A #Londra

Ed eccomi qui,
dopo quasi 10 anni, sono tornato di nuovo a Londra,
– stavolta con un casatiello nascosto nello zaino e con la consapevolezza che, essendo mezzo azzoppato, azzopperò a mia volta il primo sciroccato che mi vorrà sorpassare in quella che qui chiamano la TUBE –
con sensazioni molto polarizzate:

da una parte sto rivivendo il mio primo viaggio senza genitori (a quattordici anni) e in completa autonomia (a 16 anni), dall’altra si è appena rinvigorito l’odio che nutro per una nazione del tutto insipida che ha inquinato il mondo con il suo modo sempliciotto e immediato di intendere la vita.

Sin dalle scuole medie, infatti, ci fanno il lavaggio del cervello per imparare una delle lingue più primitive esistenti, nonché una letteratura che – a parte il siciliano Michelangelo Florio Crollalanza (meglio noto come William Shakespeare) – non ha mai prodotto nulla di interessante.
Sennonché l’Inghilterra, oltre a diffondere una subcultura priva di etica, nella sua storia ha rotto le scatole a chiunque, anche al Regno delle Due Sicilie, della cui caduta è stata l’artefice e motivo per il quale – come direbbe il Marchese del Grillo al falegname ebreo Aronne Piperno – “sono tuttora ancora un po’ incazzato”.

Ciò detto, ritorno in questo melting pot tribale, che non mi ha mai lasciato nulla né dal punto di vista umano né culturale e in cui non sanno cucinare nemmeno un uovo in camicia, rispolverando le profetiche parole di Enrico Maria Salerno:
“Dio stramaledica gli Inglesi”!

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