Vademecum per sopravvivere all’Italia. – capitolo 1

C’è una domanda che mi perseguita da più di 4 anni e che mi pongo quotidianamente senza trovare mai una risposta definitiva: vale davvero la pena vivere in Italia, un paese in cui, per dirla con Giuseppe Prezzolini,  “non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali”Si tratta di un interrogativo che mi tormenta a tal punto che ogni tanto impazzisco e parto con lo zaino in spalla, per periodi più o meno lunghi, alla ricerca di una soluzione razionale. Ormai le case che ho condiviso con lituane, tedeschi e spagnoli sono solo un ricordo, eppure porto ancora con me l’esperienza e, soprattutto, il bagaglio di conoscenze che queste convivenze forzate, a volte difficoltose, mi hanno regalato.  Ad esempio ho imparato che per una lituana il ketchup è un ingrediente necessario da mettere sulla carbonara, mentre i tedeschi non sono rigidi e crudeli come li disegnano…spesso nella realtà sono anche peggio! Non vi azzardate poi a proporre ad uno spagnolo di copiare dai suoi appunti all’esame, per lui ricorrere alle “chuletas” equivarrebbe a perdere l’onore. 


Ho, inoltre, imparato che all’estero essere giovani non è nemmeno considerata una colpa da mondare al più presto con la vecchiaia, bensì una risorsa che va supportata e sfruttata. Ho così scoperto che in Spagna i professori dell’università non sono dei santoni da ossequiare e venerare, bensì persone che si ricordano il tuo nome e si prodigano per avere da te il massimo. Ho beneficiato, tra l’altro, di servizi che non immaginavo nemmeno che un’università pubblica potesse fornire: per uno studente libri, dvd, computer portatili, biglietti per cinema e teatro, nonché l’accesso alle strutture sportive sono gratis o quasi. Se sei giovane, poi,  godi di sconti persino sugli autobus, in banca, alle poste o… in una qualsiasi cartoleria per comprare una qualsiasi penna!

Non parliamo poi della Scandinavia, territorio in cui uno studente è persino pagato per studiare. Poco più di un mesetto fa Johanna, una ragazza svedese che frequenta la facoltà di odontoiatria, mi ha spiegato che nel suo paese si esce di casa a 18 anni ed è inconcepibile che, una volta raggiunta la maggiore età, i genitori diano soldi ai figli. Johanna, bontà sua, mi ha anche detto che non incontrerebbe nessun problema a trovar lavoro ma andrà comunque all’estero perché in Svezia si pagano troppe tasse…..quasi quanto in Italia.  Il mio amico Thomas, invece, benché  sia andato a studiare Ingegneria navale a Glasgow (Scozia), molto presto tornerà nel suo paese natio, la Malesia, perché gli sono già state offerte diverse opportunità di lavoro.  Opportunità che Dylan dall’Alaska ha potuto cogliere al volo, visto che a 29 anni è già caporedattore politico del Washington Post,  ruolo che sarebbe inconcepibile in Italia dove a quell’età sei considerato buono solo per fare il fattorino. Hugo, francese di Carcasson, invece, ha deciso di fregare il sistema “vivendo alla giornata”  e continuerà per sempre a viaggiare….sostenendosi col sussidio di 400 euro al mese che il suo governo elargisce a tutti i non occupati.


Insomma, per farla breve, quando si viaggia o si vive all’estero, si conoscono persone di tutto il mondo e i tuoi orizzonti si allargano, ma,  se sulla tua carta d’identità alla voce nazionalità c’è scritto “italiano”, non è detto che sia una cosa positiva perché ti rendi conto che il tuo paese offre veramente poco.  Così ritorna attuale la domanda che ho posto al primo rigo: salvo  parenti,  clima e  buon cibo, c’è un motivo valido per rimanere nel Belpaese? 

Alla luce della situazione contingente la risposta non può che essere negativa, ma, se proprio ci si vuol far del male e rimanere in Italia nella speranza di trovare un giorno un lavoro dignitoso pur non avendo alcun santo in paradiso, è bene fornire qualche regola di buon senso per sopravvivere all’Italia.

    

Innanzitutto rinunciate ad essere giovani: finché sarete tali, nessuno vi prenderà sul serio e sarete trattati alla stregua di schiavi per svolgere le mansioni più umilianti. Se proprio non potete farne a meno, siate pure onesti ma senza esagerare….altrimenti sarete derisi e sfottuti a vita perché considerati estranei ai costumi locali. 


Non offritevi mai volontari per fare un lavoro extra o uno straordinario,  perché rischiate altamente di essere sfruttati a vita fino allo stremo  e di sicuro non riceverete mai un encomio o un ringraziamento. Mi raccomando, inoltre, di lavorare il meno possibile…tanto, che siate liberi professionisti o semplici dipendenti, la persona  alla quale offrite la vostra prestazione (cliente o donatore di lavoro) molto probabilmente non vi pagherà nemmeno oppure lo stato si prenderà fino all’ultimo centesimo. 

Quando ci saranno le elezioni, mercanteggiate pure con i vari candidati per ricevere un piacere o, molto più semplicemente, ciò che vi sarebbe già dovuto: un posticino fisso, un appalto ovvero qualche soldino.  Tanto, una volta eletto, quel candidato si farà sicuramente gli affari suoi! 


Scordatevi, in ultimo, di far valere i vostri diritti e state alla larga dai poliziotti e, soprattutto, dai tribunali: se cercate giustizia, è meglio leggersi un bel testo di Platone come l’Apologia di Socrate, la storia di un fesso che decise di morire per dimostrare la sua innocenza ai furbi.


E qui torniamo a Prezzolini.



N.B. All’estero sei giovane fino a 25 anni, in Italia a 40 sei un ragazzino!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...