Ci sono tre spagnole, due napoletani, un italiano e due tedesche ( Diario del cammino portoghese. Settima tappa ).

– 22 luglio – La prima regola del pellegrino è usare solo le gambe per muoversi, cioè rispettare se stessi e il proprio cammino. La seconda, invece, è rispettare gli altri e il loro cammino, cioè non disturbareDSC02277 Questa seconda regola ha come corollario che non bisogna fare baccano e, dopo le 22, si devono spegnere le luci. Ai turigrini di Coimbra, che stanotte condividono la stanza con noi, tuttavia  quest’ultima regola non deve essere nota e – infatti – dopo aver fatto rumore senza autocensura alcuna per tutto il pomeriggio, continuano a dare fastidio anche nel corso della notte senza fregarsene di chi deve svegliarsi alle 6 del mattino. Per questo, dopo aver cercato di addormentarmi con porte che vengono sbattute e luci continuamente riaccese, nonché di trattenere  la pazienza, dopo mezzanotte decido di porre un freno alla maleducazione. Il primo avvertimento è garbato: mi limito a spegnere la luce, chiudere la porta e augurare una buonanotte a tutti. Il secondo è più diretto: busso contro il muro per interrompere il vociare e le urla fastidiose provenienti dai corridoi. Il terzo, invece, riassume tutte le reazioni che un pellegrino non dovrebbe mai avere: un perentorio “mò bast” seguito da un altrettanto perentorio “avete davvero scocciato”. E’ tuttavia nel momento in cui il più fastidioso dei turigrini da me contestati, un quarantenne barbuto arrogante quanto scostumato, mi passa accanto sgusciando e sbiascicando le parole “what’s your problem”?, che io – arrabbiato per davvero – mi alzo dal letto, guardo il personaggio dritto negli occhi, mi porto il dito indice della mano destra sulla bocca e sussurro: “you are my problem. Shut up!”

Certo, non è bello perdere la pazienza ed essere costretti a minacciare un palliatone, ma – se non altro – almeno così sono riuscito ad ottenere il silenzio e anche le scuse dei compagni del barbuto.

Quando mi sveglio, ore 5.30, il nervosismo non è ancora passato e avrei voglia di far vivere ai turigrini di Coimbra ciò che ho subito io poche ore prima. Li dovrei svegliare tutti rumorosamente accendendo le luci e sbattendo le porte, ma in fondo un’azione cattiva nuoce solo a chi la fa e conseguentemente mi limito a chiamare silenziosamente Antonio e a prepararmi al buio.

Ciò benché non mi sia ancora passato  lo sdegno e il disgusto per quei turigrini, di solito in bicicletta, che si alzano con comodo alle 9, pedalano un per un paio di ore e poi – subito – si mettono in fila davanti agli albergues per riempirli il prima possibile  e lasciare fuori i pellegrini che restano a camminare.

Comunque, quando siamo usciti da Redondela, i miei pensieri sono già più ameni.

Un gruppo di boy scouts romani, che avevo conosciuto ieri, ha appena “battezzato” con il nome di Santiago un gattino che ci segue. Chissà perché noi pellegrini chiamiamo ogni animale che incrociamo Santiago o, come nel mio caso, Santi e Santino. Con questo gruppo camminiamo fino al bel borgo di Pontesampaio, dove ritroviamo il mare per la prima volta in questo cammino, poi io e Antonio li lasciamo alle nostre spalle. Antonio ha il passo del gran camminatore, ma – appena il sole inizia ad imporsi – va subito in crisi e decelera.DSC02272 Se dipendesse da lui, cammineremmo solo di notte. E’, infatti, proprio mentre stiamo per arrivare a Pontevedra e siamo usciti dal sentiero per camminare sulla statale – che, tra l’altro, è anche pericolosa per il passaggio di mezzi pesanti a tutta velocità – che Antonio inizia ad andare in affanno. Nemmeno un paio di soste gli permettono di riprendersi: in fondo ha ragione, camminiamo sempre e non ha mai il tempo materiale per riprendersi. La cattedrale di Pontevedra, così come il convento di San Francesco, merita comunque la sosta.

Sennonché è presto, abbiamo percorso solo 20 km e dobbiamo anticipare il nostro arrivo a Santiago di un giorno, visto che i festeggiamenti per il dia del Apostol si tengono nella serata del 24 e non – come credevo – il 25. E’, pertanto, con questi nobilissimi propositi che ci rimettiamo in marcia facendoci forza e coraggio all’uscita da Pontevedra. Se le mie informazioni sono esatte, il prossimo albergue dovrebbe trovarsi a Briallos o, in alternativa, a Caldas de Reis, ma purtroppo le mie distanze da me rilevate sono errate e sulla strada non c’è una sola persona alla quale chiedere informazioni precise. Alba e San Amaro sono, infatti, dei borghi abitati solo da qualche contadino e noi li stiamo attraversando durante l’ora della siesta. Antonio, però, davvero non ne può più e, secondo i miei calcoli molto approssimativi, per Briallos dovrebbero mancare circa 5 km. Non me la sento, sinceramente, di farlo soffrire così e,  al pari dei turigrini di Coimbra, seppur a malincuore, sono anche io costretto a violare nuovamente una regola del buon pellegrino e mi spingo a chiedere un passaggio. L’automobilista che fortunatamente si ferma e inchioda bruscamente proprio davanti a noi,  si fa chiamare el Chicho ed è un simpatico quanto pigrissimo galiziano che, con una punta di orgoglio, ha sempre rifiutato di compiere il cammino. Se glielo chiedessimo, ci porterebbe ovunque e – infatti – vorrebbe quasi proporci di accompagnarci direttamente a Santiago (!!!). E’, invece, in aperta campagna, a Briallos, che gli chiedo di lasciarci. Lui, d’altra parte, sembra assai divertito: da queste parti anche il passaggio di un pellegrino è una notizia e così, quando ormai ci siamo salutati, scende dalla macchina con noi e ci scatta subito un selfie. Prima di salutarci mi chiede anche come potrà trovarmi su facebook in modo da potermi inviare la richiesta d’amicizia. Quindi? Quindi ora su facebook rientro ufficialmente tra i 150 amici di El Chicho (leggasi elciccio).

Antonio, intanto, si era addormentato: dubito che stasera vorrà fare il guappo con le capriole.

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L’albergue di Briallos è una specie di oasi nel deserto. E’ un albergue bellissimo in mezzo al nulla e – almeno per ora – senza nemmeno la hospitalera. I pellegrini presenti sono pochissimi: tre spagnole, quattro coreani, quattro tedesche e Marco, il signore umbro che avevamo conosciuto nel primo albergue a San Pedro de Rates. Ad Antonio Marco è particolarmente simpatico e spesso si era augurato di rincontrarlo lungo il cammino. Abbiamo molte cose da raccontarci e – finalmente – possiamo organizzare una cena assieme. L’unico bar/salumeria di Briallos non è altro se non la cantina di un’abitazione privata convertita in dispaccio per i pellegrini. Siccome siamo pochi pellegrini in un enorme albergue con cucina, propongo di cenare tutti assieme. Il menù? Manco a dirlo: pasta, tonno e olive più vari ed eventuali alimenti di contorno a discrezione di ciascun pellegrino.

Tra le convitate ci sono anche due tedesche che, dopo aver accettato con entusiasmo la mia proposta (“evviva, stasera non mangeremo il solito pacchetto di patatine”, avranno pensato), si sono messe a mangiare in silenzio e poi – sempre in silenzio – se ne sono andate via. Per punirle le abbiamo fatto pulire tutti i piatti con la scusa che ognuno di noi deve fare qualcosa: i tedeschi, in fondo, devono essere trattati solo così, cioè da automi del tutto asociali che ubbidiscono agli ordini. D’altra parte è pur vero che nemmeno le spagnole mi convincono più di tanto e i coreani hanno mangiato per i fatti loro.  Una di questi, tra l’altro, mentre cucinava, stava per provocare un incendio dopoché  – su mio suggerimento – ci aveva preso gusto ad aggiungere olio nella padella. Solo quando io, in napoletano, visto che non parlavano nemmeno l’inglese, ho detto “ca appicciamm tutt cos (id est: rischiamo di incendiare tutto l’edificio), la diretta interessata ha capito come limitare l’uso dell’olio da cucina. Nelle operazioni, tuttavia, mi sono bruciato un dito: possibile che ogni volta che torno sul cammino di Santiago debba succedere?

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