LA FUGA – San Esteban de Leces – Leon ( tappa 12, capitolo 13)

Yo escuchaba chapotear en el barco / Io ascoltavo sguazzare nella barca

Yo escuchaba chapotear en el barco
los pies descalzos
y presentía los rostros anochecidos de hambre.
Mi corazón fue un péndolo entra ella y la calle.
Yo no sé con qué fuerza me libré de sus ojos
me zafé de sus brazos.
Ella quedó nublando de lágrimas su angustia
tras de la lluvia y el cristal
Pero incapaz para gritarme: ¡ Espérame,
yo me marcho contigo!
Io ascoltavo sguazzare nella barca
i piedi scalzi
e immaginavo i volti spenti dalla fame.
Il mio cuore è stato un pendolo fra lei e la strada.
Io non so con quale forza mi sono liberato dei suoi occhi
e sono sfuggito alle sue braccia.
Lei rimase ad annebbiare di lacrime la sua angustia
al di là della pioggia e del vetro.
Ma incapace di gridarmi: Aspettami
io vengo con te!
Otero Silva
19 giugno – Prima di uscire dall’albergue, è necessario preparare l’equipaggiamento antipioggia. In questo cammino il cielo è stato clemente solo nei primi giorni e, in generale, di sole ne ho visto ben poco, ma stamattina la situazione sembra davvero tragica. Infatti sono il primo, nonché l’unico a prendere l’iniziativa e a congedarmi con un hasta pronto. Mi ritrovo, così, a camminare da solo sotto una colonna d’acqua che influisce su morale e fisico. La strada è tutta in salita e ai lati, oltre alla nebbia, si intravedono le imponenti montagne che rendono famose le Asturie. La vegetazione, del resto, non è da meno con alberi di cui non si vede la fine. Ad ogni modo, appena finisce la salita, mi ritrovo ad un bivio senza alcuna indicazione che mi consenta di capire dove proseguire. Opto per la sinistra in direzione di un paesino di montagna che vedo in lontananza, ma non sono del tutto persuaso, così torno subito sui miei passi e me ne vado a destra. Ci vogliono più di tre km di dubbi e timori per capire che il mio ripensamento è stato salvifico e sto andando nella direzione giusta, visto che – sebbene stia camminando su una strada comune che dovrebbe essere vissuta più da macchine che da pellegrini – non c’è nessuno a cui chiedere informazioni. Nemmeno quando attraverso villaggi che potrebbero essere abitati, scorgo anima viva, ma è anche vero che piove a dirotto ed è mattina presto. Del resto, anche sul cammino francese, per km non si incontra anima viva, ma lì il cammino è quasi sempre ben segnalato, mentre ora l’assenza totale di frecce induce al panico. Finalmente, ogni tanto, con frequenza di ogni 15 minuti l’una,  passa una macchina, ma nessuna di queste dà ascolto alle mie richieste d’aiuto e io inizio ad innervosirmi. Sono allo sbando totale:  fa freddo, sono sotto una cascata d’acqua che non mi dà tregua da 2 giorni e, il che è peggio, non so dove sto andando. Finalmente, dopo un bel po’ di tempo, scorgo un cartello che mi indica che sto andando verso Gijon, ma non ho idea dei km che ci vogliano. Intanto, visto che per cercare orientarmi ho perso diverso tempo, mentre sto per tornare sul sentiero che avevo abbandonato, in lontananza vedo due pellegrini che mi superano: si tratta del vecchio che sputa sempre a terra e del suo compagno di viaggio più giovane ma altrettanto strambo. Siamo gli unici a resistere alle intemperie, anche se la lotta sembra vana. Il cammino prosegue in solitudine, finché avvisto case e, soprattutto, un bar. La sensazione è quella di vedere un miraggio nel deserto – anche se, in questo caso, l’acqua proprio non manca – per cui vado subito a sincerarmi della reale consistenza della visione entrando alla bersagliera nell’esercizio commerciale e ordinando un cafè con leche calientisimo. All’interno, oltre ad una serie di clienti ordinari e abituali che – benché sia ancora mattina – svuotano bottiglie su bottiglie di alcolici, ci sono anche i due tipi strambi incontrati poco prima. Il gestore del bar non è molto loquace, così attacco bottone con uno dei clienti per avere notizie in merito al mio futuro più prossimo e apprendo che Gijon è a circa 25 km, ma è una città moderna come Benidorm che non vale la pena visitare. E’ meglio fermarsi a Villaviciosa, che è a pochi km prima di Gijon, e da lì lasciare la costa e optare per la deviazione che sale verso Oviedo. Già, l’opzione migliore è sicuramente questa, ma come arrivare a Villaviciosa con un tempo che non accenna a migliorare? Appena fuori dal bar c’è una fermata degli autobus, ma trovo inconcepibile dover obtorto collo infrangere per l’ennesima volta una regola sacra per noi camminanti. Confesso di essere abbastanza nervoso: ci tenevo tanto a conoscere le Asturie e a provarne i prodotti tipici, tra cui la famosa fabada, ma per ora non me le sono godute per niente. D’altra parte, stando alle previsioni meteo, dovrebbe piovere fino alla fine della settimana, per cui, non potendo nemmeno attendere che la situazione migliori, decido, con un tour forzato, di anticipare il mio passaggio sul cammino francese. L’autobus che arriva fino a Villaviciosa è colonizzato dai pellegrini: con me, oltre ai due stramboidi, ci sono anche gli altri pellegrini conosciuti all’albergue di Leces che, però, non avendo fatto un solo passo, sono belli, asciutti e non stanno per nulla patendo il freddo. Ad ogni modo non faccio in tempo a mettere piede a Villaviciosa che riesco subito a prendere la coincidenza per Oviedo e lasciare al loro destino i due sputatori di professione. Con me ci sono anche due simpaticissimi irlandesi che hanno avuto la mia stessa idea e mi chiedono informazioni dettagliate sul cammino francese. Per la verità anche ad Oviedo la mia sosta dura ben poco, posto che, non appena arrivo alla stazione degli autobus, compro subito il biglietto per Leon e poi, quasi di corsa, me ne vado in giro per la città, se non altro per poter dire di averla visitata. Sinceramente da Oviedo, antica capitale del principato delle Asturie, mi aspettavo di più: a parte la cattedrale del Salvador – che riesco a visitare pochi minuti prima della chiusura e in cui mi faccio mettere anche il sello sulla credenziale – l’edificio che ospita la casa comunale e il solito mercato tipicamente spagnolo, c’è poco altro da vedere. Infatti, in meno di due ore, ho il quadro perfetto della città. A proposito della cattedrale del Salvador va aggiunta un’informazione importante: al suo interno si conserva il sudario che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il capo di Gesù dopo la sua morte. Per questo motivo, per volere dei principi delle Asturie, da Oviedo partì il primo cammino diretto verso Santiago che, non a caso, è ancora oggi noto come “cammino primitivo”.  Nelle mie intenzioni, prima di partire, c’era l’idea di percorrere proprio questo cammino, ma le delusioni maturate lungo il cammino del nord e il timore che possa trovare gli stessi disagi anche lungo il primitivo, mi hanno indotto ad tornare su quello che reputo l’unico cammino in cui è possibile trovare il vero spirito del pellegrino, ovvero quello francese. Non a caso, quando arrivo a Leon, già il clima è diverso. Abituato al clima rigido e alla pioggia non mi sembra vero di poter scorgere il sole e, soprattutto, che stia patendo il caldo. Tanto è vero che per la strada sembro un marziano, visto che sono l’unico vestito con abiti pesanti mentre ovunque si sta a mezze maniche. Ci impiego poco per arrivare al centro e ritrovare l’enorme convento di suore in cui ho già pernottato. L‘anno scorso, quando ero arrivato qui, ossia a circa meno300 km da Santiago, ritenevo che il mio cammino fosse appena finito per lasciare spazio ai turisti e ai curiosi degli ultimi km, invece quest’anno è diverso e Leon rappresenta un nuovo inizio che voglio godermi appieno. Purtroppo l’albergue resta l’enorme casermone che ricordavo e in cui c’è di tutto: dai giovani americani che giocano coi birilli e improvvisano un circo ai turisti di passaggio che vogliono solo conoscere una delle città più belle della Spagna e le tappe più affascinanti del cammino. Per il resto devo comunque ammettere che un po’ di nostalgia c’è e non posso non pensare alla splendida giornata trascorsa l’anno scorso con Carlos, Victor, Laura e il gruppo di Palencia. Tanto più che stavolta mi manca l’entusiasmo che porta con sé la scoperta e, soprattutto, la compagnia giusta. Ad ogni modo, siccome sarebbe davvero un peccato non farlo, mi concedo una rapida rinfrescata della città girando per il centro e scoprendo che, purtroppo, dopo quella di Burgos e Astorga, anche la cattedrale di Leon è diventata a pagamento, scelta per me inconcepibile che offende il senso più profondo del cammino di Santiago e ne umilia uno dei simboli più rappresentativi.  Per cenare cerco di ricordare dov’è sito il locale dove andai l’anno scorso, ma le vie della movida si somigliano, così la mia ricerca è vana. Almeno, se non altro, trovo un locale in cui servono la morcilla  (sia chiaro, morcilla leonina doc, specialità ben diversa da quella schifezza che producono nelle Asturie e che pure chiamano morcilla), ma purtroppo mi devo affrettare perché quest’anno hanno anticipato l’orario di chiusura del convento e io rischio di rimanere fuori. Infatti mi salvo per questioni di attimi, anche se, a dire il vero, subito dopo vado in Chiesa a pregare assieme a tutti gli altri pellegrini. Che ci crediate o no, la superiora ha ripetuto le stesse identiche parole pronunciate l’anno prima e io non nascondo il mio divertimento ad un ragazzo francese seduto accanto a me. Non è Thibaut, ma ha qualcosa che lo ricorda. Per il resto, c’è un altro elemento che si ripete e mi riporta alla mente l’esperienza passata, ovvero l’impossibilità di dormire nell’albergue in cui mi trovo. Se non altro il disagio mi serve per capire una lezione essenziale: ciò che farò nei prossimi giorni non sarà la replica di avvenimenti passati ai quali ripenserò con nostalgia, bensì l’inizio di una nuova avventura che rimarrà unica e altrettanto indimenticabile.
Albergue Leon: € 5 Nota tecnica: tappa tutto sommato affascinante e completamente solitaria. Le condizioni climatiche giocano un ruolo determinate. La difficoltà è medio-alta.   Villaviciosa, voto 5 Oviedo, voto 6 Leon, voto 9
Albergue Leon: € 5 Nota tecnica: tappa tutto sommato affascinante e completamente solitaria. Le condizioni climatiche giocano un ruolo determinate. La difficoltà è medio-alta.   Villaviciosa, voto 5 Oviedo, voto 6  Leon, voto 9
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