LA RABBIA ( San Vicente de La Barquera – Ribadesella / San Esteban de Leces) – (tappa 11, capitolo 12)

18 giugno – Manolo, purtroppo, deve abbandonare il cammino e mi regala a forza tutti i suoi beni di prima necessità, dalla cioccolata al chorizo, precisando -senza rinunciare alla battuta nemmeno stavolta – che però non mi avrebbe dato anche i biglietti da 50 euro che gli restavano. Gli addii, almeno per me, sono sempre difficili, soprattutto se si tratta da congedarsi da una persona con cui ho condiviso gioie e dolori di un’esperienza tanto intensa come quella del cammino, così mi attardo non poco e non mi decido mai a partire. Infatti, dopo aver fatto colazione assieme agli altri pellegrini nell’albergue di San Vicente, mi concedo subito il bis in un bar del centro del paese per i saluti finali col mio compagno di viaggio. Finalmente, verso le 8.30, attraverso il ponte che mi allontana da San Vicente e do avvio alla tappa. Siccome, tanto per cambiare, piove a dirotto, anche quest’oggi ho dovuto provvedere a riparare lo zaino benché il mio coprizaino si sia rotto e abbia dovuto lavorare di fantasia. A dirla tutta, a darmi fastidio più che la pioggia è l’asfalto su cui devo avanzare che, ormai, è diventata una costante di questo cammino. Comunque, visto che non mi imbatto in nessun altro pellegrino nonostante la mia andatura sostenuta, inizio a pensare di essere partito troppo tardi finché Manolo, tramite sms, mi avverte che tutti gli altri si sono fatti scoraggiare dalle condizioni climatiche avverse e sono alla stazione degli autobus di San Vicente. Ormai sto per lasciare la Cantabria per le Asturie e non ho nessuna voglia di fermarmi, tanto per ora la pioggia non mi dà per nulla fastidio e penso con commiserazione ai pellegrini che hanno mollato così presto. Finalmente attraverso il fiume di Unquera ed entro, senza accorgermene, nelle Asturie, una regione di cui i miei amici spagnoli mi hanno sempre decantato la bellezza e che non vedevo l’ora di attraversare. Il panorama circostante, infatti, promette subito bene e, finalmente, anche l’asfalto finisce per fare posto ad un delizioso sentiero che mi accompagna fino a Colombres. Da stamattina ho percorso 28 km, ma, quando arrivo al centro abitato, penso subito al fatto che è ancora presto e che il polideportivo municipal – in cui l’hospitalero di San Vicente mi aveva consigliato di trascorrere la notte – rimarrà chiuso per un altro paio d’ore. Colimbres, d’altra parte, ha poco da offrire se non un bar, così decido che non è ancora giunto il momento di fermarsi e proseguo in direzione di Llanes, ovvero per altri 22 km. Mancano pochissimi km al traguardo, ma la pioggia inizia a farsi troppo seria e, non essendoci posti per ripararsi, sono costretto a chiedere un passaggio. A salvarmi è una famiglia di portoghesi che fanno discorsi un po’ strani sul cammino. Gli domando di dove siano e scopro che sono di Coimbra. Accidenti! Llanes è un paesino sul mare davvero carino. Le sidrerie, soprattutto nella piazzetta principale, sono ovunque, così mi concedo una sosta assaggiando il dolce tipico del paese. Purtroppo continua a piovere a dirotto, per cui la visita al paese è rovinata e devo innanzitutto pensare a trovare un coprizaino. La ricerca non è soddisfacente, posto che nessun negozio sembra esserne fornito e, così, mi tocca ripiegare, per ben 12 euro, su un pellecchione pesante quanto inutile. Llanes è famosa per los bufones, ovvero gli spruzzi d’acqua che fuoriescono dalle rocce per la pressione del mare, ma io non ne vedo, anche perché, a causa della pioggia, probabilmente il fenomeno non si sta verificando. Un signore molto gentile mi accompagna in un luogo molto suggestivo che mi permette di aver una visuale completa della costa circostante, poi continuo la mia veloce visita del paese. Llanes, stando alle mie informazioni, non ha dei veri e propri albergues per pellegrini, così sono assolutamente deciso a continuare in direzione di Ribadesella. Inizio a camminare – sempre sotto la pioggia! – poi prendo un altro passaggio su un furgoncino. Ribadesella è più grande di Llanes, ma altrettanto bella se non di più. Sono ancora le 4 e i negozi devono ancora aprire. Dovrei arrivare in località San Esteban de Leces, che dista 4 km dal paese e non offre nulla. Per questo, prima di proseguire verso San Esteban, sono obbligato ad attendere che aprano i supermercati per comprarmi qualcosa da mangiare. Nessuno, però, sembra sapere con certezza dove si trovi questa località, così prendo un terzo passaggio con un signore che fuma in continuazione e dall’intercalare assai simpatico. Mi lascia di fronte all’albergue, ma all’apparenza sembra chiuso: busso con insistenza a porte e finestre, ma solo dopo diversi minuti qualcuno mi apre. Per trovare un alloggio decente, sulla carta ho fatto 66 km, di cui – a causa della pioggia – solo la metà a piedi, ma l’albergue non risponde per nulla alle aspettative: è una baracca sporca con, tanto per cambiare, un solo bagno e docce disumane. I letti a castello sono tutti ammassati in una stanza polverosa e il mio, dai rumori che fa, sembra  che stia per crollare da un momento all’altro. Sotto di me c’è un vecchio molto rude che sputa in continuazione a terra. Stasera giocano Spagna e Italia, ma non c’è modo di vedere la partita, visto che nei dintorni non c’è nulla. Sono assai deluso da questo cammino e sono sempre più convinto che la bellezza dei luoghi attraversati meriti ben altro. Comunque ormai manca poco e aspetto solo di arrivare il più presto possibile ad Oviedo per concludere questo cammino e spostarmi a Leon.

Albergue San Esteban, € 5.
Llanes, voto 8
Ribadesella, voto 7
Nota tecnica: la tappa è molto bella per il panorama circostante. Le montagne delle Asturie sono fantastiche così come i paesini di mare attraversati. Purtroppo il cammino è su asfalto e questo dà fastidio. Ad ogni modo non si trovano salite durissime: difficoltà medio-alta.
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