La nostra movida —Laredo – Santander, 49 km – ( Tappa 8, capitolo 9 cammino del Nord)

Camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, […]. Ma sempre incontrando noi stessi.” J. Joyce



15 giugno – LA NOSTRA MOVIDA (Laredo – Santander, 49 km)
–  ottava tappa

E’ venerdì, stiamo fisicamente bene e vogliamo porci un obiettivo ambizioso: vogliamo provare ad arrivare a Santander così stasera possiamo uscire. La meta sembra irraggiungibile, ma per ora non abbiamo nessuna fretta: dobbiamo solo seguire ill lungomare di Laredo per  5 km e poi aspettare il traghetto che ci porterà a Santoña. Ovviamente le buone abitudini non vanno perse, così, non appena notiamo un bar aperto, ci infiliamo dentro per il nostro solito cafè con leche. Il cameriere è incuriosito dalla presenza di avventori tanto insoliti , così ci chiede se vogliamo arrivare a Santiago in serata. Manolo inizia a ridere a crepapelle e risponde per entrambi: “certo, stasera andiamo e torniamo”. La spiaggia in cui aspettiamo l’arrivo del traghetto è in posizione strategica e consente di apprezzare il golfo.  Ad attendere con noi ci sono un po’ tutti i pellegrini incontrati negli ultimi giorni, tra questi anche il gruppo delle Marche e Salvatore Paparotti. Appena sbarchiamo a Santoña, subito dopo aver oltrepassato il più grande penitenziario di Spagna, il gruppo si divide. I più, e io con loro, optano per una deviazione che sale su un costone abbastanza accidentato e arriva direttamente su una spiaggia. La passeggiata è suggestiva, ma di frecce gialle non v’è traccia, cosicché, una volta arrivato a Noja con Salvatore, sono costretto a chiedere informazioni. Purtroppo però nessuno mi sa indicare dove proseguire, così decido di prendere un po’ di tempo e fermarmi. Le alternative sono due: o proseguire lungo la costa e pernottare a Guemes , o assecondare la pazzia di Manolo e tagliare per la strada nazionale per provare ad arrivare già in serata a Santander.  Sinceramente vorrei fermarmi a Guemes presso l’albergue più famoso del cammino gestito da padre Ernesto, ma gestire Manolo non è affatto facile. Mentre ragiono sul da farsi, una fruttivendola, non appena mi vede, mi accoglie festante offrendomi della frutta e rifiutando i miei soldi. Sostiene che chi aiuta un pellegrino va in credito con la provvidenza e vuole, pertanto, dare il suo piccolo contributo alle persone che affrontano tante fatiche. Non mi spiego tale accoglienza per la zona in cui ci troviamo, poi la signora mi rivela di essere originaria di Logroño e io capisco: lei sì che ha respirato da sempre l’autentico spirito del cammino di Santiago. Comunque sia la sorte è tornata ad assistermi e, finalmente, trovo un vigile – anche se un po’ troppo logorroico e desideroso di raccontarmi tutto ciò che gli era piaciuto della sua visita a Napoli – che sa indicarmi la strada da seguire. Purtroppo, con mio rammarico, scopro che da Noja fino a Somo  ci sono ben20 km e non 12 come calcolato precedentemente da Manolo, ma ormai non posso più fermarmi. Con me c’è anche Salvatore paparotti, ma ci perdiamo subito non appena mi rifugio in un bar per una “tortilla” veloce.Cammino a 6 km/h, ma di Salvatore non c’è più nessuna traccia: che fine avrà fatto? In verità  mi tormenta ben altro, visto che il sole picchia e l’asfalto inizia a bruciare. Peraltro non c’è ombra e la strada è tutta dritta. Con queste condizioni sarà davvero dura fare 20 km e, infatti,dopo poco, finisco tutta l’acqua. Per più di tre ore non incontro niente, né persone né case abitate, anche se ogni tanto passa una macchina a tutta velocità a ricordarmi che non sono solo su questa terra. Sono allo stremo e con il morale a terra, ma riesco comunque ad arrivare e, quando scorgo Somo, godo doppiamente delle bellezza della baia di Santander: è fatta! Non perdo tempo e, senza badare alle forme, mi butto subito a mare e, in attesa del traghetto per il capoluogo cantabrico, rimango sulla spiaggia per più di due ore. Quando salgo sul traghetto mi scialo nel vero senso della parola: il panorama è magnifico e sento di essermelo davvero meritato. Santander, per il resto, per me è cosa già nota: quando sbarco so perfettamente orientarmi e arrivo senza problemi all’albergue. Ora che ricordo quello di Santander è stato il primo albergue che abbia visto, anche se fu per caso e quando ancora non sapevo che esistesse un cammino di Santiago che passasse da queste parti. All’albergue chiedo se è già arrivato un piccoletto fastidioso e pieno di energia, ma di Manolo per ora non c’è nessuna traccia e io inizio a preoccuparmi. L’albergue di Santander non è malvagio, ha la cucina e un’unica grande camerata, ma presenta due grossi inconvenienti per i quali andrebbe fatto reclamo ai progettisti: un  bagno e una doccia per 40 persone, peraltro entrambi all’ingresso. Io, comunque, non devo dare l’impressione di essere in forma, infatti un pellegrino inglese, Michael, si preoccupa per il mio stato e mi dice che sono un pazzo a fare tanti km con il sole a picco.I miei piedi, tormentati dalla presenza di nuove vesciche spuntate un po’ ovunque, concordano. Comunque, a titolo informativo, dopo un po’ anche l’altro pazzo fa il suo ingresso trionfale: “Napolitaaaaaano, nadie aqui te preguntò por Manolo?” Eccolo, giusto in tempo per andare a mettere qualcosa sotto i denti. Poco dopo arriva anche Salvatore, che, come è sua abitudine, non soggiorna in albergue, ma ci è venuto appositamente a salutare: “paparoooooootti!!!”.  E’ venerdì e, alla fine, ce l’abbiamo fatta per davvero ad arrivare a Santander, ma, dopo una giornata così, chi ce la fa ad uscire e a farsi un’intera nottata fuori? Alle 22.00 stiamo già dormendo alla grande.

Somo, voto  7
Santander, voto 6,5
Albergue, € 5
Nota tecnica: difficoltà medio-alta. L’uscita da Noja rende tutto molto complicato.

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