Londra parla napoletano – La Chiesa degli italiani a Londra.

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La Chiesa degli italiani a Londra si trova a due passi dal British Museum ed è stata eretta nel 1863, cioè nel periodo in cui il popolo dell’ex Regno delle Due Sicilie conobbe – per effetto delle razzie compiute dai barbari venuti dal nord – l’emigrazione sulla propria pelle.

Mancano ancora 15 minuti all’inizio della messa di Pasqua, ma centinaia di persone si sono già radunate davanti al piazzale antistante in attesa di potervi entrare.
La maggior parte di loro non appartiene alla generazione dei voli low cost e non è venuta a Londra solo per fare un’esperienza temporanea.
Sono persone che non incontri a Piccadilly Circus alle tre di mattina né le scorgi in metropolitana.
Qui ci sono emigrati veri che hanno i calli alle mani e i cui occhi fanno trapelare i sacrifici patiti per sopravvivere in una terra tanto diversa per usi e costumi. Oggi però indossano quasi tutti il vestito buono della domenica come si faceva nei piccoli paesi 60 anni fa.
Due ragazzini, che parlano inglese, indossano un cappellino del Napoli.
Io li guardo e accenno un sorriso.
Subito dopo un anziano signore si avvicina e inizia a interrogarmi parlando uno strano dialetto napoletano ormai estinto: “siete di Napoli?”; “Che tempo fa lì?”; “Esiste ancora il negozio del Francese in via Pietro Castellino?”.

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Non me lo chiede tanto per far passare gli ultimi minuti di attesa, ma perché vuole sapere per davvero notizie sulla città che non rivede da una vita intera.

La sua curiosità però non è solo estemporanea e – per continuare l’interrogazione – arriva ad invitarmi a casa sua a pranzo sostenendo che sua nuora ha fatto un’ottima pastiera.

Finalmente, quando mezzogiorno e mezzo è ormai passato, una voce inglese ripete alla folla impaziente di entrare da una porta laterale: “please, other side, other side”.
Appena riesco ad entrare in Chiesa, ad accogliermi c’è una un quadro della Madonna di Pompei, mentre l’organo suona una musichetta che mi sembra familiare.
Ci metto, tuttavia, due minuti per capire che si tratta di “ti voglio bene assaje”.

Sul bancone in cui mi siedo c’è anche una copia del “Londra sera”, un giornaletto che dà contezza delle attività della comunità italiana.
Sulla prima pagina si parla del tour londinese di Tony e Peppe Servillo, sulla seconda c’è un’intervista ad un pizzaiolo di Potenza, sulla terza un dossier sulla mozzarella di bufala. Le altre, invece, contengono solo foto di monumenti con una breve didascalia che precisa la città in cui sono state scattate: Napoli, Pompei, Capri, Sorrento, Palermo, Catania, Lecce.

Quando arriva il prete contemporaneamente riparte il motivetto:
“Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a me”.

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