La nascita, la ripartenza ( Monte de Gozo – Santiago – 4 km ) – capitolo 23

‘’Continuate a non essere nel posto in cui gli altri vi immaginano e a farvi trovare nel posto dove nessuno si aspetta che voi siate” (Pietrangelo Buttafuoco).

Infine, alle ore 6.34 di venerdì 29 giugno 2012, giunsi.

E’ superfluo – anche per non rovinare la sorpresa a chi si accinge a compiere il cammino – descrivere i circa 4 km che vanno dal Monte de Gozo al casco antiguo di Santiago, per cui mi limiterò a dire ho voluto essere il primo ad arrivare e che  poi, davanti alla visione della cattedrale di Santiago, non mi è restato altro da fare che sedermi al centro della piazza e godermi lo spettacolo aspettando l’alba in silenzio. E’ l’unico momento in cui la piazza non è “infestata” da turisti e io ho voluto godermelo appieno per ripagare me stesso di un’attesa tanto desiderata. E’ un arrivo molto diverso rispetto al precedente del 2011, stavolta non c’è stato un “gruppo” con il quale ho condiviso le mie fatiche, ma sono sempre scappato in avanti alla ricerca di qualcosa che percepivo, ma non vedevo. E’, ad ogni modo, molto complicato raccontare ciò che si prova in circostanze tanto straordinarie. Certo, si rivivono le gioie e le sofferenze che hanno contraddistinto l’ultimo mese, ma – soprattutto – si assiste alla propria rinascita e al proprio battesimo a completamento di un percorso iniziato lontano e che ha radici ben più profonde rispetto alle distanze geografiche. Stare in estasi significa che, quando si arriva a Santiago, i più fortunati possono finalmente provare l’agaphe, ovvero il terzo stadio dell’amore, quello più puro e disinteressato che solo il Signore può accendere in noi. Gli altri due stadi, filos (l’amicizia) e l’eros, sono per tutti, mentre il terzo – invece – è riservato a chi ha saputo compiere la propria strada. In fondo, il vero miracolo non è giungere al traguardo, ma avere il coraggio di partire e mettersi in gioco.

Dopo più di un’ora trascorsa a fare le foto di rito e a parlare con un romano che mi chiedeva ragguagli relativamente alla mia bandiera Duosiciliana, quando iniziano ad arrivare anche gli altri pellegrini – tra questi anche la coppia della Galizia con la quale avevo condiviso la camera ieri e che mi rimprovera per essere arrivato troppo presto – mi allontano e vado a fare colazione con churros e cioccolata aspettando che apra l’ufficio del pellegrino per ritirare la tanto agognata compostelana. Qui mi commuovo e, per la prima volta, mi sento smarrito. In fila ritrovo anche Hugò il francese e, subito dopo, noto anche il caro Daniel, il primo al quale mi tocca dire addio e augurare un buon ritorno in patria. E’ difficile da spiegare, ma in questo momento gioia e tristezza convivono perfettamente: ora che l’ho raggiunto, ho improvvisamente perso il mio scopo e la sensazione di smarrimento che avevo già vissuto riemerge repentinamente e mi rende insicuro. Per tutto il mese appena trascorso, ho solo seguito delle frecce gialle che mi indicavano la direzione verso un orizzonte ed ora che quell’orizzonte è arrivato, tocca a me scegliere quale altro obiettivo seguire. Intanto io e Hugò, anche se non è ancora tempo per andare a trovare San Giacomo, andiamo in Cattedrale, poi, subito dopo, a caccia di un posto per dormire. E’ davvero seccante doverlo fare di fretta quando, per tutto il cammino, non ho mai saputo dove avrei dormito la sera. Vorrei andare al Convento di San Francisco, dove Don Paulo Castro ha creato una splendida comunità di volontari, ma purtroppo sarà operativa solo a partire dal primo luglio, per cui mi tocca portare Hugò al seminario Menor, enorme struttura fuori mano e dal costo sicuramente eccessivo, ma che garantisce sicuramente un letto. Io, tuttavia, rimango perplesso: non ho voglia di rimanere a Santiago né di adii e ancora meno di cene di gruppo. Tra l’altro, avendo un “vantaggio” di almeno 50 km sugli altri compagni di strada, non ho intenzione di stare fermo ad aspettare. Ancora una volta, in un nulla, sono ritornato sui miei passi tradendo i miei programmi. Non voglio smettere di essere un pellegrino e, al momento, so solo di voler ripartire subito! Per dirigermi in direzione della stazione degli autobus di Santiago, non aspetto nemmeno il tempo per spiegare la mia scelta ad Hugò (che si sta facendo la doccia e che mi limito a salutare a distanza): sono sicuro che capirà visto che anche lui, come me, pensa che la strada venga prima di tutto.

PROSEGUIRE IL VIAGGIO
Rabindranath Tagore

A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.
Uscii sul mio carro ai primi albori
del giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti del mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;

è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d’una melodia.Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all’interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
“Eccoti!”.
Il grido e la domanda: “Dove?”
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: “Io sono!”.

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