Il nostro amico Santino. Rubiaes – Valenca do Minho, 18 km (QUINTA TAPPA, diario del cammino portoghese).

19 luglio – Le tappe del cammino portoghese sono praticamente obbligate e, di conseguenza, tutti i pellegrini che ieri abbiamo ritrovato a Rubiaes arriveranno a Tui.  Invece noi, volendo cambiare compagnia ed evitare soprattutto la danese che Antonio non sopporta,  ci fermeremo esattamente un km prima, oppure – se ne avremo le forze – ci spingeremo fino ad O porrino. La tappa, comunque, è quasi del tutto pianeggiante e priva di incontri degni di menzione. Solo quando arriviamo a San Bento de Porta Aberta, un cucciolo – che, per ovvi motivi e in ricordo del cane pDSC02209ellegrino che mi guidò sul Cebreiro, chiamerò Santino – inizia a farci le feste e a seguirci lungo il sentiero.

Sennonché, nel procedere, ben presto ci rendiamo conto che quel cagnolino non potrebbe mai rimanere con noi e che, in ogni caso, non saprebbe trovare la via del ritorno.

Per questo motivo, dopo alcuni momenti di riflessione, io e Antonio decidiamo di tornare nel punto dove avevamo trovato Santino e iniziamo a citofonare a tutte le fattorie.

Nessuno, tuttavia, ci risponde e – non avendo altre soluzioni – non ci rimane che andare nell’unico bar del paese, chiedere un po’ in giro e poi lasciarlo lì nella speranza che il proprietario di Santino venga rintracciato. Se non altro i gestori del bar sembrano ben predisposti e ci lasciano andare via abbastanza rincuorati.

Io, del resto, non saprò mai che fine farà Santino, ma è pur vero che l’aver compiuto l’unica azione saggia a nostra disposizione non potrà mai fugare i nostri dubbi.

Tanto premesso, è meglio che mi concentri sul cammino, visto che intanto abbiamo perso quasi un’ora e persino il tizio al quale abbiamo ritrovato la fotocamera ci ha superato salutandoci di corsa con un sintomatico “hello boys”

Infatti, quando arriviamo nella splendida Valenca do Minho è già mezzogiorno e il sole è diventato rovente. Sarebbe delittuoso non fermarsi a visitare questo paesino tagliato dal fiume Minho, ma intanto il ritardo accumulato aumenta sempre di più.  Comunque, oltre alle imponenti fortificazioni e al panorama impressionante, mi colpiscono molto anche le vie decorate con cappelli tutti diversi e originalissimi.

Quando riprendiamo il cammino e attraversiamo il ponte che sovrasta il Minho, abbiamo ufficialmente lasciato il Portogallo per entrare in Spagna e solo per questo sono molto emozionato. Son passati ben 739 giorni da quando l’ho lasciata per l’ultima volta e 739 giorni fa non ci credevo nemmeno io alla promessa che feci ad Alicante di non tornare da queste parti per un po’. In questi due anni di viaggi ne ho fatti tanti, soprattutto nell’est europa ( Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Germania), ma nessuno di questi mi ha dato le emozioni, i ricordi e i legami che mi ha sempre regalato lo stato al quale più sono legato.  E’, quindi, intuibile che – almeno per me – attraversare un ponte che conduce alla Spagna è molto più difficile di quanto appaia.

Tui, comunque, è – al pari di Valenca – una magnifica cittadina con un bel centro storico ed altrettanto imponenti fortificazioni. Al riguardo non faccio fatica ad immaginare che, in passato, portoghesi e spagnoli si saranno sempre guardati con sospetto dall’alto dei loro bastioni.

Mentre mi dilungo con queste riflessioni infime, si sono fatte quasi le due del pomeriggio e Antonio, nel manifestare evidenti  segni di stanchezza, mi chiede una sosta in un bar . In verità vorrei proseguire per O Porrino, ma un signore spagnolo mi spiega che i prossimi 10 km sono abbastanza brutti e mi invita a fermarmi a Tui.

In fondo ha ragione, ma psicologicamente non me la sento di restare in Spagna, né di ritrovare la danese detestata da Antonio. Di conseguenza riattraversiamo subito il ponte e ce ne torniamo in Portogallo verso Valencia. Durante il tragitto, rincontriamo  anche il mezzo francese e un signore che – nel vederci camminare verso la direzione sbagliata – ci ferma e ci interroga. Lo stesso signore, che abita DSC02210a Tui, sostiene di percorrere ogni anno il cammino perché, a detta sua, gli fa bene al cuore. Io, al riguardo, non posso che annuire.

Successivamente, quando ent riamo nell’albergue di Valenca – anche questo bellissimo – la gentilissima hospitalera si mette a disposizione e ci presenta tutti i pellegrini ospitati della struttura. Tra questi non c’è alcun volto a noi noto.

In serata, tuttavia, sconfiniamo di nuovo in Spagna con la scusa di andare a visitare la cattedrale e di far provare ad Antonio la sua prima tortilla , poi, attorno alle 22, ritorniamo in Portogallo e ci cuciniamo mezzo kg di pasta. Mi sa che ho ufficialmente perso la testa!

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