Il mio viaggio in Umbria

DSC02970– Terni. Di padre in figlio.

L’iphone è uno strumento davvero tremendo perché risponde anche a quesiti che dovremmo lasciare insoluti.

Mia sorella, infatti, pensava di giocare a “caramba, che sorpresa” quando ha trovato il numero di telefono dell’amico di mio padre che si era trasferito a Terni e con cui aveva perso ogni rapporto da circa venti anni. Ciò premesso, a volte, dall’altro capo del telefono la vita contempla anche degli imprevisti sul programma: “mi spiace  comunicarlo così, ma Franco è morto quindici anni fa”. Ci vogliono, in fondo, poche parole per macchiare quel pensiero comune in base al quale le persone con cui abbiamo condiviso qualche passo della nostra vita rimarranno giovani e belle per l’eternità. In un attimo l’adrenalina che prova chi ricerca un amico perduto viene  smorzata e ci si ritrova improvvisamente vecchi. Sennonché nel mondo ci sono anche imprevisti di altra natura e un incontro si tiene comunque.  E’ con il figlio dell’amico di mio padre, un ragazzo che parla con spiccato accento umbro e con il quale condivido quasi il giorno del compleanno, il tifo per il Napoli e la passione per i viaggi. Elementi che non fanno che confermare la legge di  Lavoisier, nonché il  fatto che la vita va avanti comunque.

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– Assisi. Perché Assisi si è venduta l’anima?

Spero tanto che padre Angel, il francescano che ho incontrato a Santiago e che non è mai stato in Italia, non vada mai Assisi. Perché Padre Angel è una persona buona e non so come reagirebbe nel vedere la pubblicità di un bar che adopera l’immagine di Papa Giovanni Paolo con la scritta “non abbiate paura”(sic!), l’insegna di un ristorante chiamato “mangiar DiVino” (sic!), nonché i calendari  di peppa pig accanto a quelli di Papa Francesco e del Poverello di Assisi. No, per sua fortuna, Padre Angel non è mai stato ad Assisi e dal convento francescano di Santiago può continuare a regalare un po’ della sua Santa povertà ad ogni pellegrino che accoglie. Al contrario a San Francesco questa ignoranza è stata negata ed è stato costretto a vedere la sua città natale violata e umiliata dalla apostasia e da negozietti che si sono trasformati in carissime trappole per turisti. Persino la Basilica di San Francesco ospita uno shop, un negozietto gestito da francescani troppo indaffarati a contar soldi per accogliere i pellegrini che compiono il cammino di San Francesco. Io stesso ne ho visti ben tre “rimbalzati” dopo un’attesa a dir poco estenuante.  Disgustoso. Non ritengo che possa utilizzare altri aggettivi sul punto.

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– Foligno. Ritrovare Giada

No,  non è la  risata contagiosa che si espande per tutta la vallata, né l’estrema serenità – quasi ingenua – con cui prende alla leggera qualsiasi situazione che rende Giada importante. E’, semmai, la condivisione di un evento unico quale è stato il nostro arrivo a Santiago all’alba del 17 agosto 2011. Ormai sono passati tre anni da quella circostanza tanto rilevante, eppure l’emozione di quell’alba, emozione che non ho più ritrovato negli altri cammini, è sempre viva nella mia mente. Certo, se ci si è conosciuti e frequentati solo da pellegrini, non è facile ritrovarsi in abiti civili  fuori dal cammino. E’ un fatto che ho già riscontrato con Cesar e Lourdes, gli unici con cui è rimasto un rapporto vero e che comunque – pochi giorni fa – ho ritrovato tanto cambiati rispetto al passato.

Sennonché  – nel visitare l’Umbria – non potevo esimermi dal cercare un angolo di Santiago a Foligno e dal contattare Giada, forse l’unica pellegrina che abbia conosciuto ad aver percorso il cammino con autentico spirito cristiano. Giada non è una persona che ha la pretesa di dimostrare di essere migliore degli altri ed è forse per questo che lo è. Com’è stato rivedersi dopo tanto tempo? Semplice. Senza alcuna domanda scontata di rito, senza pomposità. Ci siamo rivisti con la stessa naturalezza con cui ci eravamo presentati a suo tempo. In fondo è stato bello proprio per questo (oltreché per quella sua risata che andrebbe imbottigliata e commercializzata lì dove c’è bisogno di allegria).

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– Lago Trasimeno. Nostalgia.

Ho nostalgia di gente del mio stampo* e per questo motivo ho sempre desiderato respirare un po’ di aria retrò del lago. Visto che ultimamente tutti i ristoranti d’italia sono diventati sofisticati e gourmet non vedevo l’ora di ritrovare il mio passato e di entrare in un locale che ha resistito alla modernità delle tovagliette e delle cravatte fini. Quelle patatine fritte, che al ristorante non ordinavo da decenni, erano le più buone che abbia mangiato. Allo stesso modo era strabiliante vedere il marmo, le tovaglie pesanti  rosa e le risate dei bambini. Ah, che bello! Da quanto tempo non ascoltavo le risate di un bambino al ristorante. Forse da quando a ridere ero io. Gli altoparlanti del comune di Passignano trasmettono una musica antica e malinconica perfettamente intonata con le sembianze limacciose del Trasimeno. Io, mio padre e mia sorella – invece – giochiamo a biliardino. Come tanto tempo fa.
* Citazione da “Prigioniero” di Ezra Pound.

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