Una giornata da Galiziano – capitolo 24

Il mondo e’ un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina.
St. Agostino
sabato 30 giugno-  Quest’oggi, grazie alla mia amica Lourdes, galiziana “verace” dei dintorni di Santiago, ho la possibilità di entrare a contatto con la Galizia più profonda, nonché di poter rimediare ad un piccolo choc verificatosi l’anno scorso. Un anno fa, infatti – fin da Roncisvalle – avevo percorso buona parte del cammino proprio con Lourdes, poi, ad Hontanas, a causa di improvvise avverse condizioni climatiche, fui costretto a lasciarla indietro con la promessa che sarei tornato a salutarla una volta arrivato a Santiago. Promessa che, mio malgrado, non avevo potuto mantenere per motivi indipendenti  della mia volontà, ovvero per l’assenza di mezzi di trasporto che mi potessero condurre nel borgo in cui Lourdes e gli altri ragazzi del “nostro” gruppo erano arrivati in quel momento. Per questa ragione, se l’anno scorso – per non essere riuscito a tener fede alla mia promessa – me n’ero tornato a casa  con un pizzico di amarezza, ora sono felicissimo di potervi rimediare

Comunque la giornata è meglio raccontarla seguendo le normali scansioni cronologiche:

ieri ho preso l’autobus per andare a visitare Lugo, antica provincia romana della Galizia in cui passa il cammino primitivo che parte da Oviedo. In questa regione gli albergues sono tutti buoni, ma, chissà perché, gli hospitaleros invece sono, in genere, tutti dei burocrati antipatici. Quello di Lugo, in particolare, quanto a stupidità e antipatia li batte tutti, tanto è vero che, con cattiveria gratuita – dopo aver notato dai timbri presenti sulla mia credenziale che provenivo da Santiago – mi ha negato persino la possibilità di lasciare lo zaino e mi ha imposto di tornare in tarda serata perché, secondo lui, chi sta facendo il cammino primitivo avrebbe avuto la priorità rispetto a me. Avrei potuto tentare di spiegargli che stavo per iniziare un altro cammino da Lugo e che, comunque, l’albergue non si sarebbe mai riempito, ma non avevo voglia di attaccar briga, per cui ho colto l’occasione al volo e me ne sono andato a visitare la città. Sinceramente mi aspettavo di meglio, ma Lugo – per chi è in Galizia – merita sicuramente di essere visitata. Chi vuole un elenco dei monumenti da visitare, lo faccia pure altrove. A me hanno colpito soprattutto le imponenti mura romane e la storica cattedrale,  ma – per il resto – Lugo è una cittadina di provincia con abitanti che non spiccano né per simpatia né per apertura verso lo straniero. Attorno alle 20 – ovvero all’orario assegnatomi dall’hospitalero – finalmente ho potuto prendere possesso di un letto: come avevo previsto, l’albergue è semivuoto, ma non ho voglia di far notare all’ospitaliere quanto sia stato crudele a prendersela con un povero e stanco viandante.  Per la cronaca ho ritrovato anche i due rasta che avevo conosciuto a San Esteban de Leces sul cammino del nord: è sorprendente che stiano ancora così  indietro, ma probabilmente avranno dovuto affrontare diversi problemi logistici.

Stamattina, dopo essere ritornato a Santiago, sono andato a sentire la messa del pellegrino in Cattedrale. Qui ho assistito ad un evento straordinario, qual è quello del lancio del botafumeiro – l’incensiere più grande del mondo che viene fatto oscillare lungo le navate laterali della Chiesa di San Giacomo –  per celebrare il ritrovamento del Codex Calixtinus, un manoscritto preziosissimo che era stato trafugato più di un anno fa. Normalmente il botafumeiro, che tra l’altro viene fatto schizzare come un proiettile, viene liberato solo il giorno di San Giacomo – il 25 luglio – e in poche altre occasioni particolarissime, per questo motivo è davvero una circostanza fortunata poter assistere ad un evento tanto eccezionale. In Chiesa ritrovo anche il teutonico Sasha che – con con Manolo, Hugò e Daniel – è stato sicuramente uno degli incontri più “anomali” del cammino. Infatti, per non smentire la sua fama di stramboide, mi mostra subito in che modo ha materialmente “traslocato” davanti alla cattedrale. Sembrerà assurdo, ma ora vive e dorme, con un’immancabile bottiglia di vino in mano, su una sedia a sdraio – che non so proprio da dove abbia potuto tirar fuori! -proprio in piazza Obraidorio e ripete con ossessione “che fortunato che sono, ho ai miei piedi il panorama più bello di Santiago”. Effettivamente devo constatare che ha ragione.

Subito dopo, proprio quando sta per iniziare a piovere e sto cercando di ripararmi sotto i portici, Lourdes mi chiama per chiedermi dove stia e comunicarmi che è appena arrivata anche lei in piazza. E’ sulle scale della Cattedrale e, come in una scena della più svenevole cinematografia, inizio a correre verso le scale. Piove esattamente come nel giorno in cui dovemmo salutarci e io sono felice: finalmente il cerchio si chiude e sono stato risarcito di un torto.

A Lourdes voglio molto bene, non solo perché è una di quelle persone che ha il dono di illuminarti la giornata, ma soprattutto perché le devo molto dal punto di vista umano. In un mondo in cui bisogna guardarsi le spalle anche da chi dovresti ricevere solo ossequi e ringraziamenti, Lourdes mi ha insegnato che il bene esiste ancora ed è possibile comportarsi da  grande amica con uno sconosciuto. Per questo, proprio perché non potrò mai dimenticare certi gesti, che non mi perdono il fatto di non potermi sdebitare.

Comunque, bando alla retorica, va detto che la compagnia di Lourdes mi conferma subito che sarà una giornata eccezionale, nel senso che sarà derogatoria rispetto alla vita che normalmente fa un pellegrino camminante quale io sono. Infatti subito saliamo in macchina per andare in un paesino dove sorge una tipica taverna  galiziana in cui io sono l’unico forestiero. E’ un locale molto originale con sculture rappresentanti streghe, maghi e gnomi, nonché con ambienti e “caverne” che ricordano le casette degli hobbit. Il menù è scritto solo in galiziano, così Lourdes è costretta a farmi da interprete. Dopo pranzo, mi tocca seguirla al Cortes Inglès – l’inumana catena di grandi magazzini spagnoli in cui puoi trovare di tutto e che io personalmente odio perché mi ci perdo sempre . ma il “supplizio” dura poco, anche se spero vivamente che Lourdes non si sia accorta della mia insofferenza.

Tanto più che quest’ultima, che aveva “rubato” la macchina del fratello, mi regala subito un tour della Galizia che nessun turista, senza conoscere i posti, potrebbe mai fare.
Le tappe sono numerose e tutte straordinarie, anche perché le condizioni climatiche sono completamente cambiate e ora la giornata è primaverile. La prima sosta è nei pressi di un antico accampamento celtico – da me ribattezzato la Machu Picchu  gallega – sorprendentemente ben conservato e che si trova proprio davanti alle rocce a picco sul mare, poi visitiamo alcuni degli scorci paesaggistici più belli della costa da morte e, soprattutto, ci addentriamo su una strada sterrata di montagna per godere di uno dei panorami più belli che abbia mai visto in vita mia e che mi lascia letteralmente senza fiato. L’unico problema è che Lourdes vuole per forza addentrarsi sulla strada sterrata e, alla fine, finiamo quasi per perderci non sapendo dove andare. Alla fine riusciamo a tornare sulla statale, ma spero tanto per la mia amica che suo fratello non si accorga mai di come sia stata trattata  la sua macchina. Non posso, infine, esimermi dall’accennare al fatto che ad ogni tappa seguito un pit stop in un bar per un’immancabile birra. Per me, anche sotto questo profilo, è stato un ritorno al cammino dell’anno scorso.


Tanto è vero che, a corollario di una giornata da turista così istruttiva, siamo andati anche in un paesino – di cui sfortunatamente non ricordo il nome –  in festa per la consueta “feria del verano” (ossia per festival estivi che si tengono quasi ovunque in Galizia). Anche qui ai frizzi e ai lazzi hanno fatto seguito la birretta.

Ormai, però, è tardi e io devo chiedere a Lourdes di rifarsi altri 100 km per riportarmi a Santiago.Non glielo ho detto, ma per la verità non ho ancora un posto per dormire né a quest’ora potrò mai trovarlo. Mi faccio, pertanto, accompagnare nei pressi del Seminario Menor che, visto che è quasi mezzanotte, sta per chiudere i cancelli:. se mi presentassi ora, non mi farebbero mai entrare, così penso bene di “intrufolarmi” di nascosto e mi piazzo dove trovo un posto libero.
Quanto a Lourdes,devo prendere atto  che sono ancora di più in debito con lei e che l’ho praticamente sequestrata per una giornata intera. Un po’ mi sento in colpa e devo trovare un modo per sdebitarmi almeno parzialmente, ma anche stavolta ci lasciamo nell’incertezza: quando ci rivedremo?

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