In cerca di Itaca ( Santander- Santillana del Mar – 42 km — ( Tappa 9, capitolo 10 )

16 giugno – Tappa obbligata per Santillana del Mar, paese che già nel nome contiene 3 menzogne: non è Santa, non è piana (llana) e non ha il mare. E’  sabata mattina e per la strada ci sono ancora persone ubriache reduci da una nottata di follie tipicamente spagnole. E’ l’unico momento della giornata in cui gli orari di un pellegrino possono coincidere con quelli di fiestero, infatti i bar sono stranamente animati da tipologie di avventori completamente diversi. Io, in verità, sto tutt’altro che bene e, ahimè, mi trascino a fatica per colpa della mia propensione naturale a produrre vesciche, cosicché chiedo a Manolo di andarsene avanti e lasciarmi proseguire al mio passo. Quando sto per attraversare la periferia estrema di Santander, raggiungo Michael, il simpatico pellegrino inglese incontrato ieri, che, dopo aver espresso la sua diagnosi, mi consiglia di fermarmi il prima possibile. Io, però, non ho nessuna intenzione di mollare, anche se alla prima occasione il fato mostra di non stare dalla mia parte: infatti, dopo un paio di ore di cammino, mi accorgo che una tasca del mio zaino si è aperta e ho perso i miei utilissimi sandali. Disperato, torno indietro verso Santander nel tentativo di ritrovarli, tentativo che – per fortuna – va a buon fine, ma che mi fa perdere tempo, energie e, soprattutto, il buon umore. La tappa è tutt’altro che affascinante ed è quasi tutta su strada asfaltata, tanto più che, persino nei rari momenti di digressione lungo percorsi in sterrato, si ha la spiacevole sensazione che si tratti di forzature per far contenti noi pellegrini. Non a caso attraverso spesso binari abbandonati e ponti in disuso scorgendo vecchie masserie e diversi cani randagi che osservano guardinghi, il tutto a pochi centinaia di metri dalla strada principale. Per il resto c’è poco da raccontare: è difficile immaginare una tappa più assurda di questa, tanto più che, ad un certo punto, salto la sbarra di una minuscola stazione fantasma e decido di prendere un trenino per un breve tratto e per rientrare almeno con i km in più spesi nella ricerca dei sandali. Sul treno trovo anche il pellegrino francese che avevo aiutato e mi aveva ringraziato sbattendomi la porta in faccia e io rifletto sul senso di un cammino concepito come quello che sto percorrendo in Cantabria. Ad ogni modo prendere il treno è moralmente ripugnante per un pellegrino, così scendo subito a Puente San Miguel, paesino che è fuori dal tragitto del cammino del Nord.

Le sventure, però, non sono finite qui: Infatti, quando sto per arrivare a Santillana del Mar e incrocio il famoso Zoo, inizia a piovere a dirotto e, appena arrivato in paese,  il mio unico pensiero è quello di trovare un posto per ripararmi. Poco male: a farmi compagnia c’è il mio salsichon assieme a due pellegrini tedeschi, che hanno avuto la mia stessa idea e divorano la “quesada”, una torta molto dolce a base di formaggio che in loco vendono praticamente ovunque. Per il resto Santillana del Mar è un minuscolo paese medioevale relativamente al quale nutrivo molte attese, ma che, invece, mi delude non poco. Mi aspettavo di vedere la Todi della Cantabria o, almeno, centri come Toledo o Caserta Vecchia, invece il paese si esaurisce in due strade in lastricato. Beninteso: Santillana del Mar è carina e gli edifici storici sono conservati perfettamente, ma per i miei gusti è troppo turistica e inflazionata rispetto agli altri borghi medioevali che io conosco. L’albergue, che  è all’interno di uno dei monumenti del paese nonché accanto alla piazza della cattedrale, è appena sufficiente e anche qui, come a Santander, ci sono 2 bagni per 20 persone (e, per fortuna, non c’è il pienone!). Manolo, se è possibile, è persino più deluso di me e dice che gli sta passando la voglia di continuare; io, invece, sto pensando di arrivare a Oviedo e poi andare a Leon per cercare di ritrovare lo spirito del cammino francese. Dicono che in quest’ultimo ci siano tre fasi: un cammino fisico, uno psicologico e un altro spirituale; nel cammino del nord, invece, mancando la terza, cioè la più importante, le fasi si limitano a due. Comunque sia, dobbiamo rinunciare anche a visitare le Grotte di Altamira con le famose pitture rupestri risalenti al paleolitico – purtroppo distano un km e mezzo e noi, allo stato attuale, non siamo in condizione fisica per affrontarlo – ma, se non altro, almeno mangiamo bene assaggiando il famoso arroz con la leche, dolce tipico della cantabria, e a ci accompagnamo con la sidra. Del resto, stiamo pur sempre per entrare in terra celtica.

 2012-06-16 18.57.53
Santillana del Mar, voto 7
Albergue: € 5.
Nota tecnica: tappa caratterizzata da asfalto e noia. Difficoltà medio-alta.
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