Aveiro, più che la Venezia de voialtri è una mezza Chioggia.

15 luglio – Nel tragitto tra Porto e Aveiro noto che quasi tutte le stazioni intermedie sono decorate con gli azulejos. All’inizio vederli può destare curiosità, ma alla fine la ripetitività stanca sempre. Tony, intanto, si è addormentato, segno evidente che la giornata di oggi l’ha duramente provato.

Quando esco dalla stazione di Aveiro, anche questa decorata con gli azulejos, ho la netta sensazione di essere in una città qualunque che può vedersi in una qualunque parte del mondo. Le sensazioni, in sintesi, sono opposte rispetto a quelle provate per Porto. Il lungo ed interminabile vialone che collega la stazione al centro della città è degno del più brutto dei paesoni dell’est europa sovietico. Inoltre chiedere informazioni agli indigeni si rivela più difficoltoso del previsto e – infatti – solo una ragazza spagnola lì per caso sa aiutarmi (meno male!).

DOVE MANGIADSC02057RE AD AVEIRO

Dopo esserci sistemati in albergo, io e Tony usciamo a caccia di un posto decedente per mangiare. A Porto, infatti, avevamo consumato solo alcuni enormi arancini con il pollo e un paio di panini.   In strada, tuttavia, c’è poca gente alla quale chiedere informazioni. Per questo motivo, appena noto un gruppo di ragazzi che si infila in un viottolo al coperto, ho l’intuizione di seguirli fino all’entrata del locale da loro scelto: EVARISTO, una delle peggiori bettole che abbia mai visto in vita mia. Il locale, infatti, è costituito da due corridoi strettissimi divisi dal bancone  con al centro di ciascun corridoio un lavandino per lavarsi le mani. Per ricevere l’attenzione dei camerieri io e Antonio siamo costretti ad aspettare una decina di minuti nell’indifferenza generale, ma sono già consapevole che ne varrà la pena. Quando tentiamo di ordinare ricorrendo alle parole di portoghese che ho avuto l’ardire di imparare, il cameriere stupefatto ci dice subito che abbiamo ordinato troppa roba e che, tanto per iniziare, ci porterà solo un piatto che, ad ogni modo, varrà comunque bene per almeno due persone particolarmente affamate. In effetti quando ci viene portato il pantagruelico piatto da noi chiesto, capiamo subito i motivi dello stupore che avevamo suscitato nel cameriere: per mangiare tutta quella roba ci vorrebbero cinque persone o, in alternativa, 2 pellegrini a digiuno.  Il conto?  20 miserrimi euro. In Italia – non è un iperbole – avremmo pagato almeno il triplo!

16 luglio –  Aveiro, più che la Venezia de voialtri è una mezza Chioggia

Stamattina  – giusto per fare l’abitudine agli orari di un pellegrino – la sveglia suona alle 6.30, anche se ieri sera abbiamo fatto piuttosto tardi. Quando usciamo in strada, in giro c’è davvero pochissima gente. Tony, però, non ha voglia di visitare la città e si diverte a giocare nel parco prima di una sostanziosa colazione che lo spinge a passeggiare con me fino alla laguna. Del resto – volendo essere sinceri – se Aveiro è la Venezia del Portogallo, Minsk è come minimo la Parigi della Bielorussia.

Per visitare la città, per essere giusti, bastano e soverchiano 3 ore.

Infatti di sfDSC02054izioso ad Aveiro ci sono solo le casette colorate attorno ai due canali principali e alla piazza della repubblica, nonché i molecinos, le tipiche barchette locali che ricordano vagamente un gondola

Invece il famoso mercato del pesce indicato sulle guide come uno dei principali  monumenti da visitare è solo un salone con all’interno un paio di normalissime pescherie. Prima di andarcene, io e Antonio ci con cediamo anche una breve passeggiata su un paio di biciclette offerte gratuitamente dal comune.

AVEIRO: VOTO 6,5. Sinceramente? Mi mangio le mani per non aver fatto un’ora di viaggio in più per raggiungere la bella Coimbra. Aveiro, infatti, mi ha abbastanza deluso e, in fondo,  se le ho regalato un mezzo voto in più, è solo perché mangiare da Evaristo vale una trasferta. Per il resto la città, a parte i due canali, offre davvero poco.

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