Supermanolo ai confini del mondo – Bilbao – Castro Urdiales, 57 km ( tappa 6, capitolo 7

13 giugno – Supermanolo ai confini del mondo – Bilbao – Castro Urdiales, 57 km – Sesta tappa
Anche Pep ci lascia, così io rimango da solo in balia di Manolo, una persona che – se potesse – si farebbe una maratona no stop fino a Santiago. Usciamo da Bilbao seguendo il tracciato  ufficiale, ma, non appena iniziamo a salire le scale che ci porterebbero sulla parte alta della città, incontriamo un gruppo di pellegrine che percorre la strada in senso inverso e ci invita a seguirle per tagliar alcuni km. Con noi c’è anche Salvatore, il sardo di 68 anni che Manolo ha simpaticamente ribattezzato “El Paparotti” per via di incomprese velleità canore. Attraversiamo tutta la periferia industriale di Bilbao seguendo il lungofiume e percorrendo la città in tutta la sua bruttezza. Sembra di stare nell’agro nocerinosarnese e io di certo non  nascondo la mia insofferenza per traffico, smog e paesaggio circostante: per 14 km, precisamente fino a Portugalete, davanti a noi si presentano solo fabbriche dismesse, palazzi decadenti e un fiume pieno di scorie industriali. Poi, però, il cammino inizia a farsi interessante. Appena arriviamo a Portugalete, vero e proprio sobborgo di Bilbao, notiamo l’imponente ponte di Vizcaya, una delle strutture più “antieconomiche” che abbia mai visto ma che è necessario prendere per passare sull’altra sponda del fiume. Si tratta di una enorme gru di grande impatto scenografico che si muove anche in orizzontale, ma sulla cui utilità io ho forti perplessità: non era meglio realizzare un volgarissimo ponte apribile? Perdiamo comunque poco tempo, perché in pochi minuti la gru si riempie di persone e possiamo partire. Manolo è impaziente, ma El Paparotti ci chiede di aiutarlo nella traduzione per comprare un cellulare, così ci fermiamo anche per prendere un caffè mentre due ragazzi tedeschi ci seguono per avere ragguagli sul percorso da intraprendere. La tappa prosegue senza particolari problemi e anche il paesaggio circostante migliora, ma purtroppo camminiamo su strade asfaltate e io inizio ad avere nostalgia del cammino francese. Le pellegrine incontrate in mattinata ci avevano avvertito che il ponte che ci permetterebbe di arrivare agevolmente a Pobeña è temporaneamente chiuso, ma Manolo si dice pronto ad attraversare il fiume comunque. Appena arriviamo alla playa de la Arena, una spiaggia enorme di sola sabbia con rocce a picco, valutiamo immediatamente la situazione: Pobeña è a poche centinaia di metri sull’altra riva, ma il ponte è ancora inagibile. L’acqua comunque è pulitissima, così io mi tolgo le scarpe e mi immergo per “misurare” il livello del fiume: l’acqua mi arriva a non più di 10 cm sopra il ginocchio, quindi  sono propenso ad attraversare il fiume, ma né Manolo né El Paparotti se la sentono e, quindi, non posso che assecondare la volontà della maggioranza. Purtroppo, per arrivare a Pobeña, il primo paese della Cantabria, siamo obbligati ad allungare di 4 km lungo una superstrada in cui le macchine sfrecciano a tutta velocità e io mi convinco del fatto che sarebbe stato meno pericoloso attraversare il fiume e, soprattutto, meno stressante. Siamo comunque in netto anticipo sulla tabella di marcia e già alle 12.00 siamo di fronte all’albergue  municipale che, tuttavia, aprirà solo tra un’ora. Manolo coglie l’occasione al balzo e insiste  per proseguire. Io sono titubante: finalmente, per la prima volta nel cammino, abbiamo trovato un albergue municipale e vogliamo rischiare di non trovare nulla più avanti? Tra l’altro abbiamo già percorso 29 km e non è il caso di trasformare il cammino in una corsa. Manolo, però, insiste e, dopo avermi convinto, mi concede un piccolo break per riprendere le forze. Sono comunque dubbioso, anche perché la strada all’inizio sembra tutta in salita. I miei timori, però, si rivelano ben presto infondati perché il sentiero si trasforma subito in una facile e stupenda passeggiata  lungo il  mare  fino a Castro Urdiales. Sono 15 km, ma talmente dolci e piacevoli che non avverto alcuna fatica. Purtroppo, anche in questo caso, proprio quando sto per giungere a destinazione, la strada è sbarrata e devo tornare indietro. Dopo essermi arrampicato sul costone, arrivo in una zona residenziale ma senza trovare nessuno a cui chiedere informazioni. Non c’è nessuno e io non so dove andare. Decido di virare sulla strada che scende alla mia sinistra e continuo a camminare per un altro paio di km. Sono ufficialmente a Castro Urdiales, ma il paese è enorme. Chiedo informazioni ad un ragazzo relativamente all’albergue municipale e scopro che devo arrivare alla plaza de toros alla fine del paese, praticamente si tratta dell’ultimo edificio. Sono veramente esausto e mi trascino a fatica senza fare attenzione più di tanto a quanto mi circonda. A tal punto che finisco per uscire dal paese senza trovare l’albergue. Quando lo trovo, è sempre Manolo a darmi il benvenuto: “sfogliatellaaaaaaaa, che fine avevi fatto?” Nel’albergue c’è un gruppo delle Marche che, però, trovo tutt’altro che simpatico, anche perché ascolto una serie di battutine razziste sull’hospitalero – che è negro – che a me disturbano non poco. E’ ancora presto e abbiamo tutto il tempo per lavarci i panni e riposarci prima di andare a caccia di qualcosa da mettere sotto i denti. Castro Urdiales è bel paese con un borgo molto antico e una tradizione marinara radicata, ma  troppo cresciuto negli ultimi anni perché mezza Bilbao in estate si trasferisce qui.. Manolo è comunque contento: “finalmente – dice scherzando – ho visto delle bandiere spagnole in giro”. In effetti il clima rispetto al vicino Pais Vasco è notevolmente cambiato. Mentre camminiamo troviamo anche El Paparotti che ci invita a forza a bere un aperitivo con lui. E’ diverso rispetto al solito, meno spigoloso e più malinconico. Ci siamo trovati sulla strada quasi tutti i giorni facendo spesso e volentieri tratti di strada assieme, ma finora non aveva mai cercato con tanta insistenza la compagnia di qualcuno. Nei giorni scorsi mi aveva rivelato di non dormire mai in un albergue ma sempre in una pensione con stanza singola – “ad una certa età è un’esigenza assai sentita” – e forse inizia a sentirsi solo. Comunque non abbiamo il tempo per indagare perché El Paparotti si alza improvvisamente in piedi e ci lascia perché vuole andarsene a dormire. Poco male, è tempo di andare a cena che, diciamoci la verità, è il momento più atteso della giornata. Ci consigliano un posto in cui noi siamo gli unici clienti, ma mangiamo davvero bene spendendo un’inezia. Arriva, quindi, l’ora di andare a dormire, ma mi tocca provare invidia per El Paparotti che dorme felice nella sua stanza: uno dei marchigiani russa con sonorità finora mai udite da altro umano e io ho la forte tentazione di tirargli qualche oggetto contundente addosso…

Albergue, € 5
Note tecniche: tappa facile senza particolari strappi. Noiosa nella prima parte, stupenda nella seconda.
Portugalete, voto 5

Pobena, voto 6
Castro Urdiales, voto 7,5
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