A zonzo per Valencia sin prisa, pero sin pausa ( Viaggio nella comunità valenciana 2015 – CAPITOLO 3)

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– SABATO

Prima di dirigerci alla spiaggia della Malvarosa, ho una specifica richiesta da fare: “andiamo al mercado central?”

Ecco, il mercado central è il mio luogo del cuore di Valencia e io, già prima di tornare in città, avevo la priorità di rivederlo.

Da nostalgico cronico quale sono, non ho dimenticato che ci andavo sempre a pranzo ogni volta che dovevo prendere il treno nella vicina stazione del Nord. Né ho dimenticato i dolci natalizi che schiacciavo nello zaino ogni volta che prendevo l’aereo. Per me il mercato centrale – non solo quello di Valencia – è quanto di più spagnolo possa esistere e la sua allegra confusione  la porto sempre dentro di me.

Eppoi, diciamoci la verità,  quando sei indeciso su cosa mangiare, il mercato centrale ti risolve sempre il problema.  D’estate, ad esempio, i fruttivendoli preparano dei succhi buonissimi appena fatti: io pranzerei solo con quelli.

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Per il resto la giornata segue a ritmo lento, anzi lentissimo. A ritmo de descanso total tra la spiaggia della Malvarosa e una passeggiata con gelato dopo la cena. In fondo credo che Valencia vada vissuta esattamente così: sin prisa, pero sin pausa.

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– DOMENICA

Essere accompagnati da una persona autenticamente spagnola è un vantaggio soprattutto quando si tratta di litigare al bar, precisamente nel bar in cui ci troviamo a fare colazione e in cui  le cameriere un po’  nervosette sostengono di aver sbagliato l’ordinazione a causa delle differenze di costume tra Spagna e Italia. Potrà, infatti, capitare di  essere difesi da una persona che, con estremo orgoglio, potrà dire “uè, piccerelle, è inutile che mettete in mostra le piume pigliandovela con questo povero straniero dicendo che in Italia si fa così e in Spagna colà. Io sono spagnola da tutta la vita e anche in Spagna si fa così”.

Insomma: punto, partita, incontro con una semplice mossa e nella mente risuona il motivetto della pubblicità di una nota società di scommesse che termina con lo slogan ” ponzi ponzi po.  Ti piace vincere facile, eh?”

Sì, mi piace vincere.

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E anche interessarmi di cose più serie.

Come del bellissimo museo delle ceramiche, della Lonja de la seda.

e  del bioparco, dove – benché la giornata sia tremendamente calda – ci divertiamo tantissimo a girare “per tutti i continenti” facendoci selfie con giraffe, elefanti, leoni marini, scimmiette e pellicani.  C’è pure uno spettacolo con falchi addestrati. Davvero eccezionale.

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Intanto, si è fatto tardi.  Non c’è il tempo di andare anche alla città delle arti e delle scienze, ma in fondo non mi spiace affatto: Valencia l’ho sempre visitata “a pezzi” come si fa una città in cui si sa di tornare in continuazione e di poter rimandare il tutto ad un’altra occasione.  Ho ragionato così la prima volta che ci sono passato, continuo a pensarla così ora che ci mancavo da troppo tempo.

Per questo ci sediamo al bar davanti al Seu e aspettiamo che sia ora.

Il mio viaggio prosegue, ma con la tristezza di dover salutare chi mi mi ha saputo difendere  dalle indebite dispensatrici di caffè e latte.

Insomma, dopo due giorni assieme, ci separiamo.

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