Se al Sud lo scambio diventa coatto

A poco più di un mese dalle prossime elezioni politiche che – tanto per cambiare – vedono contrapposti tutti candidati premier nati e vissuti sopra il fiume Po, concedetemi di chiedere ospitalità al sito scambieuropei al fine di proporre ai giovani cosmopoliti che vogliono mangiarsi il mondo di andare a scoprire il Sud. Sì, il Sud, proprio il Sud, quella magnifica porzione di territorio che va dal Volturno fino a Pantelleria e di cui nessuno si occupa, visto che, mentre il mondo si fa sempre più piccolo e attraversare i continenti è diventato un gioco da ragazzi, il Sud si fa sempre più lontano anche per i suoi abitanti – i sudici – che l’hanno dovuto lasciare a malincuore. E’ infatti – almeno per me, ma non per i tg! –  notizia di oggi quella relativa ai fondi stanziati nel 2013 per i lavori di manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo del patrimonio scolastico italiano. I fondi, come risulta da fonte attendibile, saranno così ripartiti: al Nord andranno € 108.615.000, pari al 97,2% del totale, mentre al Sud 3.185.000, pari ad un ridicolo 2,8%.

Si tratta di numeri particolarmente interessanti, soprattutto se letti alla luce di altri dati altamente antipatici che mi è doveroso elencare sinteticamente: a) nel 2011, per le grandi opere, 21 miliardi sono andati al Nord (99%), mentre al Sud meno dell’1%, ovvero solo due milioni; b) la spesa sociale nel 2011 al  Nord è stata del +5%, mentre al Sud  di – 1,5%; c) la spesa per  lo sviluppo ferroviario negli anni 1996-2006 ammonta all’ 86% al Nord e al 14% al Sud; d) Negli stessi anni gli investimenti per l’industria ammontano a 1,1 miliardi per il Nord e 200 milioni al Sud; e) Per la sanità viene investito il 20% in più al Nord anche se il Sud ha il 40% di strutture ospedaliere in meno.

Dati, quelli suindicati, che i media si guardano bene dal diffondere – forse nel timore di una  sollevazione popolare – che spiegano bene perché negli ultimi 10 anni il Sud ha perso più di un decimo della sua popolazione (2,5 milioni di persone di cui il 23% laureato) e i simboli risorgimentali  siano sempre più malvisti a certe latitudini.

Ebbene, pur non volendo dare una connotazione politica a questo post  e pur considerando la mobilità europea una risorsa quando questa sia frutto di una libera scelta e non di costrizione, propongo a tutti coloro che sono desiderosi di fare nuove esperienze di venire a fare il loro scambio europeo al Sud.

Venite a fare i segnali umani sulla salerno-reggio calabria per indicare dove sarà ubicata la prossima deviazione e a  fare i badanti di chi viaggia su treni che arrivano a destinazione quando ormai non ci si crede più o a portare il pallone per l’ora di educazione fisica in una scuola e industriatevi per fare i volontari qualche ospedale.

Sarà una palestra di vita che vi permetterà di arricchire i vostri curricula, di conoscere nuove lingue e di studiare direttamente gli effetti del colonialismo.

Se l’italia – nei rappresentanti dei governi e delle varie istituzioni – non ama il Sud, dimostrate di amarlo almeno voi.

Perché qui, al Sud – una terra da cui nessuno se ne andrebbe se potesse scegliere – oltre all’accoglienza e ad uno splendido stile di vita, troverete anche tante idee e tante persone che vorrebbero avere solo un’occasione per poter investire!

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