Lucia Cirillo, la ragazza che lascia baci sul cammino di Santiago.

Lucia – nel momento in cui ha iniziato a conversare con me – non sapeva che i pellegrini in genere nutrono un’insofferenza radicale nei confronti di chi percorre l’ultimo tratto del cammino di Santiago.

Io stesso ho sempre considerato i “turigrini” degli scrocconi che vogliono solo conseguire la Compostela senza comprenderne il significato e che occupano tutti gli albergues municipali obbligando chi è partito da lontano ad improvvise corse per trovare un posto per dormire.  Sennonché col tempo ho imparato che il numero dei sentieri macinati è del tutto irrilevante se non si ha una storia da raccontare.

 Sotto questo profilo Lucia Cirillo ha molto raccontare: ha 28 anni, vive in provincia di Napoli, ha frequentato la facoltà di giurisprudenza della Federico II ed è una giornalista. Quest’estate sarebbe dovuta partire per il Portogallo, alla fine è andata in la Galizia, precisamente a Sarria, lì dove per molti pellegrini il cammino finisce e dove invece lei è riuscita ad inventarsene uno suo creando il cammino a distanza e un nuovo simbolo pellegrino.

Allora, Lucia, scusami se sono impertinente: #MaQuantibaciVuoi?

Prima di partire ho conosciuto una ragazza che non ha potuto fare il cammino di Santiago e mi ha chiesto se potevo fare il viaggio a distanza con lei usando un simbolo dell’amore. Così lungo il cammino,  non sapendo se i pellegrini hanno un simbolo dell’amore,  ho lasciato dei cartelli con la scritta “ #Quantibacivuoi?” ,perché un bacio e’ sempre un incontro. Dopodiché, una volta  arrivata a Santiago, ho sentito raccontare la storia di due pellegrini che si rincorrevano lungo il cammino e lasciavano un cartello con queste parole. Si era diffusa la storia che a lasciare i cartelli fossero due innamorati . Per me è stato un  modo per viaggiare con gli affetti. Ora continuerò sempre a farlo. L’ho fatto  anche quando sono rimasta bloccata a Madrid.

Devo tutto a Marina. Lei mi ha fatto capire che non avevo amato abbastanza.

Chi è Marina?

E’ la ragazza che ho incontrato quando sono andata a chiedere informazioni sul cammino. E’ lei mi ha chiesto di portare con me un simbolo dell’amore, perché io avevo con me la sua lettera con tre desideri da lasciare al portico della gloria.

Quando hai deciso di intraprendere il cammino?

In realtà io non avevo alcuna intenzione di fare il cammino di Santiago. Il viaggio che era presente nella mia testa era in Portogallo. Volevo cimentarmi in un percorso all’avventura lungo le spiagge più belle.  Mi sarei dovuta fermare anche a Fatima.

Cercavi solo l’avventura, non avevi alcuna motivazione religiosa?

Sì, cercavo l’avventura, ma con una vera motivazione: tornare ad essere libera anche perché nella vita     di tutti i giorni sono sempre incasinata. Volevo andare in Portogallo per un motivo spirituale: due anni fa avevo scritto una lettera al santuario di Fatima e questa lettera è stata posizionata sotto la statua della Madonna. E’ un po’ come avere il proprio cuore sotto una pietra. Sennonché  la voglia di libertà e di avventura aveva preso il sopravvento sulle motivazioni spirituali

Quindi  ?

Mio fratello  mi disse che potevamo partire assieme. Io volevo farlo in camper, ma lui  ebbe l’idea di andare a piedi e propose il cammino di Santiago. Poi però  si è trasferito in Austria per lavoro.

E non siete più potuti partire…

Io ho continuato a pensare a questo viaggio. Una volta ho sognato persino due ceri spenti con la scritta Santiago ed ho fatto di tutto per organizzare il tutto.

Dovevo partire con una mia amica, ma due settimane prima della partenza si tirò indietro. Così ho pensato “se l’avessi saputo prima me ne sarei andata a fare una vacanza qualsiasi”, anche perché. nel frattempo, avevo chiesto ad un giornale di realizzare un reportage. Fortunatamente però conosco un ragazzo, Eddy, con il quale  iniziamo a correre insieme tutti i giorni per allenarci in vista di Santiago. In fondo ci speravo ancora. Nel frattempo un altro mio amico, Pino, si era proposto di accompagnarmi.  Da sola non sarei mai partita! Così  sono stata in un ‘agenzia viaggi per chiedere informazioni e lì ho conosciuto Marina e sua sorella Roberta, due ragazze che erano lì per organizzare un altro viaggio. Abbiamo iniziato a parlare e ho raccontato  loro del mio desiderio di andare a  Santiago. Anche loro avrebbero voluto farlo. Sennonché,  quando ho proposto loro di partire per il cammino, avevano già prenotato per andare a Berlino.

Che peccato!

Siccome  Marina  era dispiaciuta, le ho proposto di scrivere una lettera che avrei potuto portare con me fino a Santiago. Marina e sua sorella la scrissero e me la consegnarono..

Dopodiché la stessa Marina mi chiese se i pellegrini avevano un simbolo dell’amore. Siccome però conosco solo il simbolo della conchiglia, Marina mi chiede di inventarlo per fare il cammino a distanza assieme a me:  una comunione di storie e di sentimenti. Scelgo una frase che postavo su facebook spesso ma che non avevo ancora un gran significato, ovvero #Quantibacivuoi?, e le prometto che con questo cartello farò tutto il cammino. Sennonché durante il viaggio ho capito che questo cartello non era solo per Marina, ma  era anche per me. Lei, a modo suo, mi aveva stimolato a capire quanto gli affetti valgano nel percorso quotidiano, mentre io sono sempre presa dal mio lavoro

Forse, fino ad allora, non avevo amato abbastanza. Quindi lasciare un cartello ad ogni tappa è stato un po’ come chiedere scusa per questo e per realizzare una comunione dell’ anima con tutte le persone che durante il cammino mi sono mancate.

Come mai hai fatto questo gesto per una ragazza che in fondo conosci così poco?

Il senso l’ho trovato nella lettera che Eddy ha trovato per strada e che poi mi ha consegnato. La ragazza che l’ha scritta parla anche lei di baci. I baci, di fatto, riempiono il vuoto lungo il cammino di Santiago

Come è stato l’arrivo?

Sono arrivata da sola,  circa mezzora prima dei miei compagni di avventura. Solo che ho sbagliato porta. Sono rimasta seduta davanti alla porta sbagliata. Tanto è vero che non vedevo nessun pellegrino e ne ero sorpresa:  mi ero fermata alla prima porta credendo che fosse quella giusta e avevo gettato a terra lo zaino. Quando sono arrivati i miei amici e mi hanno vista, sono scoppiati tutti a ridere. Così ho capito perché i pellegrini che io vedevo passare non si fermavano dove mi ero posizionata io e proseguivano fino alla piazza che ancora non conoscevo. Santiago è stato come essere a casa

Il simbolo dell’amore, in verità, i pellegrini ce l’hanno già ed è la Croce che quest’ultimi tentano di portare con umiltà. Tanto è vero che sul punto più alto del cammino i pellegrini lasciano una pietra  ai piedi della Croce di Ferro (Cruz de Hierro). La prossima volta che Lucia – magari assieme a Marina e Roberta – vorrà essere sul campus stellae, sono sicuro che si fermerà lì per lasciare anche il proprio cartello. 

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