Gita a El Puig e Sagunto ( Viaggio nella Comunità valenciana 2015 – capitolo 2)

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Ieri notte alla fine in stanza è entrato un argentino che vive a Barcelona.

Subito dopo essere arrivato, se n’è andato in giro facendomi rammaricare di non aver avuto le forze per fare lo stesso. Ammalarsi in viaggio è quanto di più odioso possa accadere! L’argentino  sembra un buon diavolo, ma è un tipo strano. Mi ha detto che è in Spagna da un anno e non se ne andrebbe via più.  Quasi come me.  Sebbene non stia ancora bene, non ho per nulla l’intenzione di sprecare altro tempo.
E così, nel passeggiare lentamente per il centro storico di Valencia, vado alla stazione del Nord e mi prendo un bel biglietto per la più classica delle gite attorno al capoluogo.

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Il treno però è quello sbagliato: ha le luci spente e non sembra avere l’espressione di chi sta partire a breve.  Me ne accorgo subito e, prima che sia troppo tardi, raggiungo quello buono che si trova più avanti sullo stesso binario. Confortato dalla mia intuizione, decido così di compiere la mia buona azione della giornata e di andare ad avvertire di corsa tutti quelli che erano rimasti sul mezzo sbagliato.

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El Puig, comunque, si trova a solo mezzora di viaggio, è una cittadina  anonima, sonnacchiosa ed assolutamente evitabile se non per il Monastero di Santa Maria o della Vergine, enorme complesso che al suo interno ospita anche la residenza dei reali per quanto vengono da queste parti

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Alla omonima Chiesa, l’unica del paese, si accede tramite 83 scalini, ma – se non ci si vuole uccidere con questo caldo – una buona alternativa consiste nel testare l’ingresso dal Monastero.
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La visita a quest’ultimo, più in particolare,  è solo guidata e l’essere l’unico visitare mi crea non poco imbarazzo.

Sennonché per fortuna ci sono altri due avventori e la guida, che comunque voleva prodigarsi solo per me, ora ha il suo bel gruppetto da condurre.

Quest’ultima, tra l’altro, sarebbe molto simpatica se non mi chiedesse continuamente se capisco ciò che dice.

Davvero pensa che non capisca lo spagnolo? Ma per chi mi ha preso, diamine!

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Semmai sono io che dovrei dare delle spiegazioni a lei, perché è sicuro che io conosca questo paese, che ho visitato in un lungo e largo, più di lei.

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Ciò fermo restando, nel Monastero oggi vivono solo quattro monaci ottuagenari ed  è davvero un peccato che stia perdendo la sua funzione spirituale.

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Fu fatto costruire da re  Giacomo d’Aragona nel 1240, un re che sarà una presenza costante in questo viaggio, per celebrare gli esiti della Battaglia di Puig,  battaglia in cui ebbero la meglio sui mori i cristiani guidati dagli Aragona.

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La forma è quadrangolare e in ogni angolo una torre ricorda che anche dal Monastero bisognava essere pronti a difendersi.

Dopo essere saliti per una scalinata variopinta e aver apprezzato alcune ceramiche di Manises, esploriamo il primo piano osservando i mosaici a vetro su cui sono incisi gli scudi di ciascun pueblo della regione: da Cullera ad Alicante, da Xativa a Villena, da Javea ad Alcoy.

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Successivamente visitiamo la sala reale, quella gotica – in cui si conserva una copia della spada di re Jaime ( la originale è  a Valencia), il refettorio e la cappella ricoperta da marmi e mosaici con una orribile particolarità: in inverno fa più freddo e in estate fa più caldo rispetto alla  temperatura reale.

Accediamo, quindi, nella Chiesa di Santa Maria – in cui ero già stato poco prima –  per poi proseguire per i lunghi corridoi del Monastero.

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Qui mi diverto non poco la scoperta del libro più piccolo libro del mondo, un Vangelo di pochi millimetri leggibile solo con una lente di ingrandimento.

La visita, infine, prosegue nella “estancia valenciana” dei reali di Spagna. Le stanze private non sono visitabili e non sono vissute da chissà quanti decenni.

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Ciò nonostante mi colpisce la puzza di vecchio che si avverte. I reali, se venissero qui, sarebbero costretti a riporre i propri oggetti personali non in armadi, ma in cassettoni vecchi di tre secoli. Io sinceramente non ci verrei mai.

E, infatti, Felipe – a differenza di Juan Carlos – qui non si è mai fatto vedere, benché si sia perso la visita al museo della stampa e delle carrozze presente al piano terra.

Un museo molto simpatico con tutti i macchinari utilizzati nell’800.

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Ciò premesso, il mio tour mattutino prosegue per Sagunto: cittadina ad altri dieci minuti di treno famosa per essersi schierata con Roma contro i Cartaginesi.

L’area è circondata da orribili industrie e palazzoni moderni, ma il centro di mio interesse è ben lontano sia dalla stazione ferroviaria che dal mare.

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Bisogna, insomma, camminare per un bel po’ e salire verso la collina. Una attività che, con il sole a picco, tedia e stordisce.

Ciò nonostante, se non altro, individuare i “monumenti” non è difficile. Basta salire di quota.

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Dopo aver superato il Comune, infatti, ci si trova di fronte ad una piazzetta con la Chiesa di Santa Maria, indubbiamente la più bella della città. Subito dopo, si possono vedere il tempio di Diana con il museo archeologico ( non granché!), il quartiere ebraico delimitato tuttora da mura ed archi, il teatro romano – purtroppo per sempre rovinato con delle ristrutturazioni moderne orripilanti – e, infine, in cima a tutto il Castello.

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Va detto che la visita a tutti questi siti  è gratuita ed è un bel modo per promuovere il turismo.

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Ciò detto, va precisato che il castello – rectius: ciò che ne resta! – si estende per oltre un km in  lunghezza su ben 7  piazze d’armi ed è stato costruito sull’antico foro romano.

Questa particolarità rende la visita molto curiosa, anche se il panorama evidenzia le brutture architettoniche circostanti.

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Da Sagunto sinceramente mi aspettavo di più, ma venirci ne è valsa comunque la pena: 1. perché è facilmente raggiungibile; 2. perché tra El Puig e Sagunto ci sono comunque diverse belle cose.

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Ritorno quindi a Valencia e mi dirigo subito alla stazione per i treni ad alta velocità per andare a prendere un amico. Da questo momento toccherà a me fare da guida.

Oppure no?

PUIG: VOTO 7. Il monastero comunque merita

SAGUNTO: VOTO 6,5. Salvo il castello, la Chiesa di Santa Maria e il quartiere ebraico. Il teatro romano e il museo archeologico non dicono nulla.

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