Sua Maestà viene dalla Balena Bainca – Renzi, il rottamatore di giovani che silura Magalli

Che Renzi sia un  flop, non lo si scopre con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. La sua egocentrica incoerenza è evidente già nel momento in cui si consideri che si è fatto largo, da giovane rampante senza scrupoli, al grido di “rottamiamo tutti i vecchi”!

Invece ora che avrebbe potuto rottamare sul serio l’istituzione più vecchia e decrepita della già vecchia repubblica italiana, è andato a recuperare  un sepolcro imbiancato dimenticato da decenni in qualche scantinato e noto solo per l’approvazione di una legge elettorale non più in vigore da tempo.

Mattarella, infatti, è uno che non ha mai dato fastidio a nessuno e che da nessuno qual è ha avuto una carriera più brillante di quanto meriti.

Per questo io al Quirinale avrei preferito sul serio Magalli, l’unico che almeno nel discorso di capodanno mi avrebbe fatto fare un paio di risate risparmiandomi quelle frasi retoriche e prive di contenuto che si pronunciano di solito.

Orbene, l’unico elemento di novità che emerge dalla scelta di Mattarella è che    Renzi e Delrio hanno – per un momento – dimenticato il loro “leghismo/antimeridionalismo estremo” e, pur essendo i capi di un governo che non ha nemmeno un meridionale tra i ministri, hanno fatto eleggere un siciliano.

Ciò premesso,

le alternative espresse dagli altri partiti non erano in verità migliori:

se Feltri – indicato da Fratelli d’Italia e Lega Nord – è solo una nome indisponente che premia oltre il dovuto un personaggio prezzolato, ignorante, antipatico e antimeridionale, le candidature di  Prodi, Monti e Rodotà erano ben più pericolose.

In proposito, se su Monti e Prodi è inutile aggiungere alcunché a ciò che si sa già se non che la loro elezione sarebbe stata festeggiata soprattutto da organismi sovranazionali  (Goldman sachs & Co.), su Rodotà voglio spendere una breve riflessione.

Rodotà, infatti, è stato da sempre  un comunista estremista e un fanatico  che, grazie alle follie populiste di Grillo, ha acquistato negli ultimi 2 anni fin troppa notorietà tra i grillini.

Quest’ultimi, che lo osannano, sicuramente ignorano la portata delle  follie ideologiche su famiglia, vita e diritti fondamentali. che Rodotà espone da tempo Per saperlo non è necessario leggere i suoi invero pessimi libri di diritto civile, ma è sufficiente osservare quanto scrive su Repubblica.

Stefano Rodotà è, infatti, espressione del più bieco relativismo  che sta smantellando i valori alla base della nostra società ed un personaggio che – al pari di Feltri, Prodi e Monti – è bene seppellire al più presto.

P.S. Un plauso alla giornalista del tg5 che è andata a casa della famiglia Mattarella e li ha chiamati “i Mattarelli”.

P.P.S. La figlia di Stefano è Maria Laura Rodotà, una giornalista di dubbie capacità  persino più antipatica del padre.

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