Visita all’archivio storico del Banco di Napoli.

ARCHIVIO

Vi siete mai chiesti come si fa a dire che un quadro è autentico o quanto è costata la realizzazione di un’opera nei secoli passati?

Semplice, basta  trovare  il contratto di mutuo in cui è spiegato che una determinata somma è servita  per commissionare il quadro di un certo artista e che quella somma è stata poi effettivamente corrisposta.Cristo-Velato.jpg

Così, ad esempio, grazie a questa metodologia di ricerca, il mondo  sa quanto ha pagato il Principe Raimondo di Sangro per commissionare  al Sammartino il Cristo Velato all’interno della Cappella San Severo, che le sette opere di Misericordia – costata 400 ducati – è effettivamente un’opera di Caravaggio, o che il  giurista napoletano Gaetano Filangieri  è stato il vero ispiratore della costituzione americana ( a tal punto che Benjamin Franklin fece di tutto per tentare di portarselo in USA).

Si scoprono, poi, persino storie come quella di Filippo di Borbone, escluso dai successori al trono ““per manifesta imbecillità” (leggi qui)

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Ebbene, nella sua storia plurimillenaria,  Napoli vanta vari  primati.

Uno di questi è quello di essere stata la prima città al mondo a costituire una banca – peraltro con finalità eminentemente mutualistiche e solidaristiche –  da cui discende  il più grande archivio bancario esistente.

Attualmente una minima parte di questo archivio, che consta di un miliardo di documenti sistemati in 330 stanze, è diventato liberamente visitabile per tutti i curiosi e, attraverso  stanze impolverate e piene di attestazioni bancarie, sarà possibile sondare un nuovo approccio alla ricerca storica.

Infatti, tramite dei programmi multimediali, una voce narrante e un’ambientazione assai suggestiva sarà possibile di fatto viaggiare nel tempo e sapere persino che il popolo napoletano, per sopravvivere alla peste del 1656, promise a San Gennaro di realizzare il più importante tesoro mai dedicato ad un Santo ( e così è stato: il tesoro di San Gennaro  vale molto di più dei gioielli della regina d’Inghilterra!).

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Inoltre il 23 giugno scorso sono state altresì inaugurate le “sale della musica” dedicate ad  Angelo Carasale, l’impresario che costruì il Real Teatro  San Carlo di Napoli e “correntista” degli antichi banchi pubblici partenopei, nonché a Verdi, Donizetti, Cimarosa, Paisiello e Pergolesi.

Orbene, ciò fermo restando,  la visita all’archivio, per quanto sia interessante, ovviamente non la consiglio a chi visita Napoli per la prima o la seconda volta e, infatti, non l’ho inserita nella mia guida  dal titolo cosa visitare a Napoli in 4 o 5 giorni.

Ciò nonostante ritengo che sia un luogo estremamente affascinante che rivela un aspetto molto singolare della città e non posso fare a meno di consigliarla in primo luogo ai napoletani e  ai conoscitori di Napoli anche per l’approccio dinamico, moderno ed interattivo con cui è stato concepito questo bel museo multimediale.

Indirizzo:  Palazzo Ricca,  via dei Tribunali 21

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