Visita alla Farmacia degli Incurabili a #Napoli – Qui l’arte aiuta a guarire.

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In pieno centro storico, a due passi dal decumano superiore ( via dell’Anticaglia), ma praticamente immune dai grandi flussi turistici che si concentrano un paio di vie più sotto ( via dei Tribunali, Spaccanapoli, via Duomo, San Biagio dei Librai, S. Gregorio Armeno, etc) per visitare l’area protetta dall’Unesco più vasta del mondo, si trova il complesso ospedaliero degli Incurabili, un complesso  di 5 secoli tuttora funzionante. Qui, da pochi anni, grazie all’impegno dei volontari dell’associazione “il faro di Ippocrate” e alle sole donazioni dei visitatori, si sta cercando di recuperare uno dei tesori meno conosciuti eppure più preziosi di Napoli Capitale: l’antica farmacia degli Incurabili. incurabili2 incurabili3 La visita, solo su prenotazione, è accompagnata da guide molto speciali: medici dell’ospedale che, nel tempo libero e per passione, accompagnano i più fortunati che possono accedere lì dove i fruitori della struttura sanitaria normalmente non possono andare. Non si tratta, pertanto, delle solite guide turistiche che hanno appreso due nozioncine a memoria, ma di persone preparatissime che spazieranno – senza essere in alcun modo noiose – dalla storia della medicina alla pittura, dall’architettura alla storia di Napoli. incurabili7 La visita inizia dal museo delle arti sanitarie – in allestimento a partire dal 2010 – in cui, oltre alla strumentazione medica di fine ‘800, si possono ammirare molti oggetti appartenuti a San Giuseppe Moscati, il Santo che lavorò proprio in questo ospedale, e l’orto medico. ARMIERO incurabili6 A colpirmi, tuttavia, sono due elementi: 1) Un ambiente in  cui avveniva la “visita” dei malati contagiosi. I medici, infatti, fornivano la loro diagnosti tenendosi a distanza e affacciandosi da un balcone dal quale potevano “visionare” i pazienti in attesa;  2) Il pozzo dei pazzi, un pozzo in cui venivano calate le persone più agitate al fine di farle calmare.

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1429974813944 1429974813722 incurabili8 Ciò premesso, proseguendo la visita, si arriva al chiostro interamente affrescato da artisti fiamminghi della scuola di Paul Brill ( i pittori fiamminghi, a partire dai Bruegel, sono sempre stati molto attivi a Napoli, ndr) e alla farmacia settecentesca realizzata da Bartolomeo Vecchione, un luogo in cui – purtroppo – non mancano simboli massonici su cui non ritengo opportuno soffermarmi, ma che confermano che le rivoluzioni giacobine del 1799 e del 1861 non furono affatto casuali, ma studiate a tavolino dai sobillatori. 1429974822470 1429974815465 La Farmacia, in particolare, è composta da due ambienti all’interno dei quali sono collocati circa 400 preziosi vasi in maiolica dell’epoca  realizzati da Donato Massa. La farmacia,  cui si accede dal cortile, si deve alla ristrutturazione dell’antica spezieria cinquecentesca.

L’interno è composto da due ambienti: un grande salone ed un’antisala. Il piccolo vano, che fungeva da laboratorio, è rivestito da scaffalature in noce intagliato e decorato, opera, come il tavolo centrale, dell’ebanista Agostino Fucito. Alle pareti una vasta raccolta di albarelli e idrie, i tipici contenitori da farmacia, decorati a chiaroscuro turchino. Il salone conserva circa 400 vasi maiolicati opera di Lorenzo Salandra e Donato Massa (metà XVIII secolo), con scene bibliche e allegorie. Il pavimento in cotto maiolicato è attribuibile a Giuseppe Massa. Nelle sale adiacenti, poi, si possono osservare alcune tele molto belle di artisti della scuola caravaggesca e di Antonio Vaccaro. 1429978409047 1429974814143 1429974814399

 Infine, se possibile,  meritano di essere visitate  le Chiese di Santa Maria del Popolo con i suoi stucchi barocchi, di Santa Maria dei Bianchi con la sua elegante scalinata, della Monaca di Legno e della Riforma, quattro edifici molto diversi nello stile che  contribuiscono a rendere Napoli “la città delle 500 cupole” con più Chiese al Mondo.
VOTO: 8

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