Alla scoperta del Camino de Santiago (intervista di Total Free Magazine).

—-di Ilaria Dot

“Il Narrabondo – diario di un pellegrino che scrive coi piedi”. Si presenta così il blog di Ernesto, esperto conoscitore del Camino de Santiago che ha scelto la rete come mezzo di condivisione. Lì, dalle pagine del suo diario virtuale, racconta con passione l’esperienza di viaggio che gli ha cambiato la vita. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per cercare di conoscere meglio uno dei lati più mistici ed intriganti di Spagna. Ecco cosa ci ha risposto.

D. Quante volte hai percorso il Camino de Santiago e quando è stata la prima?

R.L’ho percorso due volte. Nel 2011 sono partito da San Jean pied de port attraversando il passo di Roncisvalle, mentre nel 2012 ho scelto Irùn nei Paesi Baschi per compiere il “cammino della costa”.

D. Per cominciare qualche informazione pratica per i “profani” come me: come si organizza un viaggio del genere? Quali sono le cose da pianificare e prenotare in anticipo. e cos’è assolutamente imprescindibile portare con sé?

R. Un viaggio del genere non si pianifica: le variabili sono talmente tante che sarebbe sciocco persino provarci. Io, prima di partire, ho prenotato solo il volo di andata senza nemmeno pensare alle tappe che avrei dovuto compiere ogni giorno. Per il resto è indispensabile preparare al meglio il proprio zaino portando con sé solo l’essenziale: un coprizaino impermeabile, un coprilenzuolo, un copricuscino, un ago con il filo per curare le vesciche, garze, betadine, delle buone scarpe, dei sandali, una torcia, un ricambio, del sapone di marsiglia e uno schemino con tutte le notizie essenziali da sapere su alloggi e distanze. Sconsiglio vivamente di portare altri “pesi”.

D. Quali caratteristiche deve avere un pellegrino per affrontare quest’avventura?

R. Io penso che un pellegrino debba aspirare ad avere ciò che i socratici chiamavano “sophrosyne”, parola che letteralmente significa “salvezza dell’anima” e richiama un concetto di saggezza che si acquista solo quando tutte le prove che si affrontano vengono superate. Il pellegrino è colui che rispetta le leggi del cammino e, con umiltà, ne accetta le lezioni.

D. A chi la sconsiglieresti?

R. A chi confonde il concetto di viaggio con quello di vacanza e ha troppa fretta, a chi pensa di fare dello sport e ai turisti.

D. Cos’ha il Camino de Santiago in più rispetto ad altre esperienze di pellegrinaggio religioso?

R: Innanzitutto è importante dire che si attraversa la Spagna: se il cammino di Santiago passasse per un’altra nazione, sicuramente non avrebbe lo stesso successo che sta riscuotendo! Ognuno dei tre pellegrinaggi maggiori (Santiago, Gerusalemme e Roma) serve per concentrarsi su uno delle tre virtù tra Fede. Speranza e Carità. Tuttavia, mentre un pellegrinaggio a Roma si svolge tutto in funzione della meta, nel cammino di Santiago strada e meta sono tra di loro complementari. Voglio dire che senza il cammino non avrebbe senso arrivare alla meta così come non avrebbe senso raggiungere la meta senza aver affrontato il cammino.

D. Raccontaci qualche incontro che hai fatto nel corso del pellegrinaggio e che ti ha particolarmente segnato.

R. Di incontri straordinari ne ho fatti tanti, però mi è d’obbligo citare i ragazzi spagnoli che mi sostennero quando ho avuto alcuni gravi problemi fisici e che arrivarono a “rubarmi” temporaneamente lo zaino pur di aiutarmi a concludere le tappe. Tuttavia mi sento di dire che l’incontro più atipico è stato quello con Thibaut, francese che, dopo due anni, non ha ancora smesso di camminare e ora si trova nei pressi dell’ Himalaya. Poi, se permetti, vorrei ricordare anche l’incontro con Santi, l’enorme mastino spagnolo che mi guidò fino al Cebreiro, salvo poi piantarsi a terra quando arrivammo sulla vetta per aspettare che il suo padrone lo venisse a riprendere.

D. A livello puramente turistico, quali paesaggi di Spagna, attraversati durante il Camino, ti sono più di altri rimasti nel cuore?

R. Lungo il cammino francese ho molto apprezzato la prima tappa sui Pirenei e l’attraversamento della Galizia. Le città più belle sono Burgos, Astorga, Leon e, naturalmente, Santiago de Compostela. Il cammino della costa invece è, dal punto di vista paesaggistico, sicuramente più bello – anche perché si è sul mare – ma i posti più incantevoli sono sicuramente nei Paesi Baschi e nel primo tratto in Cantabria. In particolare voglio citare San Sebastian, Castro Urdiales, San Vicente de La Barquera, Laredo e Somo.

D. In base alla visione che hai avuto della Spagna, quali sono le principali differenze tra quel Paese e il nostro? Che cosa pensi che noi italiani dovremmo imparare dagli spagnoli?

Premesso che sono napoletano e, di conseguenza, sicuramente più spagnolo che italiano, penso che gli italiani debbano emulare la gentilezza e la bontà d’animo degli spagnoli, nonché imparare a stressarsi di meno e ad apprezzare la vita di più. In Spagna ci sono grandi differenze culturali da regione a regione, ma ovunque ho trovato persone di cuore. Se poi in Italia importassimo anche l’organizzazione e le puntualità propria degli spagnoli, sono sicuro che io mi troverei meglio.

R. Per concludere, parlaci del tuo blog: cosa ti ha spinto ad aprirlo, che tipi di contenuti possiamo trovarci, etc.

https://narrabondo.wordpress.com/ è nato per fornire notizie ai miei parenti che mi seguivano dall’Italia e per raccontare loro ciò che mi succedeva ogni giorno. Successivamente è diventato un vero e proprio contenitore di racconti e aneddoti per spiegare cosa sia il cammino. Vi si possono, tra l’altro, trovare diverse foto e i quasi 300 video che ho realizzato con la collaborazione involontaria dei miei compagni di viaggio.

Ringraziando Ernesto, vi invitiamo quindi a seguirne le “avventure” online, per una documentazione sempre ricca e stimolante su di un’esperienza che affascina anche al di lá della fede.

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