“Devo uccidere qualcuno pe trovare un lavoro?

Alla Cortese Attenzione del Presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano

Caro Presidente,

ho quasi 30 anni, sono laureata e ho due master. Ho fatto una miriade di lavori, ma la mia disoccupazione non è riconosciuta dallo Stato per un cavillo di pochi giorni, così vivo sulle spalle dei miei genitori. Non so se riuscirò mai ad avere una famiglia mia perché non posso pensare al mio futuro, figuriamoci pensare ad un futuro a due! Così magari morirò anche sola, in maniera simpatica però!

Sono nata e cresciuta a Palermo, dove al momento (per meglio dire da sempre) ci sono evidenti problemi di disoccupazione, e in questi giorni i “lavoratori” delle cooperative sono in sciopero e hanno messo a soqquadro la città. Tralascerò i problemi dovuti alla malapolitica votata da gente ignorante che crede nel voto di scambio, anche se questa è la piaga più grande non solo della Sicilia, ma dell’Italia intera.

A Palermo non abbiamo servizi, ma il Comune in dissesto deve prendersi cura di questi fannulloni e spesso ex carcerati che “lavorano” in gruppo: uno pulisce le aiuole e altri 10 lo guardano giocando a carte…ma loro sono anche più visibili di me e di quelli come me, perché usano la forza per protestare contro questa disoccupazione imperante.

Noi giovani/laureati/disoccupati siamo in tanti, ma forse troppo silenziosi, e così gli anni della nostra vita passano aspettando che qualcosa si muova in questo Stato in cui è sempre più difficile credere e con cui sta diventando impossibile comunicare. È difficile guardare al futuro quando non hai la minima prospettiva che le cose cambino, quando devi chiedere 10 euro ai tuoi genitori per vivere, o per lo meno per tirare avanti, e cerchi di farteli durare il più possibile.

Che vita è dover dipendere dalla tua famiglia senza poter sperare in un’indipendenza? Senza poter sperare di avere, un giorno, una casa per te?

E così caro Presidente, vien voglia di non vivere più perché sanguini e ti spacchi la schiena e accetti qualsiasi sopruso senza mai risparmiarti, ma nessuno crede in te e sei sempre più solo e abbandonato ad un crudele destino di sala d’aspetto.

Non importa ciò che sai, ciò che sai fare…non sei comunque nessuno per chiedere il diritto al lavoro che adesso dicono non sia più un diritto. E questa sala d’aspetto, mi creda, è veramente scomoda.

I Ministri si susseguono e ognuno dice sempre peggio e non c’è speranza per quelli come me che vorrebbero tanto crederci, ma continuano a sanguinare.

Devo forse commettere un omicidio per sperare di ottenere un lavoro da ex carcerata? In fondo, le carceri sono in sovraffollamento e le pene sono sempre più leggere…non c’è protezione per quelli come me che rigano dritto e sperano in un futuro onesto.

Perché la mia non è considerata categoria protetta? Forse perché siamo in grado di aspettare silenziosamente mentre veniamo offesi di continuo dalle parole dei Ministri? Siamo bamboccioni, siamo pigri e non meritiamo un lavoro sicuro?

Di certo l’economia non girerà di più con questa disoccupazione caro Presidente! Io non faccio più nessun viaggio, nessuno shopping e non esco quasi più la sera, perché anche per fare una passeggiata con gli amici ci vogliono i soldi della benzina che è sempre più cara, e allora rinunci perché non vuoi gravare troppo sulla tua famiglia a cui hai già chiesto tanto per la tua istruzione.

Quindi la vita sociale è sempre minore e avresti tanto bisogno di evadere, ma non puoi: dopotutto noi siamo privilegiati in vacanza perenne…perché dovremmo andare in vacanza? E il nostro incubo continua!

Ma sa signor Presidente, la vita di un disoccupato è comunque sveglia presto per cercare qualcosa che non c’è, che non sai più nemmeno se esiste per poi tornare a casa la sera con la consapevolezza che tutto questo non è servito a nulla e hai comunque perso un altro giorno della tua vita in un sogno che svanisce sempre più.

Poi accade che un bel giorno ti svegli e capisci che non sogni più, che non esiste il “voglio” e nemmeno il “vorrei”…ti rendi conto che è tutto un “avrei voluto”, “un tempo volevo” e sembra che hai tutta la vita davanti, ma gli anni passano e sei sempre lì come se il tempo non fosse mai passato. Così non hai più sogni, né aspirazioni. Io non ne ho più.

Mi chiedo cosa posso aver fatto di male per meritare quest’aridità…come può un Ministro o un Governatore, che senza nemmeno troppo sforzo nella vita, ha tutti i diritti garantiti per sé e per i propri figli e amici, dirmi che il problema è che non sono abbastanza schiava?

Non siamo forse tutti schiavi? Volete negare che ci avete ridotti così? Le forze invisibili sono anche più forti di quelle visibili a volte e se ci pensa bene, caro Presidente, noi non siamo altro che schiavi senza alcun diritto da generazioni ormai e in questa Italia, fatta di Magistrati lasciati soli, di forze politiche inesistenti, di poveri che si scannano per un tozzo di pane, i diritti umani non sono assolutamente rispettati e le nostre menti, così come le nostre anime, sono continuamente violentate.

Con che coraggio osiamo dichiararci cittadini Europei?

Dicono che ci stanzieranno dei fondi, che i giovani del SUD non saranno abbandonati e intanto affoghiamo in una realtà sempre più melmosa e scura, e in fin dei conti sappiamo bene che di questi fondi stanziati per noi, non vedremo assolutamente nulla.

Come possiamo credere in un Paese la cui Costituzione è ripetutamente presa a calci? In Parlamento ci sono posti per persone che dichiarano apertamente di voler dividere l’Italia, eppure noi paghiamo le tasse che servono a mantenerle queste persone!

Non è certo mia intenzione offendere la nostra bandiera, ma vorrei tanto poterci credere e vorrei tanto che essere Italiani non significhi soltanto pizza e mandolino.

Mi spieghi signor Presidente, perché il nostro Paese viene continuamente ridicolizzato dalla fascia politica e nessuno sta facendo nulla per cambiare le cose? Perché i sindacati sono ormai inutili e i giovani sono dimenticati? Perché padri di famiglia non sanno come pagare l’affitto e sono spinti al suicidio da Equitalia?

Perché il solo modo che abbiamo di cercare disperatamente un futuro è andarcene? Vede…io, come tanti altri miei pari, siamo assolutamente disposti ad andarcene, ma chi resterà accanto ai nostri genitori ormai vecchi e stanchi nei loro ultimi anni di vita dopo averci donato tutto quello che potevano? Il nostro cuore è spezzato dall’idea di abbandonare la nostra terra e i nostri cari per andare incontro a un futuro comunque incerto, e dal pensiero fisso che il nostro Paese è destinato a morire, come se non fosse mai esistita questa Italia.

Chi resterà, signor Presidente, qui in Italia a pagare le tasse per i Vostri privilegi? Non lo so veramente…

So però che il mio cuore è deluso perché questo Stato parla di cose evanescenti e non fa nulla di concreto per noi, giovani, laureati o no, ma sicuramente ed irreversibilmente disoccupati o inoccupati. Per non parlare del fatto che così facendo, non avremo mai una pensione e finiremo tutti per strada quando non saremo più in grado di lavorare.

Questa lettera, in fondo, è solo uno sfogo di qualcuno che per l’ennesima volta ha ascoltato la società dirle che non può investire sul suo futuro, come se non ne valesse la pena, come se le nostre vite non valessero veramente niente. Ma io so che valgo e non posso accettare di voler morire perché uno Stato che mi reputa invisibile, continua a non concretizzare nulla. So che stanno passando dei disegni di legge in favore dei giovani, ma non mi aspetto nulla perché gli imprenditori non cominceranno certo ad assumere, e il precariato (se hai la grazia di poter essere precario), è come un tumore che prima o poi ti assorbe e ti sputa via su un asfalto rovente che divora il Paese.

Tutto ciò potrà sembrare un’accozzaglia di cose senza senso, ma in fondo quello che c’è nel cuore di un “giovane” disoccupato è un disorientamento profondo nel chiedersi perché in altri Paesi a 25 anni i ragazzi cominciano a fare carriera e qui in Italia non riusciamo ad andare via di casa a 30 anni e veniamo anche insultati quotidianamente dalla classe dirigente e dalla società stessa. Quindi non cambierò le mie parole per darvi un significato più logico, ma le lascerò così, a bruciare controvento insieme a tutte le altre parole delle altre centinaia di migliaia di lettere che sicuramente Lei riceverà e magari non leggerà.

Ma io Le ho scritto comunque signor Presidente, perché in teoria, ancora in questo Paese non hanno cancellato quella finzione che è la libertà di parola.

La ringrazio per la cortese attenzione.

Margherita Bravo

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