Alla pulperia di Ezequiel ( Ligonde – Melide, 24 km, tappa 20) – capitolo 21



“Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché sopravviva in lui qualche purezza, tutto diventa semplice.” (Ernst Junger, “Il trattato del Ribelle”)

27 Giugno-  Piove, dunque la prima preoccupazione è proteggere lo zaino e preparare dei calzini di ricambio da tenere subito a disposizione. Johanna, la svedese, ci mette parecchio a preparare il suo equipaggio, ma mi chiede di aspettarla e a me non resta che obbedire. Avverte dei dolori alle gambe, pertanto l’andatura non è delle migliori. Per il resto, a dare ulteriori fastidi ci pensano il fango e il terreno, ma io, visto che le salite del Pais Vasco sono lontane, non ho alcun problema e, anzi, mi godo il paesaggio  senza affanni. L’idea è quella di arrivare a Melide, ma quando il clima è incerto, non si possono fare programmi, per questo preferisco limitarmi a pensare al passo successivo. Dopo Palas  de Rei ritrovo, con famiglia al seguito, anche il vecchietto di Cadiz dalla parlantina facile con il quale mi dilungo per carpire i suoi segreti per preparare il miglior pulpo alla gallega del mondo. Spesso, mentre parliamo, si ferma e si gira indietro, altre volte – invece – si accende un sigaro o mastica tabacco. E’ veramente un personaggio che fa molta simpatia e sarebbe davvero bello riuscire a proseguire un altro po’ assieme.  Johanna, invece, è molto….più nordica e si limita a parlarmi della sua vita in Svezia e dei suoi progetti per il futuro. Mi confida di aver iniziato il cammino solo per avventura e non per motivi spirituali, ma non è negando l’esistenza di Dio che quest’ultimo smette di esistere, anzi Egli, che fa sentire la sua presenza ovunque e in tutto ciò che ci circonda, anche se l’abbiamo tradito e crocefisso tante volte, è sempre pronto a riaccoglierci a braccia aperte. Tra l’altro il cammino ti cambierà se sei disposto ad aprirti e ti ci concedi completamente, non se lo fai con gli occhi meccanici dell’uomo moderno. Confesso di invidiare Johanna perché ha la possibilità di vivere in un paese in cui tutto funziona e ogni persona, soprattutto se giovane, è artefice del proprio destino, ma  non baratterei per nulla al mondo la mia anima, nemmeno per abbandonare un paese vile e corrotto come è l’Italia e andarmene in una società, quale è quella svedese, in cui non esiste umanità bensì solo macchine che producono. In fondo, pensando a Luciano De Crescenzo, come possiamo noi popoli d’amore- spagnoli, napolitani, siciliani, irlandesi, italiani, greci, portoghesi ecc – stare nell’Unione Europea assieme ad un popolo di libertà quale è quello svedese? Cosa lega dal punto di vista valoriale, storico e culturale un napoletano ad uno svedese? Assolutamente nulla ed è per questo che l’Unione Europea, al pari della defunta unione sovietica, è un mostro che opprime le nazioni e ci sta portando sul baratro. Mentre Johanna parla e io mi pongo questi interrogativi, i sentieri cambiano fisionomia e smette persino di piovere. Ritroviamo anche Helena, l’altra tedesca che era con noi a Ligonde, e il suo connazionale Daniel, un gran camminatore che avevo già conosciuto sul Cebreiro. Per un po’ camminiamo assieme, poi decido di staccarmi dal gruppo. Non so perché, ma voglio sempre più spesso scappare avanti. L’anno scorso sono partito e arrivato con Victor e sono stato per settimane sempre assieme agli stessi compagni ( Lourdes, Cesar, Fernando, Alberto , Giada e Silvia), quest’anno – invece – avverto sempre la necessità di stare da solo. Non cammino, ma corro cercando qualcosa che nemmeno conosco. Tanto è vero che quando arrivo a  Melide – dopo essermi sistemato nell’albergue municipale e aver conosciuto  l’hospitalera più antipatica del mondo – vado persino a mangiare da solo. Ovviamente vado da Ezequiel, il fast food del polpo in cui è possibile provare il famoso polipo alla paprica o il baccalà. Mi siedo in uno degli enormi banconi del locale mettendomi a parlare con un signore della zona, ma, purtroppo, il mio momento da viaggiatore solitario dura poco, perché vengo subito raggiunto da Johanna, Helena e da Cristina, un’altra tedesca che avevo conosciuto poco prima. Cristina ha il padre siciliano e, per questo, pur essendo nata e cresciuta a Colonia, è una tedesca atipica e molto solare.  Parla perfettamente italiano e siciliano e, di fatto, è l’unica che mangia con me il polipo,  mentre le altre due – le nordiche – ci guardano con disgusto ritenendo fin troppo esotico mangiare quegli “orribili octopus”. In effetti io avrei la stessa reazione se andassi in Cina e dovessi  mangiare degli scorpioni fritti: chi viene da una cultura diversa e non è abituato a mangiarli, è ovvio che provi disgusto. Epperò io con i Cinesi non convivo né ne condivido leggi e interessi. Repetita juvant: che accidenti ci facciamo assieme a svedesi e tedeschi nell’Unione Europea? Diciamoci poi la verità: io con Johanna e Helena sono costretto a dialogare in inglese e io in inglese non so né scherzare né fare discorsi molto articolati. Per il resto il soggiorno a Melide prosegue senza episodi degni di essere raccontati: la spesa al supermercato, qualche chiacchiera con un signore di Burgos che mi rivela che il suo miglior amico è  napoletano e una passeggiata nel borgo antico senza troppo entusiasmo. Che mi sta succedendo? Perché ora che sono vicino alla meta sono sempre più malinconico e ho voglia di tornare indietro? A proposito, non so se vi interessa, ma la Spagna ha vinto ai rigori contro il Portogallo ed è in finale.  Domani si giocherà l’altra semifinale tra Germania e Italia, vuoi vedere che…

NOTA TECNICA: tappa facile, ben segnalata e piacevole. Difficoltà: facile.

Melide: voto 6

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