E l’ampolla del sacro po? – (cammino del Nord – Markina – Guernika, tappa 4, capitolo 5)

Markina Guernika, 23 km

11 giugno – E l’ampolla del sacro po? – tappa 4

Piove, anzi no, c’è sole. Scusate, rettifico di nuovo: quanta acqua ho preso! Da queste parti è davvero difficile prevedere il tempo. Nell’arco di una stessa giornata può cambiare continuamente, così può capitare di assistere ad un fenomeno paranormale come quello della pioggia con il sole. Per fortuna la tappa odierna non presenta particolari difficoltà e, anzi, è assai piacevole. Manolo, però, deve fare l’insubordinato come al solito e, siccome ha piovuto e per i sentieri si affonda nel fango, decide di andarsene da solo per la strada statale. Non lo vediamo più, ma a distanza di centinaia di metri sentiamo comunque la sua inconfondibile risata. Finiamo, così, per ridere a crepapelle anche noi di riflesso. Fino a Zanarruza ci godiamo il verde e i ruscelli, poi, arrivati a Mendata, il cielo si scatena e siamo costretti a camminare sotto una colonna d’acqua. Poco male, tanto la tappa è breve e l’arrivo a Guernika non presenta difficoltà degne di nota. Purtroppo, non essendoci albergues per pellegrini, ci tocca andare anche qui in un ostello della gioventù. Arrivo zuppo fradicio, ma la ragazza alla reception ha voglia di chiacchierare, così – prima di poter accedere alla stanza – passa un bel po’ di tempo. Successivamente, senza perder troppo tempo nella ricerca, entriamo nel peggior bar di Guernika per un onesto plato combinado e un po’ di gazpacho. Manolo, nel frattempo,si cimenta anche con gli scacchi. Torniamo in ostello con la finalità di vedere la partita degli europei in calendario, ma la receptionist dell’ostello mi richiama. Mi spiega che ha un albergue per pellegrini sul cammino di Le Puy in Francia e le piacerebbe capire come pubblicizzarlo. Parliamo per un po’ e io mi perdo tutta la partita, ma, in compenso, la ragazza mi offre la cena. Davanti alle mie insistenze risponde con “non posso proprio farti pagare, ho un problema con il sistema informatico”. Fingo di crederci e ringrazio. So già che per questo favore mi attirerò non poche invidie. La partita, intanto, è proprio finita, così decidiamo di andare a visitare il paese. Ovviamente ai più Guernika rievoca la celebre opera di Picasso in cui l’artista-attivista repubblicano fa la cronaca di un massacro che – detto tra noi – probabilmente non è mai avvenuto, ma a me la riproduzione del quadro (attualmente esposto al museo Reina Sofia di Madrid) su un muro non fa per nulla impazzire.Semmai ad attirare la mia attenzione è l’albero sacro in cui i baschi giurano fedeltà alla loro nazione da più di mille anni. Cema, che è vicino alla causa, si commuove e si posiziona per una foto davanti  all’albero come un legionario romano, Mi spiega che una volta all’anno i deputati del parlamento basco si trasferiscono dalla capitale Vitoria per riunirsi in assemblea proprio qui a Guernika. Sarà pure così, ma – fermo restando che ogni nazione ha il Trota che merita –  il rito dell’ampolla sul sacro Po loro non ce l’hanno. Comunque, in camera caritatis, un motivo per commuovermi lo trovo anche io: finalmente sono riuscito a comprare una borraccia!
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