Pronti, si parte: l’arrivo alla partenza ( Diario del cammino del nord – ( capitolo 1 ).

BORDEAUX


6 giugno – QUESTIONE DI FATO – Appena uscito dall’aeroporto riesco a trovare subito l’autobus che porta al centro di Bordeaux, ma non ho la stessa fortuna con l’autista, che ha l’innata capacità di beccare tutti i semafori rossi. Arrivo, così, al centro della città con notevole ritardo e mi rendo conto di avere, mio malgrado, solo poche ore di tempo per visitarla. Decido così di tagliare tutti “i tempi morti” – come, ad esempio, cercare l’ubicazione dell’ostello della gioventù che avevo visto su internet o pranzare decentemente – per sfruttare ogni attimo a disposizione, tanto più che locali come “Masaniello”, “Le Giuseppè” o i venditori di kebab sparsi un po’ ovunque non stimolano la mia curiosità verso la cucina locale. Inoltre , per quanto mi riguarda, il panino che mi sono portato va più che bene per tappare lo stomaco. Fortuna vuole che la zona di interesse sia tutta all’interno delle imponenti mura cittadine e si visiti agevolmente a piedi.. Inizio il mio tour dalle chiese gotiche di  Saint Andrè e di SaintMichel, che dà il nome all’omonimo quartiere. Veramente notevoli. Proseguo a caccia di Santa Croce, Saint Pierre, di Palais Gallien, Saint Seurin e il cosiddetto “colosseo”. Bordeaux merita di essere visitata, è una città che mi ricorda a tratti Parigi e a tratti Saragozza. Purtroppo di color bordeaux non c’è nulla, tutti gli edifici monumentali sono di un elegantissimo quanto monotono grigio. Per chiedere informazioni alla popolazione indigena, avevo cercato di  memorizzare una serie di “vocaboli chiave” da spendere ad ogni occasione. Quasi tutti, però, nonostante i miei sforzi e il mio pregevole accento, tentano di rispondermi in spagnolo: “al final de la rue et …itzquierdàà”. Sono tutti gentili e finisco quasi per convincermi che, in fondo, non è vero che i francesi sono antipatici. Visito tutto ciò che c’è da vedere in poco più di quattro ore, ma manca poco al mio treno per Biarritz, così decido di dirigermi verso la gare, ovvero la stazione, ma non ho nessuna fretta e me la prendo comoda. Tutto sommato non mi dispiacerebbe rimanere a Bordeaux anche per la notte e gli odori che provengono dai locali incidono non poco su tale considerazione. Inoltre sento che si stanno già per formare delle vesciche ai piedi e io, memore delle sofferenze dell’anno passato, decido di non forzare. Arrivo in stazione a pochi minuti dalla partenza del treno, ma la fila per il biglietto è interminabile. Finalmente arriva il mio turno e sembra che, anche stavolta, come spesso mi accade, ce l’abbia fatta per un pelo, ma l’impiegata della biglietteria mi comunica in inglese (miracolo, un francese che parla in inglese!) che il terminale non le permette di emettere il biglietto. Poco male, di turisti ce ne sono pochi e non dovrà essere tanto difficile trovare un alloggio a buon prezzo. Mi sbaglio. Inizia così la mia peregrinazione tra hotels e pensioni, ma l’esito è negativo: è tutto completo e tornano anche a palesarsi tutti gli stereotipi sui francesi. In ogni albergo mi rispondono che hanno da fare e anche nell’unico caso in cui trovo un portiere d’albergo che sembra gentile, lo stereotipo finisce per essere confermato. Infatti quest’ultimo, dopo avermi rimarcato di essere “troppo buono”, cambia atteggiamento non appena scopre che non sono spagnolo, ma italiano (sic!). Inizio ad innervosirmi e mi innervosisco ancora di più quando scopro che mi chiedono 60/80/100 euro per dei veri e propri letamai.
Decido, così, che il mio soggiorno a Bordeaux è giunto al termine ed è il momento di prendere il treno con destinazione Biarritz, città in cui arriverei in piena notte e in cui si riproporrà il problema di trovare un posto per dormire, ma per ora non mi interessa: il dado è tratto.
Sul treno, però, la fortuna torna ad assistermi. Chiedo ad una ragazza seduta accanto a me se conosce Biarritz e può fornirmi qualche indicazione per trovare un posto in cui dormire. Senza esitazione, la ragazza, il cui nome sono costretto a italianizzare in Morgana, inizia a fare un paio di telefonate a caccia di informazioni. Riesce a trovare un albergue de jeunesse /ostello della gioventù, ma che chiude prima dell’arrivo del nostro treno. Fa così un’altra telefonata e si fa promettere dal portiere che avrebbe lasciato una copia delle chiavi per me accanto ad un vaso. Incredibili questi francesi, ma meglio non dire che per la mia carta d’identità sono italiano, non si sa mai….All’arrivo a Biarritz Morgana si ferma a parlare con una sua amica e mi prega di aspettare. Subito dopo, mi spiega che questa sua amica – studentessa di legge a Bordeaux che il mercoledì sera, dopo le lezioni, torna a casa a Biarritz (gulp!) –  mi avrebbe potuto accompagnare in macchina. Rifiuto e ringrazio per la gentilezza, ma entrambe insistono e alla fine acconsento. Diffidente come sono, normalmente non avrei mai accettato, ma stavolta sento di potermi fidare.
E faccio bene, perché la macchina attraversa alcune strade di campagna che io non avrei mai potuto trovare da solo in piena notte. All’esterno dell’ostello non c’è nessuna traccia delle chiavi, ma – per fortuna – all’interno c’è qualcuno che mi apre. Purtroppo è troppo tardi per una doccia, così entro nella stanza assegnatami cercando di non far rumore, ma nella predetta stanza non c’è nessuno e, di conseguenza, anche fare la doccia diventa possibile.
A volte basta poco per essere felici.
 
Voto a Bordeaux 7.
 
Biarritz- Irun,
7 giugno – UNA PIACEVOLE SORPRESA –  Mi sveglio presto e ne approfitto per essere operativo da subito. Nell’ostello, invece, sono ancora tutti a dormire. Per la maggior parte si tratta di persone venute a Biarritz per praticare il surf. Esco senza sapere dove sto andando camminando lungo un lago,sono assai lontano dal centro. Infatti ci impiego più di un’ora per arrivarci. Biarritz, tuttavia, a parte qualche elegante edificio e una chiesa molto originale, non mi colpisce particolarmente. Mentre rifletto sul da farsi, vengo avvicinato da un ragazzo di Parigi, tale Lauren, che mi propone una passeggiata lungo la costa. Il sentiero, però, è isolato e io stavolta non mi fido. Decido, pertanto, di congedarmi con la scusa di voler tagliare per una strada più breve. Con senno del poi mi rendo conto che non c’era alcun pericolo: Lauren era solo un giovane che aveva perso il lavoro e aveva voglia di parlare con qualcuno. Poco male, è tempo di dirigermi verso il confine con la Spagna, anche se le indicazioni sono tutt’altro che chiare. Dopo alcuni km di collina, finisco sulla strada nazionale e il paesaggio è assai monotono. Cammino per tre ore senza incrociare alcun paese, così decido che per oggi può bastare e chiedo un passaggio: tanto il cammino non è ancora ufficialmente iniziato e un passaggio si può chiedere! Nessun francese, però, me lo concede. A darmelo è una simpatica australiana che mi consiglia di fermarmi a San Jean de Luz, piacevole paesino molto folcloristico. La locale Basilica mi colpisce per la presenza di sculture rappresentanti delle barche, mentre sulla spiaggia noto persone che si fanno il bagno: ci saranno 10°!!!  Proseguo in autobus per Hendaye, ultimo paese in territorio francese, e poi a piedi fino a Irùn.  Non ci vuole molto, i due paesi sono separati dal ponte di San Jacques/Santiago, da cui inizia ufficialmente il cammino della costa.
Ora sarà pure una suggestione personale, ma – non appena metto piede in Spagna – lo scenario cambia: le persone sembrano più cordiali, ci sono le frecce gialle che indicano il cammino e… improvvisamente compare anche il sole. Arrivo agevolmente all’albergue de los peregrinos de Irùn dove ad accogliermi c’è una gentilissima hospitalera che mi dà il benvenuto. Ecco, finalmente ci siamo! Purtroppo constato che le vesciche stanno per tornare a farmi compagnia e le mie paure aumentano. A tirarmi su di morale ci pensa un tale assai simpatico che sta per iniziare il suo quinto cammino e si presenta come Super-Manolo. Con lui è subito amicizia. In serata ricevo due telefonate di auguri che mi riempiono di gioia, quella di due ex pellegrini coi quali mi avrebbe fatto piacere condividere parte anche di questo cammino. Si tratta  Lourdes e di Cesar, el roba mochila, persone alle quali devo molto dal punto di vista umano. Almeno con Lourdes l’appuntamento sarà a Santiago.
Biarritz voto 6
San Jean de Luz voto 7
Hendaye voto 5
Irùn voto 6 Albergue di Irùn: donativo, bello e pulito
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