A caccia di scimmiette a Gibilterra – Tour classico dell’Andalusia – cap. 10

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Guagliò,  tanto per cominciare Gibilterra  è un posto assurdo, ma assurdo veramente

Appena vi entrerete sarete sottoposti a due controlli di polizia nel giro di 10 metri. Nel primo vi diranno “hola”, nel secondo “hello”.

Lì  sono inglesi, ma mica inglesi “accussì” all’acqua di rose.

No, sono inglesi tutti d’un pezzo.

La mattina si alzano e fanno the English breakfast, scendono in strada e prendono the English bus a due piani, devono pagare un acquisto ed usano the English money ( la sterlina).

Anche qui, come in  tutta l’Inghilterra, alle 18 tutti i negozi chiudono  e poco importa se a Gibilterra c’è luce fino alle 20 anche in pieno  inverno. E’ uso, anche a Gibilterra,   rinchiudersi nei pub, tracannare birra e ingurgitare quella cosa disgustosa che è il fish and chips.

Sono inglesi, accidenti, e continueranno a esserlo anche contro la longitudine!

LA STORIA

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Ma come mai Gibilterra è diventata inglese?

Formalmente lo è divenuta con il Trattato di Utrecht del 1713, laddove la Spagna cedette alla Gran Bretagna  «.la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura, e ai forti circostanti… per sempre, senza eccezioni o impedimenti di sorta».

Ciò nonostante, il trattato stipulava che nessun commercio terrestre si sarebbe svolto tra Gibilterra e la Spagna, ad eccezione delle forniture di emergenza nel caso in cui  Gibilterra non avesse potuto rifornirsi per mare. Un’altra condizione della cessione era che «.nessun permesso doveva essere dato ai Giudei o ai Mori di risiedere o avere dimora nella detta città di Gibilterra».

 

Alla Spagna, tuttavia, questa cosa non è andata mai bene e – sostenendo di aver ceduto all’Inghilterra la proprietà della rocca, ma non la sovranità – una decina di anni più tardi re Filippo V inviò 12.000 soldati per riprendersi Gibilterra, ma le prese ugualmente di brutto nonostante una evidente superiorità numerica.

Ora, benché  per la disposizione suesposta nessun permesso poteva essere data ai mori, va detto che Gibilterra deriva proprio dall’arabo Jabal Tariq, che significa monte di Tariq, in omaggio al condottiero moresco che conquistò la Spagna nel 711.

Conoscendo gli inglesi, sono sicuro che l’hanno fatto di proposito per “sfruculiare” gli spagnoli.

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LE STRANEZZE

Eppoi, parliamoci chiaro, Gibilterra è un posto assurdo anche perché non si vedono solo facce di inglesi veraci, ma anche gente di origine evidentemente marocchina e comunque  mediterranea. Su 20.000 abitanti, circa il 20% ha un cognome di origine genovese, comunità che si insediò in città quando Gibilterra era ancora spagnola.

Cosicché, nel passeggiare, capiterà di osservare mosaici che adornano un cortile dai colori tipicamente moreschi per poi scovarvi  una Cappelletta cristiana che se ne sta nascosta, trovare una botteguccia araba accanto ad un pub inglese e vedere una cabina telefonica rossa dove meno te l’aspetti.

Nel percorrere la via principale ci si annoierà a passare davanti a decine di gioiellerie e ad altrettanti coloniali/tabaccai che fanno affari approfittando del fatto che Gibilterra sia un paradiso fiscale. 

LE SCIMMIETTE

Gibilterra, tuttavia, è famosa sopratutto le bertucce che vivono sulla rocca, ovvero per l’unica popolazione di scimmie selvatiche che si trova in Europa.

Non si sa quando e come siano arrivate, ma il mito locale sostiene che, finché rimarranno, Gibilterra sarà inglese. Per questo motivo Winston Churchill, quando  di scimmiette ne erano rimaste 7, ordinò subito di “importarne” altre.

Queste scimmiette – che attualmente sono 230 – vivono tuttora indisturbate sulla rocca e, per raggiungerle, bisogna prendere una funivia ( ovviamente a prezzi inglesi!), che, in pochi minuti, ti permette di arrivare in in cima e vedere al meglio il profilo della costa africana.
Alle scimmiette, tuttavia, ciò non interessa, né tutto sommato gli interessi tu se non in qualità di potenziale vittima per uno scippo.  DSC05401

Ogni tanto ti scrutano, ma se non hai nulla da offrire è certo che verrai snobbato del tutto. Io, poi, me la sono data a gambe levate non appena me le sono viste saltare addosso!

Ciò premesso, un’altra particolarità di Gibilterra è il suo aeroporto enorme che però condivide la pista di atterraggio con  la strada su cui passano le macchine.

Per questo se vedete un aereo nei dintorni, sappiate che è meglio accelerare, perché il rischio  è che potrebbe atterrarvi su tettuccio.

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2- Nerja, il mare d’inverno – cap. 2 – tour classico dell’Andalusia

3- A Granada per la festa della Toma – cap. 3, tour classico dell’Andalusia

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8- I paesi più belli della ruta de los pueblos blancos – cap.8, tour classico dell’Andalusia

9- Ronda e quel ponte che toglie il fiato – cap. 9, tour classico dell’Andalusia

10- Gibilterra, caccia di scimmiette – cap. 10, tour classico dell’Andalusia

11- Tour classico dell’Andalusia, Marbella, cap. 11

DORMIRE

1- Hotel Guadalmelina a Malaga

2- Hotel Astoria a Malaga

3- Hotel Acera del Darro a Granada

4- Hotel Macia Alfaros a Cordoba

5- Hotel don Paco a Siviglia

6- Hotel Dona Blanca – Jerez de la Frontera

7- Hotel El Poeta de Ronda

8- Hotel San Cristobal a Marbella

MANGIARE

1- Ristorante Tragatapas a Ronda

2- Ristorante Casa Pepe a la Juderia – Cordoba

3- Ristoranti a Siviglia: las Ovejas Negras e Casa Morales

4- Ristorante la Meson del Asador a Jerez de la Frontera

5- Ristorante Los Manueles a Granada

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11 risposte a “A caccia di scimmiette a Gibilterra – Tour classico dell’Andalusia – cap. 10

  1. Ciao.
    Non se potrai consigliarmi, ma forse sì.
    Mi piacerebbe questa estate visitare la Costa del Sol e fare una visita a Gibilterra. Come albergo avrei individuato il “Hotel Fuerte Estepona”, anche se forse è un po’ caretto per le mie tasche, ma sarebbe tanto comodo per qualche gita. Considera che siamo in 3, compreso figlio 14enne. Tu dici che sarebbe una buona destinazione? Estepona com’è?
    Grazie mille

    K!

    Mi piace

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