Visita alla Punta del Este ( Uruguay).

 

punta6El rincon del poeta, Rambla General Jose Artigas n. 34.

L’appuntamento con  Manuel Esteban  Cuenca Cuenca è ovviamente al ristorante più cool di Punta del Este, centro balneare che già da sé è considerata la zona più “yanquee” dell’America Latina.   Ciò fermo restando, nell’entrare   nel locale e nell’intravedere il mio amico appollaiato al bancone mentre sorseggia un cockail come al solito, non riesco a trattenermi:

“Ehi  Princesa, come stai?”

Seguono saluti, sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle.

Manolo , quando l’ho conosciuto in Spagna, era stato soprannominato “princesa” ( cioè  principessa) per via dei suoi modi delicati e a dir poco indolenti che, per forza di cose, lo rendevano un bersaglio ideale per  persone senza “creanza”.

Eppure Manolo – sebbene tale appellativo per quanto mi riguarda gli rimarrà cucito addosso a vita –   al di là del suo aspetto pacioso e garbato, ha sempre avuto una grande predisposizione nel fiutare i  buoni affari e, in poco tempo, è stato capace di costruire un impero economico, oltre ad una importante   rete di relazioni con il mondo che conta.

Ogni tanto però, quando ha bisogno di staccare la spina,  scappa di corsa in Uruguay e si dedica alla sua più  grande passione:  la barca a vela.

Tanto è vero che, dopo i normali convenevoli,  l’invito a farci un giro  arriva immediatamente.punta8

Nel percorrere in auto la strada che ci separa tra el rincon del Poeta e la barca, risulta complicato non osservare lo sfarzo delle ville e delle strutture alberghiere  che si susseguono senza soluzione di continuità fino alla nostra destinazione.  Fino ad un secolo fa  in questa lingua di terra vivevano solo 492 pescatori poverissimi. Poi improvvisamente, in virtù di una precisa politica di investimento del governo,  è nata “ Biarritz dell’Uruguay” e, da quel momento, la gente con pasta degli Stati Uniti si ritrova qui per giocare a golf assieme alla gente con pasta dell’Argentina.

Dopo aver attraversato il “ponte ondulato” progettato da Leonel Viera davanti all’estuario del fiume Maldonado, arriviamo pertanto alla omonima Barra de Maldonato direttamente davanti a El Chaman ( lo sciamano),  la barca a vela di Manolo. L’equipaggio, oltreché da noi due, è costituito anche da alcuni amici del nostro Anfitrione che risiedono in una delle tante villette di fronte al molo.  A me toccherà fare il prodiere e gestire uno dei winches.

Tutto il gruppo si muove in perfetta simbiosi, segno che è composto da persone che sanno andare   a vela su serio.  Infatti, dopo i necessari e brevi preparativi, siamo già pronti per lasciare il porticciolo di Maldonado.

“Salpiamo, capitano?”

Andiamo!

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La prima virata la facciamo davanti all’isola di Gorriti, un isolotto completamente ricoperto da vegetazione se non nei dintorni delle due spiagge di Honda e Puerto Jardin.  Nella storia  si è fatta conoscere anche come “Isola delle Palme” o “isola di Maldonado”, finché nel  1700 vi fu esiliato Don Francisco Gorriti e  si prese il  cognome di quest’ultimo.  Inoltre è stata un nascondiglio ideale per i pirati di mezzo mondo ( tra cui anche  Francis Drake) e meta degli studi di  Charles Darwin che, prima di andare in Ecuador alle isole Galapagos, rimase a lungo in zona.

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Aneddoti  che mi vengono raccontati  proprio mentre maciniamo orizzonti su orizzonti grazie a El chiaman,  una barca che sfila nel mare come un proiettile nello spazio, e che suscitano in me estrema curiosità, nonché l’innata tendenza a far domande a ripetizione ai malcapitati di turno.

Proprio per tale ragione quasi non mi accorgo che, dopo aver percorso 6 miglia nautiche circa, i bagnanti e gli sciatori d’acqua sono scomparsi per essere sostituiti dai leoni marini dell’isola di Lobos.  Qui vive la colonia più grande di tutto il Sud America, persino più di delle  stesse Galapagos e di Paracas.

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Per guardarli mentre si tuffano e riaffiorano dall’acqua con i loro baffoni, non presto nemmeno attenzione all’ultimo ordine impartito da Manolo e, proprio per tale motivo, questi è costretto a ripeterlo: “Ehi, ancoriamo! Ancoriamo!” Subito dopo allento gradualmente il winch e lasco le vele nel momento stesso in cui il timoniere si mette  controcorrente in modo da  poter lasciare andare l’ancora. Dopodiché Pachito,   altro membro dell’equipaggio addetto alla gestione delle vele, si gira verso di me e, nel passarmi una muta, aggiunge  : “ora dobbiamo proprio farci il bagno assieme ai leoni”.

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Non ci impiego molto a farmi persuadere, anzi – a dirla tutta  –   dopo aver portato a termine la mia battaglia per entrare nella muta,  mi ritrovo subito a sfidare i leoni marini in una gara di tuffi e a pensare che Punta del Este è davvero un luogo unico al mondo.

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9 risposte a “Visita alla Punta del Este ( Uruguay).

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