Cracovia e la finestra del Papa (diario di viaggio).


DSC00529Sono ancora un po’ traumatizzato per il brusco ritorno alla luce del sole:  la visita delle miniere di sale di Wieliczka mi ha lasciato di stucco. Mai avrei immaginato che dei minatori potessero realizzare le opere artistiche che ho potuto apprezzare nel tour di tre ore che ho appena concluso.

Sennonché ho un problema urgente da risolvere: pare che la domenica pomeriggio non ci siano autobus per tornare a Cracovia e io, che l’ho scoperto mentre ero in attesa alla fermata deserta, corro il serio rischio di passare la notte in questa campagna.

E’ per questa ragione che, quando in lontananza scorgo un signore che cammina sul lato opposto della carreggiata, mi lancio all’inseguimento ripetendo due parole essenziali, ma esaustive: “bus, Cracovia”, “bus, Cracovia”.

Il destinatario del s.o.s. non parla inglese, ma fortunatamente riusciamo comunque a capirci  grazie al linguaggio universale dei gesti.  Mi fa immediatamente segno di seguirlo e io obbedisco.  Camminiamo per circa 15 minuti in direzione opposta rispetto a quella in cui io – a naso – sarei andato, ma non è il momento di farsi venire dei dubbi. Durante il tragitto indica anche un’enorme casa di campagna e ripete: “Balotelli, Balotelli”. 

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Cosa vorrà comunicarmi evocando il nome di quel subumano? Ci metto 20 secondi per capirlo: con una brillante metonimia, ha voluto rendermi noto che in quel casermone ha alloggiato la nazionale italiana in occasione dei recenti europei polacchi. Non è bello che la nazionale italiana sia identificata con un personaggio come Balotelli!

Mentre rifletto su tale circostanza e il mio nuovo compagno di viaggio in un esperanto di polacco, russo e gesti mi parla di come qui la benzina costi poco rispetto al resto dell’UE, ci incamminiamo per una strada di campagna alla visione della quale esito ritenendo che debba divincolarmi al più presto.

Ad un certo punto, però, intravedo un gabbiotto di autobus e il mio accompagnatore mi fa evidenti gesti per farmi capire che la sua missione è compiuta. “Sbasiba, spasiba”, rispondo esaurendo in ciò il mio vocabolario russo.

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Alla fermata, per mia fortuna, c’è anche un ragazzo che parla inglese e che mi tranquillizza sulla bontà della mia ricerca spiegandomi che oggi non passano i normali autobus di linea.

Infatti, dopo pochi minuti di attesa, arriva un camioncino che avrà almeno trentanni e che la domenica – clandestinamente – sopperisce alla mancanza dei servizi di linea. Appena ne varco le porte, saluto con “hi” rivelando subito il mio status di forestiero. Daniel – questo è il ragazzo che ho conosciuto alla fermata – si offre di pagarmi la corsa, ma io gli restituisco subito i soldi apprezzando comunque il gesto.

Mentre torniamo verso la città, Daniel mi racconta che a Cracovia ci sono un sacco di italiani che sono venuti a lavorare perché la Polonia è in costante crescita. Io, in verità, che la Polonia fosse una nazione che si era del tutto lasciata alle spalle la povertà e la fame importata dall’U.R.S.S. l’avevo già capito, ma parlarne con un giovane polacco che – forse – il comunismo nemmeno se lo ricorda, è un’altra cosa.

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Ad un certo punto, Daniel, nell’informarsi sul mio itinerario di viaggio, mi chiede se sono stato in via franciszkanska davanti alla finestra da cui si affacciava Papa Wojtyla quando era arcivescovo di Cracovia.

Io in quella via ci sono stato apprezzando tantissimo la Chiesa di San Francesco di Assisi con uno dei presepi più originali che abbia mai visto, nonché quella di San Domenico, ma di finestra non ne ho notata alcuna. Eppure quella zona me la sono divorata imparando il nome di tantissime vie del quartiere stare miasto, comprese via franciszkanska e la vicina via dominikanska.

E’ per questo motivo che, non appena torno a Cracovia, decido di sfruttare le mie ultime ore in città proprio per un ultimo giro in centro, in particolare nello spendido rynek glowny (id est: la piazza del mercato), nonché per andare a cercare la famosa finestra di un Papa che – almeno in Polonia – sembra ancora in carica se penso alle innumerevoli effigi che lo ritraggono un po’ ovunque, sia a Breslavia che a Cracovia, e non solo nelle Chiese.

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Di questa finestra però non so nulla ed è per questo che chiedo al primo passante se può aiutarmi. 

Questi mi risponde che è di strada e mi invita molto gentilmente a seguirlo ripetendo una parola che potrebbe essere comprensibile: “hiszpański?”

E, in effetti, lo è davvero, visto che hiszpański significa spagnolo, lingua che il mio nuovo accompagnatore parla e alla quale ricorre per dialogare con me. 

Quando arriviamo davanti alla famosa finestra, anche lui si ferma con me. 

Anzi si toglie il cappello e mi invita a pregare con lui.

Ammiro la profonda religiosità dei polacchi, tratto distintivo che proprio Papa Giovanni Paolo II ha fatto conoscere a tutta la cristianità.

Le loro Chiese, tutte enormi, sono sempre aperte e strapiene. Inoltre stamattina ero rimasto impressionato dal numero di fedeli in fila per la confessione, nonché dalla quantità di giovani che pregano anche nei giorni infrasettimanali. E’ in questo contesto che il Papa polacco ha potuto operare costruendo opere enormi e inaugurando le giornate mondiali della gioventù.

Ed è, tra l’altro, significativo che Papa Giovanni Paolo II abbia abitato in via San Francesco d’Assisi, di fronte al convento omonimo, se si pensa che l’attuale Papa è talmente legato a quest’ultimo Santo da averne adottato il nome.

Quando mi congedo dal mio accompagnatore, realizzo che stamattina – di fronte a quella finestra – avevo notato i simboli del cammino di Santiago su un lampione e io ne ero rimasto molto colpito. 

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E’, in effetti, da questa via che inizia un breve cammino qui in Polonia che, volendo, potrebbe concludersi anche a Santiago de Compostela, ovvero migliaia di chilometri più in là.

Il mio viaggio, però, è appena finito. 

Mancano due giorni a Natale ed è tempo di tornare a casa.

Dopo aver fatto un ultimissimo giro per le antiche mura della città, mi dirigo verso la stazione dei treni e da lì, dopo essermi imbambolato a guardare le persone che pattinavano sulla pista di ghiaccio, ho preso l’autobus:

l’ennesima nottata in aeroporto della mia vita sta per incominciare.

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Pubblicato il 27/04/2014 in occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II, evento per il quale – già a fine dicembre – decine di migliaia di polacchi si stavano già preparando per essere presenti in piazza San Pietro.

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