Tra funghi e fotocamere ( Ponte de Lima – Rubiaes, 24 km – QUARTA TAPPA, diario del cammino portoghese).

18 luglio – Siccome la tappa odierna è abbastanza breve, teoricamente potremmo svegliarci e partire con calma, ma le incerte condizioni meteorologiche ci inducono a sfruttare ogni momento utile per camminare allìasciutto e quindi ad  uscire dall’albergue già alle 7. Tanto più che gli altri pellegrini, probabilmente per la mia stessa valutazione, sono partiti addirittura prima di noi. D’altra parte, se fino a ieri abbiamo camminano come razzi tenendo una media di 5 e a tratti di 6 km/h, oggi il cammino ha deciso di punirmi con un paio di vesciche per aver commesso il grave peccato di ybris e per aver voluto trasportare – con estrema mancanza di umiltà – anche lo zaino di Antonio superando tutti gli altri pellegrini davanti a me.

Z Antonio, invece, che ieri era distrutto, oggi sta alla grande, forse anche per merito dell’immersione in una bacinella con acqua, sale e aceto. Appena usciamo da Ponte de Lima, tra fango ed erbacce, notiamo anche una fotocamera che di sicuro apparterrà ad un altro pellegrino che l’avrà perduta. Dopo averla raccolta, scorriamo le foto per identificarne il proprietario e io ho la netta sensazione che si tratti del solito yankee mezzo disadattato che fa duecento fotografie – tutte uguali – ad un albero e nemmeno una ad una persona o ad un essere animato.

Tale sensazione viene corroborata qualche km più avanti quando incrociamo un tizio che percorre il cammino al contrario e che sembrerebbe avere la tipica espressione della persona che ha perso una macchina fotografica, ma non sa dove.

Antonio, non appena lo nota, glielo chiede subito: “have you lost a camera”?

Subito dopo, senza attendere nemmeno la risposta, gliela restituisce e si fa velocemente ringraziare.

Il proprietario della fotocamera, infatti, non si preoccupa di mostrare alcun segno di gratitudine e, anzi. riparte subito invertendo il senso di marcia  e  lasciandoci alle sue spalle.

ZZ

Poco male: il bene va compiuto anche se la singola persona non se lo merita e anche se il fango ci obbliga a saltare sui sassi. Intanto la strada inizia a salire sempre di più, mentre la pioggia – che si scatena proprio mentre dobbiamo scalare il tratto più impegnativo – fa il resto per rendere anche questa giornata epica. Due ciclisti, infatti, rimangono del tutto paralizzati e non possono più andare avanti, mentre Antonio si gasa e mi invita a non essere lamentoso. Quando la salita finisce, anche la pioggia si esaurisce e un timido sole ci fa ritrovare il gruppuscolo di pellegrini che avevamo conosciuto ieri. C’è un mezzo francese, che parla italiano e russa come un altoforno; l’austriaco Clemens  – che, come me, è al suo terzo cammino – e una tedesca di Hannover che Antonio non sopporta perché lo chiama “cammino baby”. Assieme arriviamo quasi fino a Rubiaes e ci fermiamo ad un bar per il pranzo. Quando arriviamo all’albergues, io e Antonio siamo praticamente i primi. Il posto è molto bello e ha un cortile con giardino ideale per riposarsi. In stanza con noi ci sono anche due danesi. Con loro mi fermo a parlare a lungo, ma capisco subito che legare con loro – così come con i tedeschi in genere – non sarà facile.  Una dei due danesi, più in particolare, fa la maestra elementare e sembra sempre che ti stia interrogando con i suoi occhialini severi. Antonio non la sopporta proprio e – infatti – subito ne improvvisa l’imitazione.

ZZZ

 La serata, comunque, scorre senza particolari note degne di interesse.

Solo al ristorante, consigliatoci dalla ….danese e dove – come avevo previsto – si mangia piuttosto male, ritrovo qualche volto noto con cui scambiare qualche battuta, ma i popoli del nord abitano in un mondo a parte e ora anche Antonio è a conoscenza di tale circostanza.

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