Arrivo a Dresda

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Appena varchiamo il confine tedesco, la Polizei sale sull’autobus per controllare i documenti di tutti i passeggeri. Uno degli agenti guarda con attenzione la mia foto presente sulla carta d’identità per capire se l’uomo con la barba che ha davanti a sé è la stessa persona, ma per fortuna si lascia persuadere facilmente senza che io debba proferire parola. Il paesaggio della Sassonia è molto diverso rispetto alle campagne della repubblica ceca e in fondo molto meno monotono, ma i tedeschi sono pur sempre tedeschi. Dresda mi accoglie con i suoi mercatini di Natale pieni di allegria e musica a tema. Epperò fa freddo, un freddo che non ho mai provato come sto provando ora. Tanto più che la lampo della mia giacca a vento si è rotta e io, mentre attraverso uno dei  ponti che spezzano la città, rischio di congelarmi le mani benché stia indossando i guanti. Mi rifugio così in un museo in costruzione,  probabilmente dedicato ai dinosauri, sperando di riacquistare la sensibilità alle mani mentre osservo i ponteggi, La città, comunque, merita. Davanti al teatro lirico, da cui mi cacciano perché non è orario di visita, due russe mi chiedono un’informazione scambiandomi per un indigeno, mentre io cerco di tradurre qualche parola di tedesco per capire dove sto andando. lo Zimmer ospita una pinacoteca straordinaria, ma quasi nessuna opera è stata realizzata da artisti tedeschi. Vorrei fare una foto ad un dipinto di Luca Giordano, ma i custodi – mentre l’azione è  ancora solo nei miei pensieri – mi fulminano subito e mi intimano di desistere dalle mie intenzioni. Come vorrei potergli spiegare che Luca Giordano è mio e dovrei solo prendere il dipinto lì custodito e riportarlo a casa, cioè a Napoli.

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In strada ci sono centinaia di soldati e io temo che stiano organizzando qualcosa di spiacevole: in fondo – oltreché dalla repubblica ceca – siamo a pochi passi dalla Polonia.

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Nella camera dell’ostello da me prescelto sono rimasto solo fino a tarda ora.  Dopodiché – quando ormai non mi aspettavo che arrivasse qualcuno – si presenta un ragazzo ceco che definire strano è puramente eufemistico. Mi pone continuamente domande su tutto ciò che non gli dovrebbe interessare e subito ipotizza che io sia spagnolo. Non mi va di deluderlo e tantomeno ho interesse a fornirgli troppe informazioni, così gli confido di essere di Valencia.  D’altra parte un po’  è vero e non è la prima volta che faccio lo spagnolo.

Invero è un tipo un po’ sospetto, anche perché mi chiede persino  di fornirgli l’indirizzo di casa in modo che in futuro potrà tenersi in contatto con me e conseguentemente mi costringe – di fatto – a fornirgli un indirizzo di Valencia.

Ciò nonostante – benché sia una presenza fastidiosa – lo accompagno al ristorante dell’ostello mentre lui cena con una…”pizza” di plastica.

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La serata, per quanto mi riguarda, potrebbe finire qui.

Sennonché, quando meno me lo aspetto, ricevo un sms da parte di Laura – una ragazza tedesca che vive a Dresda e che ho conosciuto anni fa –  che mi intima di raggiungerla  in un pub di piazza della Vittoria nella parte nuova della città.

Siccome io non parlo una parola di tedesco, mentre il mio nuovo compagno di stanza – che chiamerò Gioacchino – se la cavicchia egregiamente, gli chiedo se gli va di unirsi anche lui alla serata. Ovviamente accetta e assieme andiamo a prendere il tram che ci porterà a piazza della Vittoria in pochi minuti. Qui Laura ci attende e ci porta in un pub che definire alternativo è  riduttivo. Assieme a lei ci sono altri due tedeschi davvero tedeschi che iniziano continuamente a farmi domande sul Valencia calcio, squadra di cui non so assolutamente nulla ma comunque di più rispetto a due calciofili stranieri.


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Solo che Laura lo sa che sono di Napoli, così – per non svelare il mio inganno  e confidando nella circostanza che parliamo lingue differenti – inizio a  millantare di  essere ora tornato a Valencia dopo alcuni anni vissuti all’estero, laddove per “estero” intendo Napoli. Inizio così a parlare della  festa della tomatina e delle altre che sono nell’immaginario collettivo di cruccolandia.

Infine, quando ritorniamo all’ostello, si sono fatte quasi le tre e siamo stanchissimi.

Ciò nonostante io alle 7 di mattina sono di nuovo in piedi e non ho la possibilità di salutare Gioacchino, visto che dorme ancora.

Poco male. Nel caso ci rivedremo sicuramente …a Valencia.

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 DRESDA: VOTO 7,5.

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