Viaggio nell’isola di Wight

L’isola di Wight – che è grande tre volte Ischia – si trova appena fuori dai porti canale di Southampton e  di Portsmouth ed è facilmente raggiungibile in mezzora di traghetto. Noi però, sia per risparmiare che per goderci di più il panorama, all’andata abbiamo preso il traghetto lento che ci impiega un’ora. Confesso che ho apprezzato di più questa soluzione.

Fatta questa breve premessa, procedo ad illustrare la mia esperienza.

Giorno 1 – GIOVEDì

 Appena sbarcato, ho la sensazione di essere in una piccola Cornovaglia completamente  ricoperta di verde.  Il mio soggiorno inizia da Cowes, imbuto da cui inizia un altro canale che taglia l’isola quasi fino a Newport. Si tratta, tuttavia, di un canale inibito ai traghetti – in virtù della circostanza che le maree possono prosciugarlo in poche ore – ed è quindi necessario arrivare a Newport in autobus.

Quest’ultima  non è una cittadina particolarmente vivace, ma ha comunque un suo interesse nella zona del porto. Il nostro alloggio è in una mansarda del Newport Quay In, un bed and breakfast con un proprietario gentile quanto logorroico. Appena varchiamo la porta dell’alloggio, inizia a riempirci di locandine sull’isola e a fornirci tutte le indicazioni stradali per non perderci. Sennonché Newport (voto 6) è una cittadina di due strade perpendicolari in cui risulta davvero difficile riuscire a perdersi. Da visitare c’è una curiosa Chiesa gotica, il tipico cimitero inglese sul prato e la zona adiacente al porto canale. Ceniamo al The Bargeman’s Rest, un locale molto caratteristico in cui – con notevoli effetti comici – mi cimento in un ballo tipico.

 

Giorno 2 – VENERDì

La giornata inizia con l’abbondantissima quanto energetica colazione all’inglese preparataci dal proprietario del bed and breakfast. Subito dopo, raggiungiamo a piedi il castello di Carisbrooke (voto 6,5), fortezza in cui fu esiliato Carlo I stuart quando ci fu il colpo di stato di Cromwell.   Tutto sommato gli alloggi e la cappella fatta erigere dalla regina Vittoria sono abbastanza deludenti. La visita al castello è comunque gradevole per il muro di cinta e il panorama sottostante. Ridicolo è, invece, lo “spettacolo” con gli asinelli che fa perdere solo tempo.

La giornata prosegue in visita all‘Osborne House (voto 10), la reggia più bella d’Inghilterra che –  a mio parere – è superiore sia a quella di Brighton  che ad Hampton court e non sfigura nemmeno davanti alle regge di Caserta e Versailles. Più in particolare Osborne, oltre ad essere molto scenografica con i suoi giardini ed una passeggiata di due km che arriva direttamente sulla spiaggia, sorprende per l’originalità degli appartamenti che vanno dallo stile pompeiano e rinascimentale all’arabo e all’indiano. Ogni stanza è completamente diversa dalle altre, sia nello stile che nella funzione, e ciò rende gli appartamenti unici. Si tratta, tuttavia, di una costruzione abbastanza recente – risale al metà ‘800  – che fu voluta  dalla regina Vittoria e dal principe Alberto perché a quest’ultimo la costa adiacente – il Solent – ricordava il Golfo di Napoli. Al riguardo sono sicuro che il re di Napoli – che poteva godere della vista originale – era molto invidiato dal collega inglese ed è forse anche per questo motivo, per invidia, che  – 15 anni dopo – gli inglesi invasero e distrussero il più bel regno che ci sia mai stato. Ciò premesso, ai più attenti la reggia di Osborne ricorderà, per vari aspetti, la Royal Pavillion di Brighton e, proprio per quanto suesposto, forse non è casuale che fu proprio la vendita di quest’ultima a finanziare la costruzione dell’Osborne house

Dopo la visita a Osborne, torniamo a Newport per recuperare gli zaini e poi – subito dopo –  andiamo in autobus Totland, dove è stato prenotato un altro bed and brekfast (Whitefield). Sull’autobus mi colpisce un ragazzo ciccionissimo che si siede in disparte rispetto ai suoi compagni di scuola e cerca di attaccare bottone con tutti raccontando quant’era buono il mcflurry del mcdonald’s che aveva appena mangiato. Quando scendiamo a Totland, è proprio a lui che chiedo se sa dov’è il bed and breakfast che stiamo cercando. Questi, appena sentita la mia voce, si illumina e con entusiasmo inizia a gesticolare accompagnandoci fino a destinazione. Mi dice come si chiama, mi dice che è tifoso dell’Arsenal, mi dice che ama il mcdonald’s, mi dice – con estrema felicità – una serie di cose che nemmeno ricordo nello specifico. Solo quando ci accompagna davanti alla porta del B&B, ci saluta e torna indietro capisco che ha fatto la nostra stessa strada solo per accompagnarci. Deve essere un ragazzo molto solo ed emarginato. Un po’ mi ha fatto pena e mi auguro che possa trovare la sua felicità.

Appena varchiamo la soglia della struttura da noi prenotata, i proprietari ci accolgono con il sorriso di chi aspetta  dei vecchi amici che  sono andati a trovarli. La loro estrema gentilezza mi permette di entrare immediatamente in confidenza con loro e di scoprire che sono dei grandissimi viaggiatori che hanno mezzo mondo. In particolare, osservando gli oggetti provenienti da varie città del mondo – ho modo di scoprire che il proprietario, che prima di andare in pensione era un marittimo, ha visitato i paesi dell’est europa quando c’era ancora la  cortina di freddo. E’ anche per questo motivo che mi faccio subito raccontare come è stato visitare  Praga nel 1970. A dire il vero, ci tiene anche a mostrarmi anche alcuni oggetti di ceramica acquistati a Sorrento ed è proprio quando gli chiedo cosa gli sia piaciuto di più della mia terra che mi spiazza del tutto: “mi sono piaciuti i negozi tutti diversi”. In effetti la circostanza che qui in Inghilterra trovi in ogni strada le stesse catene con ripetitività ossessiva e mai un negozio più originale può rendere sorprendente anche ciò che io reputo scontato.  L’alloggio, comunque, è molto confortevole, pulito ed ordinato. Per cenare riprendiamo l’autobus e torniamo indietro, precisamente a Yarmouth (voto 6), ma la cittadina è abbastanza deludente. Nel pub Head of King, comunque, si mangia benino.

 

 Giorno 3 – SABATO

Anche stamattina non poteva mancare la colazione all’inglese e il mio fegato non regge proprio più. Mangiare roba fritta praticamente ad ogni pasto, mi induce a saltare del tutto il pranzo. Ieri, tanto per cominciare, l’ho già fatto.

La giornata, comunque, è sorprendentemente splendida e ciò permette di rispettare il nostro programma e di passeggiare lungo tutta la costa per una ventina di kg. Il sentiero – così come il colpo d’occhio – è eccezionale e vale da solo il viaggio. Una funivia accompagna i turisti praticamente sulla spiaggia, ma noi preferiamo raggiungerla a piedi. Io provo anche a immergere i miei piedi nell’acqua gelida.

Il trekking (voto 10) prosegue dolcemente e – anche se si cammina praticamente su un prato – siamo completamente circondati dal mare su tre lati. La roccia cambia colore regalandoci, a volte, un paesaggio lunare tra il rosso e il giallo, ma è sicuramente il bianco il colore prevalente. Le needles – le rocce a picco sul mare – con il faro sono delle autentiche perle, ma è davvero un peccato – se non truffaldino – che facciano pagare un biglietto di 4 sterline e 30 per guardare il panorama. Dopo le needles inizia un lungo altipiano di almeno 5 kg alla cui sommità c’è una croce celtica con una dedica a Tennyson.  E’ qui  che d’estate praticano il deltaplano e si tiene il festival rock.  Scendendo attraversiamo un borgo molto carino in mezzo ad una piccola cala. Abbiamo percorso circa 22-25 km.

 A Brighston prendiamo l’autobus costiero che ci permette di attraversare anche il lato meridionale dell’Isola:  Ventor, Shanklin, Sandown. Questa zona è sicuramente la più esclusiva dell’isola e lo si nota subito per la presenza di ville piuttosto sfarzose. A Sandown (voto 6),  paesino molto british con il pier e la sola giochi, ceniamo piuttosto male in un pub, ma la nostra priorità è un’altra: cercare un locale che trasmetta la finale del Napoli.

Giorno 4 – Domenica

Torniamo indietro per visitare Shanklin (voto 7). La cittadina è incastonata nella Sandown bay e è caratterizzata da una spiaggia enorme interrotta solo dai costoni. Le case di paglia sono peculiari di tutta l’isola di Wight, ma è qui che vengono valorizzate al meglio. Visitiamo anche il giardino giapponese che arriva praticamente fino alla spiaggia. Poi, dopo aver giocato a minigolf in uno degli impianti presenti sul lungomare, pranziamo  in un pub con il tipico roast beef della domenica.

La giornata prosegue a Ryde (voto 7), cittadina molto vivace e in cui è possibile passeggiare sul secondo molo (pier) più grande d’Inghilterra – tra l’altro percorso da un trenino – per vedere Portsmought di fronte.

Visitiamo anche una Chiesa anglicana sorprendendoci per la presenza di giochi, libri e la sala caffè. Sotto questo profilo confesso che ogni volta che visito  una Chiesa anglicana rimango sorpreso per come gli inglesi non riescano ad essere meditativi nemmeno in un luogo di culto. Mi fa, tra l’altro, sinceramente ridere il modo in cui le Chiese anglicane si pubblicizzano affiggendo, oltre al proprio bilancio, persino l’organigramma con i nomi di tutti coloro che vi lavorano (dal prete all’organista): in Inghilterra ogni Chiesa anglicana ha il suo sito internet per promuoversi.

Finito il giro di Ryde, torniamo a Cowes, stavolta prendendo il traghetto gratuito che ci porta sull’altro lato (East Cowes, voto 6,5) e visitando anche questo centro.

CONCLUSIONI – ISOLA DI WIGHT, VOTO 8

L’isola di Wight è molto bella e sorprende per la sua natura esplosiva e quasi “irlandese”. Inoltre la reggia di Osborne è una perla che non ti aspetti in un luogo così selvaggio e che, quindi, regala un quid pluris al viaggio. E’ vero, tuttavia, che sulla buona riuscita di questo viaggio incide non poco il bel tempo. Tanto per essere chiari, se piove non sarà possibile fare il percorso di trekking attorno alle Needles e  ci si perderà il meglio perché quei panorami si possono vedere solo percorrendo il sentiero costiero. Volendo l’isola si  può visitare in  tre giorni, ma ritengo che la stessa – soprattutto d’estate – abbia molto da offrire. L’organizzazione del viaggio è stata impeccabile e nei bed and breakfast mi sono trovato sempre benissimo. L’unico errore logistico  è stato quello di pernottare a Sandown, che è un paese abbastanza morto, e non a Ryde.

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Una risposta a “Viaggio nell’isola di Wight

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