Visita alla reggia di Capodimonte, il sogno di Carlo di Borbone #domenicaalmuseo

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Mi trovo sempre in imbarazzo quando si tratta di descrivere un monumento tanto magnifico quale è la reggia-museo di Capodimonte. Il rischio è quello di essere banali e tutto sommato inutilmente elogiativi ripetendo qualcosa che qualcuno ha già scritto.

Per questo è mio desiderio esporre, in primo luogo, quale sia il mio rapporto con la suddetta reggia, un legame iniziato da bambino con i miei genitori a farmi da guida e rinsaldato negli anni dell’università quando andai a vedere le mostre  straordinarie su Caravaggio e su  Diego Velazquez che l’allora direttore Nicola Spinosa volle organizzare per celebrare il rapporto tra i suddetti artisti e Napoli. Dopodiché, per quanto mi riguarda, c’è stato il vuoto e per anni – pur nella nostalgia per le mie passeggiate nel bosco di Capodimonte –  non sono mai riuscito a tornarvi.

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Ciò nonostante recentemente, invogliato dalle “domeniche al museo” (iniziativa ministeriale che consente di visitare gratuitamente ogni monumento statale la prima domenica del mese), ho spinto tutta la mia famiglia a rinunciare al solito week end indolente e soporifero per riscoprire il sogno realizzato da Carlo di Borbone, sovrano di cui  ricorre il trecentesimo anno dalla nascita ed è per questo ricordato da vari eventi .

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UN PO’ DI STORIA

Chi era Carlo di Borbone?
Un visionario, un urbanista, un riformatore, un re illuminato, un amante dell’arte e del bello che ha voluto stravolgere ogni località in cui si è recato. E’ stato Duca di Parma e di Piacenza, Re di Napoli e di Sicilia e re di Spagna venendo celebrato ovunque allo stesso modo. Se – infatti – ancora oggi a Madrid gli è dedicata una università ed è considerato “il sindaco” per antonomasia per le opere da lui fatte realizzare, a Napoli Carlo viene tuttora ricordato per una serie di politiche fortemente riformatrici e contestualmente per aver voluto – nel quarto di secolo in cui fu sovrano nella terra di Partenope – alcuni degli edifici più belli della città.capo3

A lui, oltre alla reggia di Capodimonte, si deve l’avvio degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, la costruzione del più antico (  e bello) teatro lirico al mondo (Il San Carlo), la realizzazione della Real Fabbrica delle pregiate  porcellane di Capodimonte, le regge di Caserta e Portici, nonché il Real Albergo dei Poveri nella piazza a lui intitolata.

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IL PALAZZO

Ciò fermo restando, la reggia di Capodimonte fu, in primo luogo, voluta per accogliere la collezione farnese – collezione iniziata da Papa Paolo III nel 1500 ed ereditata dalla madre di Carlo  – dopodiché fu adibita altresì a residenza reale mantenendo questa doppia funzione ufficialmente fino al 1946, dopodiché si iniziò a pensare di allestire un museo ( poi ufficialmente inaugurato nel 1957).

Il luogo prescelto per la costruzione dell’edificio è la collina di Capodimonte, una zona boschiva di Napoli, ricca di selvaggina, con l’intenzione di affiancare all’uso museale anche un luogo dove risiedere durante le battute di caccia. Tanto è vero che, fino alla costruzione di Santa Teresa degli scalzi e del ponte della Sanità per volere di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, era difficilmente accessibile.

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Tra l’altro l’area, in origine scarsamente abitata, venne poi prescelta da diversi nobili che, seguendo l’esempio dei re Borbone, vollero parimenti costruirsi una residenza “in campagna” andando ad abitare nel borgo dei Vergini e del rione Sanità, in quella che allora era un’area fuori le mura ( cioè foria). Tra questi ci fu anche l’architetto Ferdinando Sanfelice, uno dei progettisti che – assieme al Medrano, al Canevari e a Ferdinando Fuga – si occupò dell’ossatura della reggia.

IL MUSEO

La reggia si presenta con una pianta rettangolare, con due corpi di fabbrica alle due estremità leggermente più sporgenti rispetto a quella centrale. Ha una lunghezza di centosettanta metri per ottantasette sul lato minore ed un’altezza di trenta metri distribuita su due piani più un sottotetto. Le pareti esterne, intonacate in rosso napoletano, sono in stile neoclassico con influenze doriche, considerato, nel XVIII secolo, idoneo per gli edifici museali ( vedasi anche il museo archeologico nazionale)

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. Queste presentano inoltre lesene in piperno grigio che si alternano a finestre, balconi al primo piano, dalla forma quadrata al secondo; al piano terra, alle finestre si aggiungono i portali ad arco a tutto sesto che consentono l’ingresso.

Due di questi sono posti alle estremità del corpo centrale, mentre altri tre, in successione, si trovano nella parte centrale. L’edificio si sviluppa intorno a tre cortili ed internamente alcune sale del primo piano conservano gli arredi dell’appartamento reale, mentre le restanti sale, così come il secondo piano, il sottotetto e l’ammezzato sono destinati alle esposizioni museali.

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Quest’ultime ospitano opere della collezione Farnese, della collezione borgia, della galleria napoletana, nonché realizzazioni di arte contemporanea, tra cui Vesuvius di Andy Warhol. Tra i dipinti meritano di essere citati Raffaello, Tiziano, il Parmigianino, Bruguel il Vecchio, El Greco, Ludovico, Agostino e Annibale Carracci, Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino, Guido Reni, Simone Martini, De Ribera, Francesco Solimena, Domenico Morelli, Filippo Palazzi, Andrea Vaccaro e soprattutto Luca Giordano e Caravaggio

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Ciò premesso, la visita alla pinacoteca risulta in ogni caso alleggerita dall’intermezzo costituito dai magnifici appartamenti reali. Quest’ultimi per delicatezza e raffinatezza sono da considerare di un’ eleganza unica al mondo.

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C’è infatti da tener presente che, all’epoca della progettazione, Pompei ed Ercolano erano state scoperte da poco, per questo all’interno della reggia troveremo il prodotto di quest’entusiasmo quali affreschi che riprendono i temi decorativi dello stile pompeiano, nonché pavimenti e tavoli con mosaici antichi. L’eleganza degli appartamenti è poi è esaltato dalle sale di rappresentanza e dal salone delle feste con dipinti che rappresentano alcune località del golfo di Napoli, nonché con diversi ritratti della casata borbonica.

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Il mio luogo del cuore è tuttavia costituito dal salottino di porcellana, realizzato per volere di Maria Amalia di Sassonia e che originariamente si trovava nella reggia di Portici e fu poi spostato dopo l’annessione di Napoli all’italia.

Inoltre nello stesso periodo Annibale Sacco volle risistemare la collezione aggiungendovi anche la armeria e la collezione di porcellane.

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Dopo la visita al palazzo, si può poi passeggiare per il parco, che ha un’estensione di centoventiquattro ettari ed era prevalentemente utilizzato dai sovrani per battute di caccia e per l’organizzazione di feste, godendo altresì di una vista inusuale sulla collina del Vomero e sul castello di Sant’Elmo.

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Senza ombra di dubbio, come ho cercato di spiegare, la reggia-museo di Capodimonte costituisce uno dei luoghi più belli e suggestivi al mondo. Tuttora se ne sta un po’ in disparte rispetto al cuore della città, ma è comunque raggiungibile facilmente .

In particolare:

  • In macchina basta prendere l’uscita Capodimonte
  • In autobus a piazza Cavour ( piazza facilmente raggiungibile anche in metro) ci sono la linea 168, 178, C63, R4
  • E’ tra le fermate della linea A del citysightseeing bus
  • E’ ultimamente raggiungibile anche con uno shuttle speciale con fermate al Teatro San Carlo, piazza Municipio e piazza Cavour.

Per maggiori informazioni: rinvio al sito ufficiale

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2 risposte a “Visita alla reggia di Capodimonte, il sogno di Carlo di Borbone #domenicaalmuseo

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