Alla scoperta del rione Sanità, un quartiere popolare che nasconde tanta aristocrazia.

La visita al rione Sanità non può che iniziare dal varco di via foria, una via che – già dal nome – indica che siamo fuori dalle mura della città. Infatti,  appena di fronte al museo archeologico-nazionale, vi è la porta San Gennaro dipinta come ex voto da Mattia Preti per fermare la peste che nel 1656 colpì la Capitale.

porta

Se, infatti, la Sanità oggi è pienamente inglobata nel centro urbano e, anzi, è fin troppo caotica, anticamente era una vasta area di campagna amena in cui buona parte della nobiltà napoletana si rifugiava per rilassarsi tenendo comunque sott’occhio la vicina reggia di Capodimonte.

Ferdinando Sanfelice, però, non si accontentò di una semplice casa in campagna e alla

Sanità vi si trasferì in pianta stabile.

Cosicché, soprattutto grazie al suddetto nobile architetto (o architetto nobile?),  alla Sanità è possibile vedere alcuni dei palazzi più belli  di Napoli, quali – in primo luogo – il palazzo dello Spagnolo – dove doveva sorgere un museo dedicato a Totò e si spera possa esserci in futuro – e quello di Sanfelice.

 

Inoltre, subito dopo essere passati per il ponte della Sanità che arriva proprio a Capodimonte, sarà possibile entrare nella basilica di San Gennaro fuori le mura e poi in quella di Santa Maria alla Sanità, Chiesa quest’ultima  cui teneva particolarmente il personaggio sul quale poi Eduardo de Filippo scrisse “il sindaco del Rione Sanità”.

 

Tale Chiesa, oltre ad essere molto bella, consente di accedere alle catacombe di San Gaudioso, che – assieme a quelle di San Gennaro –  non possono non affascinare il visitatore per le peculiarità che le rendono uniche nel loro genere.

Ingresso delle Catacombe di San Gaudioso

 

 

Affresco nelle catacombe di San Gennaro: la piccola Nonnosa (al centro) tra la madre Ilaritas (a sinistra) ed il padre Theotecnus (a destra).CATACOMBE DI SAN GENNARO

E’, tuttavia, “il cimitero delle fontanelle” a rendere la visita incredibile.Si entra, in fondo, in una galleria di tufo molto suggestiva piena di teschi messi in fila ordinatamente a partire dal 1656 quando, in occasione della peste di cui ho scritto sopra, migliaia di ossa vennero ritrovate da un frate nel vallone in cui confluiva l’acqua piovana.

FONTANELLE2

Successivamente nacque il rito delle “anime pezzentelle” in base al quale ogni abitante del rione provvedeva ad adottare un cranio (detta pezzentella)  in cambio della sua protezione.

Il posto – come detto – è unico nel suo genere anche per la location molto suggestiva, ma il culto delle “anime pezzentelle” non è un unicum napolitano:  io l’ho ritrovato anche a Guimaraes  in Portogallo.

 

Palazzo Sanfelice

 

 

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2 risposte a “Alla scoperta del rione Sanità, un quartiere popolare che nasconde tanta aristocrazia.

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