La promessa ( Rabanal del camino – Ponferrada, 33 km, tappa 15) – CAPITOLO 16

2012-06-21 15.10.4622 giugno – Hugo è una di quelle persone che si svegliano a notte inoltrata e preferiscono camminare al buio per evitare le ore più calde. Ci sono parecchie persone che lo fanno, soprattutto asiatiche, ma io non ne condivido le ragioni e, anzi, credo che chi lo faccia perda molto. Io, d’altra parte, non ho nulla da dimostrare e voglio prendermela  il più comodamente possibile cercando di “decelerare” e accorciare progressivamente le mie tappe. Del resto il cammino di Santiago non è per i supereroi, ma per le persone normali e ognuno lo percorre come meglio crede. Prima di iniziare, mi preoccupo di trovare una pietra da lasciare sulla Cruz de Hierro in pegno. E’ un rito antico che tutti i pellegrini compiono dalla notte dei tempi con spirito marziale. A volte però, a causa di moderne pratiche modaiole, capita di trovare persino dei pupazzetti o altri gadgets al posto di una essenziale, ma significativa pietra. Pazienza! Ovviamente, avendo fatto quasi tutta la salita ieri, ci metto poco per arrivare alla Cruz de Hierro, ovvero a quota 1.505, il punto più alto del cammino francese. Dopo una breve sosta ai piedi della Croce, proseguo verso valle memore del fatto che, l’anno scorso, la discesa mi spezzò letteralmente le gambe. Con me c’è anche la ragazza slovena conosciuta ieri, che, benché abbia solo 20 anni, ha molte avventure da raccontarmi. Muovendosi coi passaggi di fortuna che trova e dormendo nel suo sacco a pelo dove capita, non affronta molte spese per viaggiare e, per questo motivo, è stata in tutti e cinque i continenti, in particolare in America latina. Come già detto, ci saremmo persino potuti incontrare ad Alicante, città in cui ha vissuto nel mio stesso periodo di permanenza, o a Napoli, che dimostra di conoscere benissimo. Prima di scendere, faccio un’altra sosta a Manijarin dal cretino che sostiene di essere “l’ultimo templare” e, pur gestendo l’albergue più sporco e indecente del cammino, fa i soldi vendendo paccottiglia. Con sorpresa, però, scopro che lui non c’è e a sostituirlo c’è una ragazza. Proseguo, pertanto, scendendo con cautela verso el Acebo e, successivamente, riego de Ambròs. La slovena si ferma, ma io, memore della pessima esperienza vissuta nell’albergue privato del suddetto paesino, non ho intenzione di passare la notte lì e, pertanto, continuo diretto verso Molinaseca. Mentre percorro l’accidentato sentiero, realizzo che l’altra volta sono stato veramente un folle a percorrerlo di notte facendomi luce con il display del cellulare. Il cammino, però, è anche questo e, spesso, regala risorse che non pensi di possedere. Arrivato a valle, attraverso il ponte medioevale che dà accesso a Molinaseca e mi trovo praticamente circondato da invitanti botteghe che mi richiamano e mi tentano. Sono nel cuore del Bierzo, territorio ricco di tradizioni culinarie e di vini pregiati, ma non sono qui per fare il turista borghese, per questo mi concedo solo una breve sosta per consumare la salsiccia e le arance che porto sempre con me per “le emergenze”. Mancano 10 km, ma sono quasi tutti su asfalto, per cui accelero il passo per percorrerli il prima possibile: dopo un’ora in mezza sono già al concello di Ponferrada. L’albergue è enorme, pulito e con cucina, così ne approfitto per andare a fare la spesa nel vicino mercadona. Quando torno, ritrovo la slovena che consuma sommessamente un panino. Mi fa un po’ pena, così la invito a mangiare con me un po’ di pasta. Ad “assisterci” ci sono anche un paio di italiani e tal Manolo, un vero personaggio molto conosciuto nel cammino, che mi stuzzica spiegandomi che c’è un borgo, Pereje, dove si festeggia la festa di San Juan e io domani potrei andare lì. In fondo perché no?

Albergue donativo (donato €5)

Molinaseca, voto 7

Ponferrada, voto 6,5

Nota tenica: è una di quelle tappe che si ricordano per le emozioni che regalano. Chi spezza la salita, comunque molto dolce, a Rabanal o al Ganso non troverà alcuna difficoltà ad arrivare sulla cruz de Hierro. Più problematica la discesa che dall’Acebo porta fino a Molinaseca. E’ essenziale saper dosare le proprie energie. Difficoltà medio-alta. 

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