure al riparo dagli attacchi nemici.

Infatti – per l’intelligence di allora ( i Servizi segreti Inca, ndr ) – per motivi di sicurezza la sua esistenza doveva rimanere un segreto e, anche grazie alla sua posizione in mezzo alle montagne, rimase tale per oltre quattro secoli.

E, invero, quando Francisco Pizarro doveva ancora arrivare a Cuzco, la corte se l’era già svignata a gambe levate dirigendosi verso l’Amazzonia e distruggendo strade, ponti, collegamenti e fonti di approvvigionamento usando contro gli spagnoli la stessa strategia dei russi contro Napoleone.

Pizarro, tuttavia, non era fesso ( figuriamoci, uno che in pochissimi anni conquista un territorio che va all’Ecuador al Cile dal punto di vista militare è un genio!) e – invece di seguire i fuggitivi nella foresta  – preferì  in primo luogo renderli ininfluenti dal punto di vista politico spostando la capitale nell’erigenda Lima.

Per questo motivo la provincia di Machu Picchu, anche a causa della sua particolare conformazione, si spopolò velocemente  consentendo indirettamente a molti siti archeologici di preservarsi e di sfuggire all’opera di conversione degli edifici – non sempre malvagia – operata dagli spagnoli un po’ ovunque.

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L’area, un po’ come molti siti inca, assolveva essenzialmente a tre funzioni: abitativa, religiosa e agricola. Insomma doveva essere autosufficiente e non dipendere da altre realtà. Per costruirla si usò la tecnica delle pietre a secco: i blocchi di pietra  venivano cioè  poggiati uno sopra l’altro senza alcun collante.

Questa, invero, era una tecnica che gli inca utilizzavano solo per i luoghi importanti e desta ancora oggi stupore come siano riusciti a costruire una città in mezzo alle montagne senza avere troppi strumenti meccanici:  infatti, per lavorare le pietre, sfruttavano lo scambio termico. Inserivano un palo di legno in mezzo ad un blocco, poi lo incendiavano e, infine, lo raffreddavano con l’acqua gelida in modo che il repentino cambio di temperatura consentisse al suddetto blocco di separarsi.

Eppure – anche questo va detto – mentre in Italia operava già da tempo un certo Brunelleschi, gli inca erano rimasti ancora a tecniche primitive e sostanzialmente disconoscevano persino l’uso dell’arco.

Nel sito, infatti, è possibile vedere la finestra dedicata all’Equinozio,  il tempio del Sol (onnipresente in ogni sito) e il tempio del Condor con un blocco di pietra che lo rappresenta a terra.

LA SCOPERTA

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Ciò premesso, va detto che anche la scoperta di Machu Picchu, così come tutta la sua esistenza, è avvolta dal mistero:

ufficialmente l’impresa è avvenuta nel  1911 grazie allo statunitense Hiram Bingham che, esplorando questi territori, vi trovò due pastori che allegramente usavano il sito archeologico per allevarci i lama.

In realtà recentemente è venuto a galla che già cinquant’anni prima – cioè a metà ‘800 – un tedesco, tale Berns, avesse individuato il sito senza parlarne troppo per avviare un commercio clandestino di opere d’arte con collezionisti europei.

A ciò aggiungasi che nello stesso periodo anche l’esploratore italiano Antonio Raimondi si trovò ad un passo dalla scoperta senza tuttavia riuscirci.

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Ora tutte queste informazioni non ce le ha date mica la guida con cui abbiamo avuto la sventura di avere a che fare: la nostra guida è  infatti un perfetto imbecille che spara date e avvenimenti a caso senza nessuna logica o cognizione.

Per questo Lalli inizia ad indispettirsi e a tempestarlo di domande ricavandone solo risposte piccate contro gli spagnoli.

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La guida a volte si lascia altresì andare anche a dichiarazioni che lascerebbero perplessi anche le menti più insensibili. Come quando sostiene che gli inca erano un grande popolo perché non perdevano tempo e soldi – come, parole sue, “purtroppo facciamo oggi” – per celebrare dei processi o costruire delle carceri, ma ricorrevano a soluzioni più efficaci. Gli inca, infatti, quando ritenevano qualcuno colpevole per qualsivoglia reato ( scommetto che nel mondo inca non esisteva nemmeno il principio di tipicità, quindi era pure difficile capire cosa fosse e cosa non fosse  reato), lo prendevano, lo legavano per le mani e per i piedi e lo abbandonavano in  mezzo alla montagna in attesa che qualche animale facesse il resto.

Invero si tratta di una pratica orribile che gli inca attuarono fino alla loro fine ( XVI sec. d.c..  quando nel Regno di Napoli qualcuno iniziava già a dibattere della necessità di prevedere l’obbligo di motivazione delle sentenze), ma che per la guida potrebbe essere attuata ancora oggi.20150916_152451

 LA NOSTRA GITA

Ciò nonostante, dopo esserci liberati della guida, la  nostra esplorazione del sito diventa subito interessante. Infatti la cittadella – che si trova a quota 2400 metri di altitudine – è stretta in mezzo a due montagne. Una si chiama proprio Machu Picchu e raggiunge i 3066 metri di altitudine, l’altra è Wayna Picchu  e si attesta sui 2700 circa.

Ora gli inca non erano molto fantasiosi coi nomi. E, invero, fermo restando che picchu in quechua significa montagna,  machu corrisponde alla parola adulta, mentre wayna a giovane.

Insomma una si chiama montagna grande, l’altra piccola.

Per salire su uno delle due cime è necessario dotarsi di un biglietto apposito, biglietto che siamo riusciti ad ottenere solo per Machu Picchu, cioè per il percorso indubbiamente più duro.

Infatti, dopo aver oltrepassato la cittadella, inizia una scalata davvero impegnativa  che porta ad una variazione di altitudine di oltre 600 metri in meno di due ore. Ciò significa che tutti coloro che vi  si cimentano si fermano continuamente tentando di recuperare il fiato.20150915_153349

A incidere sul passo non è solo l’altitudine, ma soprattutto un sentiero fatto di gradoni che non ha nessun punto pianeggiante o meno impegnativo. Lalli, per questo motivo, ogni tanto se la prende con il suo raffreddore e con il suo pessimo stato fisico.

Mi fa specie che non si renda conto di salire meglio e più degli altri arrivando alla vetta in meno di una ora e mezza: se fossimo tutti “scarsi” come lei, potremmo partecipare in massa alle olimpiadi!

Ad ogni modo la vista ripaga appieno degli sforzi e dà la sensazione di essere i padroni del Machu Picchu e di tutta la vallata ad essa adiacente. Per questo vi rimaniamo con piacere per molto tempo.

LA “BUONA SCUOLA” DI RENZI

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Tanto più che qui conosco Lorenzo, un giovane professore di italiano mezzo veneto e mezzo romano che, stufo di una vita fatta di mortificazioni, ha deciso di venire a lavorare in Sud America. Difatti l’anno scorso ha insegnato a Buenos Aires, mentre quest’anno è a Valparaiso in Chile. “Tutto è meglio dell’Italia e delle riforme di Renzi”, dice.
Ora, invece, è in vacanza in Perù, precisamente accanto ad una delle meraviglie del mondo.
Eppure Lorenzo non sembra importarsene molto: dopo essersi dilungato a parlare con me, mi saluta e si avvia a scendere.

Sta per iniziare Roma-Barcelona e non se la vuole perdere.

Insomma, emigranti sì, ma non troppo!

Mezzora dopo decidiamo di scendere anche noi, ma siamo rimasti senz’acqua e le nostre gambe risentono della fatica. Così, dopo essere ritornati all’altezza della cittadella, ci riposiamo fermandoci a parlare con un signore molto distinto di Lima con una passione per la formula1.
Con l’occasione ne approfittiamo anche per ripassare in rassegna il sito e scoprire che qui le mura vengono pulite con uno spazzolino da denti: sembra quasi una barzelletta, ma è la verità e persino i lama che passeggiano liberamente nel sito sembrano farsi beffa degli addetti che stanno lavorando per pulire un centimetro per volta.

Secondo me, prima o poi, gli sputeranno addosso!

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10 risposte a “Destinazione Machu Picchu ( viaggio in Perù – cap. 10 )

    • Ci sono ingressi limitati. Pensa che io sono salito proprio sulla montagna di Machu Picchu dove possono andare pochissime persone. A dare fastidio non sono i visitatori, ma le guide e tutto il business “terra terra” che ruota attorno.

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  1. Con questo #PechinoExpress che si è intrufolato in America del Sud mi è venuta una voglia pazzesca di andarci, già ne avevo molta prima…ora che vedo tutti quei posti me ne viene ancora di più. Complimenti per il post, me lo tengo da parte per la mia prossima organizzazione….

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  2. Pingback: Arrivare a Machu Picchu | Narrabondo·

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