Noi, pellegrini d’assalto. San Pedro de Rates – Barcelos, 15 km (diario del cammino portoghese. Seconda tappa).

DSC02145 17 luglio – La tappa odierna è puramente interlocutoria, nel senso che io voglio fermarmi a visitare un paio di città e non me ne importa nulla di macinare km. Alle 10.30, infatti, dopo essere arrivati a Barcelos, dovremmo prendere l’autobus per Braga e poi per Guimaraes (per leggere cosa visitare nelle suddette città clicca qui). La tappa, comunque, per quanto breve, è molto piacevole. Nel tragitto, prima di Pereira, conosciamo anche un altro  pellegrino, Antonio da Vicenza.

Con i veneti, a dire la verità, i miei rapporti sono sempre particolarmente delicati, perché – quando mi si presentano – già so che, pur non sapendo nulla di Napoli, sono pieni di pregiudizi indotti e che, in un modo o nell’altro, presto sbaglieranno a parlare. E, infatti, quando mi dice che non sembro napoletano (sic!), perché non parlo come Totò Di Natale (sic!), capisco subito che – ancora una volta – ho avuto ragione.

Antonio da Vicenza, comunque, non è una brutta persona e  se decido di lasciarlo indietro è solo perché dobbiamo arrivare a Barcelos prima delle 10.30.

Tanto più che mi sono sbagliato con il conteggio dei km e, per arrivare in tempo, dobbiamo mantenere una media di 5 km/h.

L’arrivo, comunque, è molto suggestivo e non ci fa pensare alla pioggia che ormai si è scatenata.

Un fiume, infatti, divide Barcelinhos da Barcelos, due cittadine molto belle che si osservano guardinghe da secoDSC02146li.

La comunicazione coi portoghesi, comunque, si rivela più difficoltosa del previsto e – infatti – farsi spiegare dov’è la fermata dell’autobus per arrivare a Braga risulta davvero complicato.

Braga, comunque, meritava la deviazione e si rivela subito nella sua bellezza, anche se noi – sin da subito – ci dirigiamo verso il nuovissimo albergue sito al lato della cattedrale in cui scopriamo di essere gli unici pellegrini.

In fondo non ci dispiace.

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Quando arriviamo a Guimaraes sia io che Antonio siamo abbastanza provati.

Sono le 3 del pomeriggio e il sole picchia in maniera tutt’altro che pacifica. Purtroppo non ho con me una cartina, per questo motivo camminiamo un po’ a casaccio. Prima saliamo sulla collina imbattendoci in quello che crediamo essere il castello, ma che in realtà è il  palazzo del duca di Braganza, poi riscendiamo senza sapere bene dove andare. Solo quando una guardia ci regala una piantina, la nostra visita inizia ad avere una logica. Risaliamo, per questo, subito in cima alla collina per visitare il vero castello e la cappella di San Miguel. Antonio però fa i capricci e verrebbe fermarsi a guardare alcuni ragazzi che fanno salti e capriole. Il tempo però a nostra disposizione è davvero poco, perciò non posso accontentarlo. Né posso lasciarlo andare da solo come lui mi propone. E’ un rischio che non mi sento di poter prendere.  Del resto è anche vero che Antonio è stanchissimo e, non appena saliamo sull’autobus per ritornare a Braga, si addormenta subito. Sull’autobus ritroviamo anche lo stramboide che all’andata  ci fissava continuamente: che ci stia seguendo?

All’arrivo nella fatiscente stazione di Braga, Antonio è ancora stanco e arrabbiato con me perché non l’ho fatto andare a fare le capriole. Per questo motivo, dopo aver fatto la spesa in un supermercato, lo accompagno subito all’albergue. Io, invece, vado un po’ in giro per il  centro osservando gli spettacolini e le piazze illuminate.

Quando torno anche io all’albergue, sono ormai le 22.00 suonate e – per entrare – mi faccio aprire il portone da Antonio. Tanto siamo gli unici pellegrini in un enorme edificio in cui gli “hospitaleros” se ne stanno per i fatti loro

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