Week end nei Campi Flegrei.

« I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo. La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l’anima a imitare la mano criminale della natura… «Noi — dissi alle mie amiche — somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla monotona e desolata pianura piemontese. »
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L’isolotto di Nisida a Bagnoli ( Napoli). Da qui iniziano “I campi flegrei”.

Amo Pozzuoli.

Ne amo l’atmosfera marina e le scritte sui muri che la rendono bella e decadente, ma soprattutto la amo perché è uno di quei posti che mi fanno rivivere mio nonno.

Perché era a Pozzuoli che mio nonno mi portava a comprare “il pesce fresco”, di solito un polipo ancora in movimento. Ricordo che una volta, appena uscimmo dall’automobile, un parcheggiatore abusivo gli si avvicinò per l’obolo chiamandolo col classico “dottò”e io, nell’ascoltare per la prima volta questo modo di interfacciarsi, chiesi a mio nonno come facesse  quello sconosciuto a sapere di avere a che fare con un dottore.

Beata ingenuità!

Ecco, per me andare a Pozzuoli significa soprattutto ricercare quello stesso odore di mare e di vita che ho conosciuto più di due decenni fa grazie a mio nonno e che non ho mai dimenticato.

Per questo motivo, nell’iniziare a raccontare quel poco che so dei campi flegrei, ovvero di quell’area vulcanica e mitica sin dall’antichità, voglio iniziare proprio dal suo comune più popoloso e forse celebre per essere nell’immaginario collettivo il paese di Sofia Lorén.

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Orbene, bando alle ciance, è bene dire che – appena avrà finito di percorrere la strada che porta al summenzionato centro flegreo – il visitatore si imbatterà per forza di cose nel tempio di Serapide.

Si tratta, più in particolare, del macellum romano, ovvero mercato pubblico in cui è stato rinvenuto un tempio del citato dio egizio. La peculiarità di questo sito archeologico è che qui si può comprovare visivamente l’esistenza del bradisismo, un fenomeno legato al vulcanismo consistente in un periodico abbassamento o innalzamento del livello del suolo. Cosicché, a seconda delle varie fasi, sarà possibile vedere le colonne del macellum più o meno allagate dal mare.

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Proseguendo la passeggiata lungo il mare, i viottoli e i ristorantini che richiamano l’attenzione anche dei meno affamati, ci si imbatterà poi nel rione terra, il primo nucleo abitativo dell’antica Dicearchia.

E’ affascinante sapere che, dal punto di vista strutturale, Pozzuoli è rimasta per millenni uguale ed è quindi sulla scorta di tanto che una sua visita non può prescindere da quello che, secondo me, è un sito archeologico particolarmente interessante.

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Mi riferisco, per la precisione, all’anfiteatro Flavio, il terzo più grande della storia romana  ( dopo il colosseo e l’anfiteatro campano di cui ho scritto qui ) e celebre soprattutto per essere stato il luogo in cui sarebbe dovuta essere eseguita la condanna a morte nei confronti di  San Gennaro.

Nei sotterranei, posti a circa 7 metri di profondità, sono tuttora visibili parti degli ingranaggi per sollevare le gabbie che portavano sull’arena belve feroci e probabilmente altri elementi di scenografia degli spettacoli. Sotto questo profilo è ancora più interessante del Colosseo.

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Andando poi un po’ fuori dal centro, Pozzuoli ci regala due laghetti, quello di Lucrino e soprattutto quello d’Averno.

Quest’ultimo  si chiama così perché il gas sulfureo che emanava uccideva gli uccelli che lo sorvolavano ( a-vernus significa “senza uccelli) e nell’antichità era considerato l’ingresso per gli inferi. E, invero,  chi ha letto Virgilio sa infatti che è qui che Enea ebbe accesso diretto agli inferi

Purtroppo non sono in grado di scriverne compiutamente come mi piacerebbe, ma mare, paesaggi mozzafiato, vulcani, laghi e archeologia sono solo alcune delle componenti che contribuiscono a rendere straordinari “i campi flegrei”.

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Ditemi voi, ad esempio, in quale altra parte del mondo è possibile visitare qualcosa di lontanamente paragonabile alla Solfatara,  uno dei quaranta vulcani che costituiscono i “campi flegrei” che conserva tuttora intense attività di fumarole. Esistono? Sì, a dire il vero esistono anche in altre parti del mondo, ma vengono indicate con il nome esemplificativo di “solfatare” proprio per la similitudine con quella puteolana. E, invero, la Solfatara rappresenta oggi una valvola di sfogo in superficie del magma presente sotto i Campi Flegrei.

Natura quindi, ma anche archeologia.

Non si può scrivere dei campi flegrei senza celebrarne la natura stravagante e le tradizioni, ma nemmeno dimenticandone  i miti e le leggende che li hanno resi famosi.

Come quelle che evoca l‘antro della Sibilla di Cuma, il luogo in cui la/le sacerdotessa/e di Apollo effettuava/no  le sue/loro divinazioni senza mai pronunciarsi in maniera decisa su nulla.

[…è tempo, dice, / di chiedere i fati – il dio, ecco il dio!]

( Virgilio, Eneide, VI 45-46)

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Oltre all’antro, nel parco archeologico di Cuma ci sono tante altre belle cose,  come il tempio di Apollo e di Giove, ma non ho intenzione di farne l’elenco ( anche perché non ne sono capace), per questo l’unica cosa che posso consigliare è quella di andarci e poi proseguire verso Bacoli.

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In questa bel paesino di mare è, tra l’altro, possibile visitare il castello aragonese con il suo museo archeologico, la piscina mirabilis ( la più grande cisterna della storia romana) e, soprattutto, due siti che sembrano essere presi dal mondo delle fiabe.

Mi riferisco, in primo luogo , al parco archeologico sommerso di Baia, una vera e propria Atlantide napoletana dove – muniti di maschere e boccaglio – sarà possibile nuotare tra i mosaici romani della villa imperiale e il ninfeo dell’imperatore Claudio.

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Invero Baia ( frazione di Bacoli) in epoca romana era uno dei luoghi di villeggiatura più alla moda per l’aristocrazia romana e così  qui sorsero ricche ville di cui restano tuttora numerose vestigia. Ciò nonostante parte del complesso archeologico rimane sotto il livello del mare, sprofondato a causa del bradisismo

In secondo luogo poi mi riferisco alla casina vanvitelliana. quel delizioso scrigno che impreziosisce ogni tramonto sul lago Fusaro.

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Trattasi nella specie del casino di caccia dei Borbone realizzato da Luigi e Carlo Vanvitelli che, negli anni fu adibito anche a residenza per ospiti illustri come Francesco II d’Asburgo-Lorena, Mozart o Rossini.

Per me è un luogo dell’anima, un luogo che mi ha sempre affascinato e che ho visto per la prima volta solo recentemente.

P.S. Come ho già esposto, mi sarebbe piaciuto scrivere di questi territori con maggiore conoscenza e maggiore dovizia di particolari, ma tutto sommato credo che i campi flegrei vadano vissuti così come vengono tra una mangiata, una passeggiata in riva al mare e una visita ad uno dei tanti siti archeologici che caratterizzano queste terre.

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