Ripartire ( Leon – Hospital de Orbigo km 36,5, tappa 13) – CAPITOLO 14

Ripartire ( Leon – Hospital de Orbigo km 36,5) – diario del cammino francese.

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20 giugno – Nell’albergue in cui mi trovo è praticamente impossibile dormire decentemente visto che le camerate sono enormi e i “turi-grini”, cioè i turisti pellegrini che devono iniziare il loro tour, non mostrano alcun rispetto. Infatti, proprio a causa del chiasso prodotto da quest’ultimi con la complicità dei ciclisti, alle 5.30 sono già operativo e  ho bene in mente – mentre raccolgo nel piazzale sottostante tutti i panni messi lì ad asciugare e che avevo potuto finalmente lavare – la promessa che mi sono fatto ieri, ovvero che non cercherò di rivivere l’esperienza dell’anno scorso, ma tenterò di scoprire un nuovo cammino. Per la verità non so ancora se è stato giusto spostarmi sul francese. Spesso anche nella vita ricerchiamo il cammino migliore, ma, quasi sempre, alla fine ci facciamo condizionare da fattori esterni e scegliamo il cammino più comodo. Ecco, invece, il cammino di Santiago deve insegnare a prendere la strada più congeniale a noi, non quella a cui siamo abituati o che ci è stata imposta. Ad ogni modo, conoscendo già la tappa, non vedo altre soluzioni che arrivare, come l’anno scorso, ad Hospital de Orbigo, un paesino molto carino e con due ottimi albergues, nonché meta quasi obbligatoria per chi parte da Leon e ha una buona gamba. Inoltre, abituato ai 40 km giornalieri lungo il cammino del Nord, non saprei proprio come fare a diminuire di botto la media . Ad ogni modo, eventuali  digressioni saranno decise più avanti, intanto mi godo tutta la passeggiata in una Leon ancora addormentata e coi monumenti illuminati dalle prime luci dell’alba. Purtroppo, appena lascio il centro storico, l’emozione si trasforma subito in fretta per abbandonarne il prima possibile la periferia, visto che la tratta Leon-Hospital de Horbigo, per la presenza di asfalto e macchine, è la tappa del cammino francese che più ricorda il cammino del nord. Va, tuttavia, precisato che è stata creata da pochissimo una nuova deviazione che consente di lasciare l’asfalto per i campi e sostituire il mal di carrettera con una piacevole passeggiata in tutta tranquillità. Di fatto non si passa più per San Martin del Camino e si giunge, per l’appunto attraverso i campi, direttamente a Hospital de Horbigo. In fondo, se non fosse per gli incontri straordinari che si possono fare solo su questo cammino, il panorama sarebbe finanche troppo ripetitivo e monotono. Il primo incontro interessante della giornata è con un simpatico ragazzo della Malesia che si è appena laureato in ingegneria navale a Glasgow e ora, tormentato dai dubbi, sta facendo la rotta di Santiago per decidere il suo destino, però, siccome non andiamo allo stesso passo, dopo un po’ lo stacco dandogli appuntamento a Hospital. Poco male perché più avanti c’è Mike, un ragazzo statunitense che sta per diventare prete e che è qui in seguito ad una proposta fatta dai suoi amici. Le sue riflessioni sono molto profonde e lasciano il segno: è uno di quegli incontri che solo il cammino può regalare. Sia chiaro però, nel cammino di Santiago – come nel cammino della vita – c’è di tutto, il bene e il male, il saggio e lo stolto. Infatti, qualche ora più tardi, incontro un basco che, non appena sente che sono di Napoli, inizia a parlare di mafia. Non voleva offendermi, ma mi sento ugualmente colpito, così gli faccio notare che, sebbene l’associazione di idee con un basco sia quasi inevitabile. mi ero ben guardato dal citare l’Eta. Aitor, questo è il nome del ragazzo, capisce e mi chiede scusa, ma io decido comunque di lasciarlo indietro e allungo il passo. L’unica che riesce a starmi dietro è una ragazza tedesca  che si dà il rimo coi bastoncini e, visto che è una pittrice, mi chiede se è vero che in un albergue nei dintorni danno i pennelli. Pare che sulle guida tedesca ci sia scritto così, ma personalmente è un servizio di cui non ho mai usufruito. Comunque, non appena attraverso il ponte che dà accesso  ad Hospital, mi sembra di essere tornato a casa. Del resto è facile orientarsi, perché il paese è minuscolo e si sviluppa tutto attorno alla via principale, tanto è vero che i due albergues del piccolo centro sono proprio di fronte, uno a destra, l’altro a sinistra. L’anno scorso ero stato in quello di destra ma ora, siccome so che anche l’altro è buono, vorrei sperimentare quest’ultimo; sennonché un viso  a me noto richiama la mia attenzione e mi blocca. E’ Hugo, il francese che avevo conosciuto ieri al convento a Leon, che mi invita con insistenza ad entrare nell’albergue in cui si è fermato lui, ovvero in quello di destra. Io sono titubante, perché, diamine, poi penserei a Victor – il compagno di avventure che l’anno scorso, non vedendomi più e pensandomi in difficoltà, tornò appositamente indietro a cercarmi – ma alla fine mi faccio persuadere. Ad accogliermi è una hospitalera giapponese che si illumina non appena scopre che sono di Napoli e mi confida che vorrebbe tanto tornare a visitarla. Meno male, almeno non tutti sono sciocchi come Aitor il basco. Ad ogni modo, benché faccia di tutto per sfuggirgli, il passato continua a perseguitarmi: infatti, non solo sono finito nello stesso albergue, ma mi viene persino assegnata la stessa stanza dell’anno scorso. Inoltre, al pari del precedente cammino, vengo designato da gruppo per cucinare. Ovviamente, per non tradire la tradizione nemmeno sotto questo profilo, anche stavolta opto per pasta col tonno. Con me ci sono Hugò il francese, il malesiano e il tedesco incontrati stamattina e, in ultimo, un pellegrino polacco di cui nessuno ha capito il nome. Come molti sanno, non sono un grande cuoco per gli indici di gradimento italiani, ma la truppa a sorpresa è entusiasta. Del resto, come è scritto sulla porta d’ingresso dell’albergue, “il turista esige, il pellegrino gradisce”.

Hospital de Horbigo: voto 7, molto carina.

Nota tecnica: tappa pianeggiante, si attraversano molti campi e si potrebbe soffrire il caldo. Difficoltà media.

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