Se El Coimbra va a Coimbra – Visita alla ex capitale del Portogallo – cap. 3

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Cribbio, non ci posso credere che sono davvero a Coimbra!
E per giunta ho un alloggio in via Azevedo.

Avete una vaga idea di cosa possa significare per un fan di Bud Spencer  il cui soprannome è  El Coimbra?

Spiego: quando mi trasferì in Spagna, in ossequio al mio spirito burlone,  per fingere di avere anche io il doppio cognome in uso tra spagnoli,  scrissi su facebook di chiamarmi Coimbra de La Coronilla y Azevedo, in onore ai nomi dei personaggi di un celeberrimo film di Bud Spencer e Terence Hill (Non c’è due senza quattro, ndr)

.

Man mano quel cognome farlocco è stato poi da me sintetizzato semplicemente in Coimbra ed è divenuto il soprannome con cui vengo chiamato dalla maggior parte dei conoscenti, a tal punto che l’ho fatto scrivere sulla mia divisa da basket e mi sono persino arrivate delle cartoline da persone che pensavano che Coimbra fosse il mio vero cognome

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Inoltre Coimbra era anche il nome della barca di famiglia, nome che fu scelto perché – al momento del suo acquisto – mio padre stava leggendo un libro su Sant’Antonio da… Coimbra.

Per questo motivo, capite bene, ho sempre avuto il pallino di Coimbra e persino a scuola ero ben lieto di farmi interrogare  sull’ex capitale del Portogallo.

Epperò, fino ad oggi, non ero riuscito a far coincidere il mio destino con quello della suddetta città: due anni fa ci provai seriamente per la prima volta, ma poi – a malincuore – andai a finire nella vicina AVEIRO.

L’anno scorso poi volevo andarci per la Queima das fitas, la festa di fine anno degli studenti universitari, ma anche in questo caso – sentendomi troppo vecchio per queste cose – successivamente decisi di andare in Extremadura.

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Insomma, sembrava proprio che io e Coimbra non potessimo mai conoscerci.

Invece ora ci sono finalmente riuscito.

Intendiamoci, non è solo uno sfizio.

Coimbra è, infatti, una delle città storiche più affascinanti e più colte del Portogallo, ma anche una delle più allegre grazie ad una movida diffusa che non finisce mai.

E, invero, benché sia solo giovedì sera, la città non sembra aver  nessuna voglia di andare a dormire.  Io però, ad un certo punto, tale velleità ce l’ho e mi ritiro nei miei appartamenti di via Azevedo con  non so quante birre in corpo (sia superbock che sagres, perché non faccio prigionieri!)

E’, quindi, con queste premesse etiliche che la mia visita ( recte: la nostra) può avere inizio.

L’ UNIVERSITA’.

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Ebbene, dopo aver brevemente scorto i giardini da Sereia, il tour non può che iniziare dall’Università, ovvero dalla istituzione che  inorgoglisce di più  Coimbra.

Sennonché le scale per raggiungerle sono un po’ come quelle su cui Rocky si allena, scale interminabili  ottime per tagliare il fiato e per  far passare l’ansia per gli esami ( in quanto sostituita da quella di non riuscire a finire le scale, ndr).

Ciò premesso, mi infilo subito tra gli studenti della facoltà più antica e bella, quella di giurisprudenza, ed inizio a studiarmela con gli occhi sbarrati. Sono in corso gli esami e gli studenti, intenti a ripassare, non sembrano dar la stessa importanza che do io all’eleganza dei corridoi e dei cortili. Da studente anche io non mi curavo dei cortili e degli scaloni della Federico II, eppure con rammarico mi riprometto sempre di andarci a fare un giro “turistico” prima o poi. Alla Federico II è, infatti, possibile vedere persino lo scheletro di un tirannosauro!

Ecco, mentre continuo a fare i soliti voli pindarici con la mente, visito finalmente la Cappella di San Miguel e la splendida biblioteca Joanina fatta costruire nel ‘700 da re Giovanni.

A carpire il mio interesse è, tuttavia, il Palacio dos Grilos o casa dos professores in cui è in corso una seduta di dottorato. L’aula è come quella di una Chiesa con un’unica navata: la dottoranda è al centro e si rivolge ai membri della commissione seduti su un piedistallo al latp, mentre il rettore, in qualità di “sarcerdote del sapere”, è seduto in fondo su una cadrega rialzata. Tutti indossano l’abito nero tradizionale con bordature diverse a seconda del ruolo assunto. Il momento è solenne e presto la nuova dottoranda potrà portarsi al livello dei professori. 

Ho scoperto, infatti, che il Portogallo è un paese assurdo: qui, per accedere alla carriera accademica, non bisogna essere imparentati con alcun professore universitario e non serve nemmeno avere una tessera di partito. Cose di pazzi!

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IL CENTRO.

In ogni caso, dopo essere uscito dalla zona universitaria, vado subito a visitare la nuova e la vecchia Cattedrale. Quest’ultima, più in particolare, è in stile romanico e – oltre che per la facciata – è molto bella anche per il suo Chiostro. Ci sono anche delle conchiglie stilizzate, segno che qui a Coimbra passa il cammino di Santiago.

Tra l’altro non sbaglia chi mette in correlazione Coimbra con Santiago de Compostela. L’atmosfera che vi si respira, il misto di storia e vitalità tipico di una sede universitaria antica e  lo stile dei palazzi sicuramente creano molti canali di comunicazione tra le suddette città ( vi è anche la Chiesa di San Tiago).20160129_144939

Dopodiché mi addentro nei vicoli che portano al centro ed arrivo direttamente in piazza 8 de Mayo dove mi trovo davanti alla bellissima Chiesa di Santa Cruz, eccezionale per delicatezza e raffinatezza della sua facciata, nonché per gli azulejos che la caratterizzano all’interno.20160129_143433.jpg

IL CONVENTO DI SANTA CLARA
Attraverso, quindi, il ponte di Santa Clara e mi osservo da lontano l’omonimo convento, al momento non visitabile perché ancora allagato in seguito allo straripamento del fiume Mondego. Qui, secondo la storia, donna Inés venne assassinata dai sicari di Re Alfonso e, da quel momento, l’acqua del fiumiciattolo della vicina tenuta reale divenne rossa come il sangue di donna Inés. E’ un aneddoto troppo affascinante per non andarlo a constatare di persona.

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QUINTA DAS LAGRIMAS

In realtà della suddetta tenuta, allo stato rimane ben poco, se non un paio di finestrelle ed una porta. Eppure questo luogo è talmente ameno da lasciarti incantato.  Infatti, mentre la fonte das Lagrimas scorre indisturbata, non mi rimane che sedermi su una poltrona di….quercia. In realtà manca solo qualcuno che suoni il fado! La storia di Don Pedro e Donna Ines è una storia struggente, tragica, byroniana. Eppure l’inedia indotta da questo posto non mi spinge a raccontarla. Leggetela qui: 

COIMBRA: Una cittadina frizzante che si visita in un giorno, ma che non annoierebbe mai. Voto 8

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16 risposte a “Se El Coimbra va a Coimbra – Visita alla ex capitale del Portogallo – cap. 3

  1. Io a Coimbra ci sono stata e mi sono pure spaccata una gamba. Non sto scherzando stavo camminando tra le strade acciottolate del centro storico e sono scivolata in uno di quei bei lastroni lisci che percorri scendendo da piazza dell’Università verso la parte bassa della città. Mi hanno perfino ingessata e così la mia vacanza è andata in frantumi, a siccome io del Portogallo me ne sono proprio innamorata e allora ci sono ritornata non una ma due volte. Concordo con te il tour deve proprio iniziare da piazza dell’Università e lì si rimane proprio a bocca aperta nell’ammirare la splendida Biblioteca. Bello, bravo mi hai proprio fatto rivivere la magia del Portogallo. Chi non ha mai visitato il Portogallo non può capire quanto sia bello mangiare ascoltando il fado. Bel post e anche bel posto. Ciaooo

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    • Bea, che bel commento!
      E’ sempre piacevole scoprire di aver “condiviso” una esperienza, seppure in via del tutto indipendente.
      Per me Coimbra, come accennato, è una città in cui non sono mai riuscito ad andare prima di questo viaggio.
      Non ti nascondo che sono tornato in Portogallo quasi con questo scopo.
      Per il resto, che dirti?
      Gli inconvenienti purtroppo capitano sempre e mi dispiace davvero che abbia finito per romperti una gamba.
      Io in Perù sono andato a finire in una voragine aperta in mezzo alla strada e solo per fortuna non mi sono fatto nulla ( se non qualche graffio).

      p.s. Già ho in mente di tornare in Portogallo. In primo luogo perché voglio conoscere meglio Sintra, dopodiché perché l’Algarve e l’Alentejo meritano 🙂

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