IL SEGRETO DEL VIANDANTE – Sarria-Ligonde, 37 km, tappa 19 ( Capitolo 20)

“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno” (Gesù).

26 giugno – A me la Galizia piace attraversarla prima dell’alba in modo da poter iniziare la giornata sin dal suo principio. C’è qualcosa di magico in questa terra, qualcosa che puoi intravedere davvero solo quando non c’è luce e hai la possibilità di dialogare con te stesso. D’altra parte, fino a tarda notte, c’è stato un concerto con musica a tutto volume e io non ho dormito molto. Fino a Barbadelo mi fa compagnia solo la mia pila, poi, davanti alla pietra che annuncia che mancano solo 100 kma Santiago, il sentiero inizia a farsi affollato. L’entrata a Portomarin è suggestiva. Infatti, per accedere al paese, i pellegrini devono attraversare un ponte che taglia il fiume Mino e fare penitenza salendo lungo una scalinata che si conclude sotto un arco. La bella Chiesa romanica di San Nicola, edificio sacro che fu costruito dall’ordine dei cavalieri ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, è in una piazzetta nel punto più alto del paese ed offre le coordinate per proseguire il cammino. Sasha è già arrivato perché è andato ad ascoltare il concerto per la festa di San Juan e, subito dopo, ha iniziato la tappa in piena notte. Non deve essersi riposato molto e, infatti, mi dà l’idea di non poter proseguire, ma comunque, anche se sono certo che stasera non arriverà, ci diamo appuntamento a Ligonde. Negli ultimi 10 km anche io ho qualche difficoltà, difficoltà causate dal sole battente e dal troppo asfalto. Inoltre, nel momento di massimo affanno, mi metto pure a “tirare” con un francese, che è partito come me da Sarria e mi dice di voler arrivare a Melide in serata per poi arrivare a Santiago già domani, ma non so se sia reale o solo un miraggio: 120 km in soli due giorni mi sembran davvero tanti. Ligonde, per il resto, è un paesino rurale che non merita di essere ricordato. Un signore mi offre da bere, ma io penso che voglia vendermi qualcosa, così, diffidente, rifiuto proseguendo alla ricerca dell’albergue della comunità evangelica di cui Victor l’anno scorso mi aveva tanto parlato. Purtroppo dell’albergue in questione non v’è nessuna traccia, tanto che finisco persino per uscire da Ligonde e arrivare nella vicina Eirexe. Qui scorgo un albergue mucipal, così vado a chiedere informazioni e capisco che mi dovevo fermare proprio dal signore che mi voleva dare da bere A questo punto dovrei violare un’altra regola sacra del cammino, ossia tornare indietro e rinunciare ai metri in più conquistati, ma non ho dubbi e lo faccio volentieri. Prima però mi fermo a parlare con un simpatico vecchietto andaluso di Cadiz trapiantato a Barcellona che ogni anno si fa un tratto del cammino assieme a moglie, figlia, genero e nipotini. Fuma come un turco e non fa più di 10 km al giorno, ma è davvero un simpaticone. Quando arrivo nuovamente a Ligonde, ritrovo lo stesso signore che un’ora prima mi aveva offerto dell’acqua da una sorgente chiamata “la fuente del peregrino” e al quale chiedo, scherzando, se fosse stato ancora possibile aggiungersi alla lista degli ospiti. L’albergue è molto spartano – pulito ma estremamente spartano – e, oltre a me, ci sono solo una ragazza tedesca e Johanna, una svedese un po’ saccente che mi rinfaccia il suo inglese perfetto. Per la prima volta mi trovo in un posto in cui ci sono più hospitaleros che pellegrini e nessuno parla spagnolo. Gli hospitaleros sono tutti statunitensi evangelici che ogni anno vengono a Ligonde per fare i volontari negli albergues, ma nessuno dei quali ha mai fatto il cammino di Santiago. Chissà, magari si accontentano di leggere negli occhi dei pellegrini le emozioni che devono ancora vivere in prima persona, ma devo ammettere che, sebbene ci sia qualche difficoltà nel comunicare, l’atmosfera è eccezionale. Salvo a Irùn e a San Vicente de la Barquera, è la prima volta che riesco a trovare un albergue in cui si respira il vero spirito del cammino di Santiago e il senso dell’essere hospitalero. Vediamo anche un film su Gesù – “con pop corn” omaggio in stile americano – ma non ho difficoltà a dir loro di averlo trovato troppo semplicistico e miracolistico. Per me i miracoli che Gesù ha compiuto sono solo un elemento secondario della storia e la sua grandezza non è nei suoi super-poteri, bensì nel fatto che scelse di vivere le debolezze di un comune mortale per insegnarci che chiunque può aspirare alla santità. Le mie perplessità alimentano un dibattito che desideravo dall’inizio del cammino e mai mi sarei aspettato di fare con degli evangelici. In effetti, se devo essere sincero, nel cammino manca proprio l’apporto dei preti cattolici. Ci sono tanti cattolici laici che spendono le proprie ferie per mettersi gratuitamente a disposizione dei pellegrini, ma di preti – invece – proprio non ce n’è. Possibile che siano proprio loro a latitare e a far mancare il loro contributo lungo un cammino spirituale? Perché si rapportano sempre in modo formale e distaccato se lo stesso Gesù fu un pellegrino? Dove sono, dunque, i Fra Cristoforo che ci conducono verso la verità? E’ con questi interrogativi che vado a dormire, interrogativi che aumentano le mie ostilità verso il mondo moderno e, soprattutto, verso quella Chiesa – intesa come istituzione – che è preda della più folle ideologia modernista.

“Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno” (Gesù).
NOTA TECNICA: difficoltà medio-alta. Nel primo tratto ci sono parecchi strappi e soprattutto l’arrivo a Portomarin, può essere difficoltoso se non è in forma. Salite e discese contraddistinguono anche il percorso fino a Ventos e Ligonde.

Albergue, fuente del Peregrino: donativo con cena e colazione. Questo è il sito ufficiale:  http://www.lafuentedelperegrino.com/

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