Da Porto a Siviglia (diario del cammino portoghese).

Un viaggio, per quanto mi riguarda, deve avere un senso. Per questo motivo le mete di ogni mio itinerario devono essere sempre unite da un comune filo conduttore. In questo senso Porto, la città da cui inizierò, e Siviglia, la città in cui terminerà il mio viaggio, hanno molti connotati comuni. In entrambe le suddette destinazioni i cittadini sono del “callejeros” che vivono la strada come filosofia di vita e la rendono viva riempiendola di mille colori e di duemila odori ad ogni ora del giorno e della notte. In entrambe c’è la tradizione della ceramica e degli azulejos con le relative decorazioni. In entrambe vi sono due splendide cattedrali da cui partono due distinti cammini di Santiago.

Ciò premesso, ad unire le citate realtà, vi è anche un elemento del tutto personale visto che, dopo tanto tempo, riuscirò finalmente  a mettere piede in Andalusia e  in Portogallo.

DSC01989

Erano, infatti, anni che avevo puntato la Lusitania, così come erano anni che agognavo l’Andalusia, la regione che avrei dovuto visitare nel viaggio erasmus quando ero ad Alicante e che invece  – per un incredibile sortilegio  – è rimasta una dei pochi aree della Spagna che non sono mai riuscito a visitare.

14 luglio – Quando arrivo nel centro di Porto sono ormai le due di notte italiane, quindi  in Portogallo è l’una. Della città non ho ancora visto molto, ma ho giù la netta sensazione che mi piacerà moltissimo. Le case, infatti, sono tutte colorate e decorate che ceramiche di vario tipo. Raggiungere la città dall’aeroporto non è stato per nulla difficoltoso e, anzi, devo sottolineare che la metropolitana di collegamento funziona davvero bene.

Al contrario raggiungere Ciampino è stata una vera e propria impresa, visto che l’intercity Salerno-Roma ha subito un ritardo di 59 minuti, giusto un minuto in meno per negarmi il rimborso del biglietto, ma tant’è…quando mi muovo per l’Italia la misura del ritardo è già preventivata.

15 luglio – Porto, la città di mare senza mare.

Antonio ancora non lo sa, ma ben presto imparerà qual è la differenza tra un viaggiatore e un turista.  Mi auguro, in proposito, che possa appassionarsi a questo suo primo viaggio, nonché di riuscire ad assecondare le sue esigenze.

Per abituarci da subito alle levatacce dei prossimi giorni, alle 8.30 siamo già operativi in giro per la città  come dei normalissimi turisti.

Porto, sin da subito, conferma le prime impressioni che avevo avuto ieri sera. Gli azulejos e le decorazioni presenti sulle case di rua Santa Catarina  rendono, infatti, Porto originale e, per questo motivo, unica. Il mercato de bolhao è una piccola casbah che sbuca dal nulla e che mi ricorda l’Agrabah di Aladdin. Io e Antonio ne siamo subito estasiati, anche se la merce esposta – soprattutto fiori e frutta – non suscita il nostro interesse.

Il tour prosegue assecondando più le nostre sensazioni che la logica.  L’enorme praca da libertade ci dà subito l’idea che questa città ha alle sue spalle una grande storia.

Subito dopo, è il momento di testare la nostra resistenza fisica salendo sulla torre de los Clericos (due euro, se non erro) per godere di una delle più interessanti viste della città. A questo punto, per comodità, avrei dovuto percorrere rua de los carmelitanos e visitare tutti i monumenti presenti nei dintorni, ma – invece – il mio istinto mi spinge ad andare in direzione contraria e a dirigermi subito verso la cattedrale. Prima di arrivarvi, visito una chiesa di cui non conosco il nome ma con alcuni riferimenti a San Tiago, nonché la piccola stazione ferroviaria di San Bento con i suoi magnifici azulejos.

La cattedrale, la Sé, così come l’adiacente chiostro e il piazzale antistante, merita una lunga sosta. Qui, tra l’altro, timbriamo per la prima volta la credenziale.

La nostra attenzione, tuttavia, viene subito focalizzata dalle mura, nonché dal ponte di San Luis, struttura in ferro su due livelli che unisce le rive della città tagliate dal fiume Douro. Dopo averlo attraversato a piedi, prendiamo subito la spettacolare ovovia che ci porta nel cuore del quartiere della Ribeira, uno dei più caratteristici della città. Qui molte case affacciano direttamente sulla strada e mi ricordano i bassi dei quartieri spagnoli a Napoli.

Quando ritorniamo nel centro storico della città, decido di visitare il palazzo della Bolsa, il monumento che più ho apprezzato.  Le sale con i quadri che rappresentano i vari presidenti che si sono succeduti mi danno l’idea di essere in sud america. Sennonché, oltre all’ingresso e alla cappella interna, a destare il mio stupore è sicuramente il salone arabo. Si tratta, infatti, di una splendida stanza che gli uomini d’affari della città, per lo più armatori e navigatori, vollero in stile arabo per ingraziarsi i commercianti che venivano dal lontano Oriente. Subito dopo, proseguiamo verso la Chiesa di San Francisco, ma Antonio non ha voglia di visitarla e  di conseguenza decidiamo di non entrarvi. Nel mentre, ci accorgiamo che Antonio si è dimenticato la borraccia al palazzo della Borsa e, per questo motivo, devo obtorto collo fare una corsa per andare a recuperarla. Ad ogni modo, mentre passeggiamo sul lungofiume, noto un ponte in orizzontale sul fiume che permette alle macchine di evitare il traffico. Quando arriviamo al palacio de cristal, davanti al quale arriviamo grazie ad una ragazza che ci ha accompagnato e che ci ha anche invitato a giocare a basket, rimaniamo tuttavia abbastanza delusi nel constatare che non è altro se non un normalissimo palazzetto dello sport. Successivamente ritorniamo al centro storico percorrendo rua de los carmelitanos per visitare la Chiesa de los Carmelitanos, nonché la libreria di Lello e Irmao, la bellissima libreria che ha dato spunto all’ambientazione di Harry Potter.  Infine visitamo le Chiese di Santa Clara, che prima avevamo trovato chiusa, e quella di Sant’Idelfonso. La prima mi ha colpito particolarmente ed è in uno stile tipicamente spagnolo, mentre la seconda è connotata dagli azulejos.

Porto, in fondo, in un giorno si visita facilmente, ma per le sue tradizioni e i suoi costumi mi sarebbe piaciuto viverla di più.

Nel ritornare alla stazione di San Bento, registro che il treno per Aveiro – a dire la verità una precisissima metropolitana più che un treno –  è in perfetto orario.

VOTO: 9. Porto non è la classica bella città, ma è bella senza essere classica. Oporto, infatti, è una città unica come può esserlo Napoli e merita, senza dubbio alcuno, maggior interesse rispetto a quanto gliene abbia potuto dedicare. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...