RITORNO A CAMELOT (Ponferrada – Villafranca del bierzo – 22,7 km). Tappa 16

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RITORNO A CAMELOT

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne,dei fiumi,delle stelle e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi (S.Agostino) 


23 giugno E’ possibile provare nostalgia per un mondo che non ho mai conosciuto e per valori dimenticati? E’ possibile ricordarsi che secoli prima il viandante, lo straniero, trovava sempre qualcuno disposto ad offrirgli un tozzo di pane e una stalla in cui riposare? E’ possibile oppure no avvertire un innato senso di allergia verso l’asfalto e preferite i ritmi lenti, quelli che consentono il pensiero e la meditazione, rispetto a quelli di internet e della globalizzazione? Ho camminato per oltre 600 km, ma ho già nostalgia di ogni albero, ogni sasso, ogni abbazia e ogni volto incontrato. Persino la fatica inizia a mancarmi e, benché la vedrò fra meno di una settimana, ho già voglia di ritornare a Santiago e di respirarne la santità. Qui, lungo il grande cammino, è ancora possibile incontrare tre figure ormai estinte altrove, quelle del monaco, del guerriero e del contadino e io non ho bisogno di altro: cogito, ergo sum.

La tappa odierna scorre, per l’appunto, molto lentamente tra boschi, alberi e tanto sole. Tra Ponferrada e Cacabelos, che distano tra loro circa 15 km, non si incontra alcun centro abitato e i sentieri sono percorsi solo dai pellegrini. Alcuni contadini offrono, ai bordi della strada, prodotti locali e uva, che da queste parti non manca mai. Infatti, per km e km, attraverso vitigni. Purtroppo non è ancora arrivata la stagione per fare razzie, così mi limito a rievocare la scorpacciata che mi feci l’anno scorso. Per il resto ci pensa il cartello che annuncia l’ingresso a Cacabelos a ribadire che sono nella patria del vino. In verità, però, io ho altre priorità: l’anno scorso qui provai la torta rustica più buona che abbia mai mangiato, così mi affretto a cercare il panificio in cui l’avevo comprata, ma – ahimè – l’esito stavolta non è degno di essere tramandato. Continuo, quindi, a camminare in direzione di Villafranca, uno dei miei paesi preferiti. Il cammino ufficiale devia lungo un sentiero che sale alla destra e attraversa un borgo in cui il proprietario di un bar, “per pescare clienti”, ha messo delle frecce fasulle e obbliga i pellegrini ignari a percorrere un labirinto senza via d’uscita , così io – che ormai ci ho preso gusto a fare l’insubordinato – rinnovo la mia insofferenza verso le frecce e proseguo dritto lungo la strada provinciale. L’azzardo si rivela presto azzeccato, visto che, poco dopo, altre frecce gialle mi svelano l’esistenza di un cammino alternativo ormai andato in disuso che si ricongiunge a quello ufficiale proprio in prossimità di Villafranca. Quando arrivo sono ancora riposatissimo, del resto di km ne ho fatti pochini, così mi riparo un attimo nell’albergue municipale pensando al da farsi. Infatti, c’è la noche de San Juan, festa alla quale terrei particolarmente a partecipare e che è  festeggiata in molte regioni della Spagna – tra le quali la vicina Galizia – ma non in Castilla y Leon, ovvero dove mi trovo ora. Tuttavia, secondo quanto prospettatomi ieri da Manolo, a Pereje – un borgo di 20 anime che dista 7 km e che si trova formalmente ancora nel Bierzo, ma risente chiaramente delle vicine tradizioni galiziane – si dovrebbe comunque festeggiare la notte di San Giovanni accendendo un grande falò assieme ai pellegrini. Sarebbe un simpatico modo per entrare ancora di più a contatto con la popolazione locale e conoscerne le tradizioni, ma stasera c’è anche la partita della Spagna e non so se mi conviene lasciare il noto per l’ignoto. In fondo, la mia idea di “festa” non coincide con quella che si può avere in un borgo rurale e, già  prima di partire, desideravo passare “las hogueras” a Gijon o a Oviedo se non, addirittura, prendere un aereo per Alicante. Poi, visto che, per cause di forza maggiore, nessuna delle opzioni preventivate si è rivelata attivabile, speravo di poter almeno arrivare in Galizia prima del 23. Purtroppo invece, benché sia solo a pochi km dalla meta, non ci sono riuscito e mi resta solo la semisconosciuta Pereje. Che fare? Agire come avrebbe probabilmente fatto l’antico viandante di cui ho nostalgia o come il moderno cittadino abituato a “connettersi” col mondo e sicuro solo di ciò che è sicuro? Alla fine, dopo averci pensato su parecchio e benché  per carattere non riesca mai a sciogliere un dubbio in maniera definitiva, scelgo l’opzione che mi è più comoda e resto a Villafranca del Bierzo. Del resto, mi spetterebbe una tappa di “montagna” e, se inizierò domani, avrò una possibilità di ritrovare Santi, il cane pellegrino che aspiro a rivedere. E’ anche per questo motivo che abbandono il municipale – che si trova proprio all’inizio di Villafranca – per la Piedra, albergue privato molto buono che si trova all’uscita del paese e permette di risparmiare un paio di km. Qui, l’anno scorso, il cane del proprietario – che avvertiva la mia sofferenza – mi fece molte feste, stavolta  – invece – mi ignora del tutto. Evidentemente ha capito che  sto proprio bene e non  ho bisogno di essere consolato!

p.s. La Spagna è arrivata in semifinale!

Albergues munipali di Cacabelos e Villafranca, €5
Albergue la Piedra di Villafranca, € 8
Cacabelos, voto 6,5
Villafranca del Bierzo, voto 7,5
Nota tecnica: tappa abbastanza semplice. Molti sentieri e molte salitelle, nulla di proibitivo. Difficoltà media. 
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