Diario del viaggio in Belgio e Olanda – capitolo 1 Bruxelles, Bruges, Gent.

GIORNO 1
Mentre l’aereo ha da tempo aperto le porte per far uscire i passeggeri, il tizio  vestito da Tony Montana con la  camicia a fiori e la giacca bianca seduto accanto a me continua a giocare a candy crush impedendomi di passare. Gentilmente gli chiedo di alzarsi con un semplice “pardon”, ma ne ricavo solo una risposta abbastanza isterica e scostumata. Allibito per la reazione preferisco non rispondere: forse stava facendo il suo record personale di punti dopo 50 anni di pratica o, piuttosto, questi belgi sono più antipatici dei francesi. Chissà!

Nel frattempo sono già le 9.30 e devo sbrigarmi a raggiungere il centro di Bruxelles. Lo shuttle costa ben 17 euro e – secondo quando prospettatomi dall’autista – dovrebbe partire tra 5 minuti. In biglietteria con me c’è un’altra backpacker e io, per galanteria, la faccio passare avanti. Non l’avessi mai fatto: dopo aver posato il mio zaino nel bagagliaio dell’autobus, vorrei salire a bordo, ma l’autista mi blocca e perentoriamente mi invita a scendere perché – per via della persona che avevo fatto passare avanti – si erano appena esauriti i posti e non era possibile viaggiare in piedi.

Arrabbiato e ancora più allibito, torno in biglietteria chiedendo la restituzione del prezzo versato in modo da poter prendere un taxi condiviso con altri italiani – che, tra l’altro, mi sarebbe costato  di meno dell’autobus – ma ne ricavo solo un ennesimo rifiuto.

E’ per questo motivo che, prima di arrivare alla stazione di Midi, passa almeno un’altra ora e mezza di attesa. Qui, inoltre, non sono tutt’altro che al sicuro. In giro ci sono facce che non mi piacciono e mi scrutano a distanza. Per questo chiedo a l’unico passante che mi sembra affidabile se sa dove posso prendere un tram per andare alla stazione Nord. La risposta, però, mi spazza: il tram di notte per un turista con lo zaino non è sicuro. Rectius: la rapina è assicurata. Il mio informatore, pertanto, mi indirizza verso il treno e mi spiega che devo stare molto attento anche alla stazione nord. In effetti non ha tutti i torti e anche alla stazione del nord ci sono ovunque sbandati, tossici, barboni e persone che urinano davanti ai passanti. Non immaginavo che Bruxelles fosse tanto degradata. Non so dove andare e individuare via Emile Jacqmain  non mi risulta affatto facile. Sinceramente non mi è mai capitato di camminare in una città tanto pericolosa, eppure sono uno che ha viaggiato e ha visitato buona parte di questo continente. E’ anche per questo motivo che, quando imbocco la giusta direzione per l’ostello da me prenotato, cerco di evitare di sembrare una preda troppo facile ed evito di perdere ulteriore tempo. L’ostello in questione   (2 GO4 Quality Hostel, un posto da evitare ),  tra l‘altro, ha camere piccolissime e – vista l’ora tarda – le persone che condividono la stanza con me stanno già dormendo.  Così, pur di non disturbare, sono costretto a farmi la doccia al piano di sotto e – dopo aver lasciato lo zaino in camera (almeno quello!) – me ne esco in giro per la città per vedere se anche il centro è degradato come il resto della città. Ora, se non altro, non sono più una preda e non posso più essere identificato come un turista che non conosce le strade.  Vorrei andare al Delirium, un pub famoso perché offre la possibilità di scegliere tra più di 400 birre, ma non so assolutamente dove si trovi. Fortunatamente attorno alla gran place la situazione è abbastanza tranquilla e così decido di fermare un ragazzo con la camicia che dall’aspetto sembra tutt’altro che un rapinatore. Mentre quest’ultimo mi risponde in inglese, capisco subito che è italiano. Si chiama Diego, è marchigiano, fa l’avvocato (gulp), ha la mia età (gulp) e anche lui è alla ricerca del Delirium.  Ci associamo subito e assieme andiamo in questo locale che, a dire la verità, trovo a dir poco spettacolare. Qui  scelgo di provare la birra al cocco servita in una noce per il gusto di bere la birra più stravagante che c’era e rimango fino alle 2. Dopodiché, dopo un salvifico panino dal mc donald’s, l’unico posto per mangiare ancora aperto, la strada mia e quella di Diego si separano.

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