Torno, anzi no (ultimo capitolo).

Il mio addio alla Spagna  – Barcellona, Alicante, Valencia.

7-10 luglio 2012 — Solo il caso vuole che mi svegli in tempo utile per prendere il treno per Valencia. Ieri sera dovevo uscire, ma, per colpa della stanchezza accumulata in questi ultimi giorni, mi sono addormentato come un brocco sul divano e senza mettere la sveglia. Carolina e la sua amica polacca che mi/ci ha ospitato/i si sono svegliate appositamente alle sei per salutarmi e io sono felice di non dovermi limitare a lasciar loro un bigliettino per manifestare la mia gratitudine. Non so perché sono tornato ad Alicante. Ogni volta dico a me stesso che è l’ultima volta, ma puntualmente finisco per tornarci ogni anno. Stavolta, però, è diverso. Stavolta sto per dire addio alla Spagna intera ed era necessario congedarsi da casa mia, dalla città in cui tutto ha avuto inizio. Sono arrivato ad Alicante grazie ad un volo da Barcellona reso estenuante dalla presenza di alcuni tamarrelli che facevano chiasso, ma, detto in confidenza, sto diventando intollerante proprio verso Ryanair. Non sopporto più i loro carrelli, le loro lotterie, le loro sigarette elettriche e il resto del caravanserraglio che trabocca di merce non richiesta. A pensarci bene sto diventando insofferente verso l’aereo come mezzo di trasporto e il modo in cui attraverso le località senza poterle conoscere. Ormai, per me, viaggiare è un’altra cosa: è scoprire, assaporare e, soprattutto, vivere i luoghi, le cose, le persone

   Comunque quando sono atterrato all’aereoporto di Alicante, ci ho messo più di un’ora per uscirci e prendere l’autobus che mi avrebbe portato in centro. Non avevo fretta e poi, diamine, l’aereoporto è completamente cambiato rispetto ad un anno fa: ci sono addirittura due nuovi piani. Abituato al feldmaresciallo Cirielli che, da anni, non è capace di fare allungare la pista dell’aereoporto “Costa d’Amalfi” per farci atterrare gli aerei veri, non potevo crederci. Appena arrivo in centro, noto tutta la bruttezza degli edifici che mi circondano: finalmente è passata l’infatuazione e la fase in cui pensavo di aver abbandonato un piccolo paradiso perduto. Ormai Alicante non mi appartiene più, e non è una notizia, ma la novità è che non me ne importa nulla. E’ sabato e ho voglia di passare un’ultima notte alicantina, così vado a dormire solo alle 9 di mattina. Dormo comunque poco e già nel primo pomeriggio sono operativo. Mi trovo a San Vicente de Raspeig nei pressi dell’università, così decido di andare a dare un’occhiata nostalgica. Purtroppo però non mi fanno entrare: il mio abbigliamento – sono in costume – richiama l’attenzione di una guardia che mi chiede un tesserino che, ovviamente, non ho, così sono costretto a dirigermi sommessamente verso la fermata dell’autobus per andare in centro. Ad ogni modo mi distraggo sulla spiaggia, ma evidentemente un po’ troppo perché arrivo in ritardo all’appuntamento con David, il mio fu coinquilino, che infatti mi sta aspettando sulle scale del mercado central da quasi un’ora. Sono comunque felice di rivederlo. Io e David siamo completamente diversi, ma ugualmente disordinati. Infatti noto con piacere che non è cambiato nemmeno sotto quest’ultimo aspetto e continua a tenere la carta igienica sul comodino della sua stanza. “David, ma perché tieni la carta igienica sul comodino?” Non sa rispondermi, ma io so che è una usanza che perdura da anni. A mezzanotte e mezza prendo l’autobus per Benidorm e, quando arrivo alla stazione degli autobus della città, mi ritrovo in un luogo buio e desolato.Ci impiego più di mezzora a piedi per arrivare alla famosa “playa del levante”, la zona “ghiri” della città, ovvero una specie di riserva destinata ai turisti nordeuropei e, soprattutto, agli inglesi. Per km e km vedo solo ristoranti cinesi, fastfoods e pub americani, ma comunque Benidorm, anche se sembra maledettamente finta e irreale coi suoi grattacieli, non è brutta come credevo. A renderla tale, invece, sono i tamarri da discoteca accorsi da ogni parte d’Europa. Alle 7 del mattino prendo il primo autobus disponibile per Altea e qui la “musica” cambia, anche se mi ci fermo solo un paio d’ore, giusto il tempo necessario per apprezzare le maioliche della cattedrale e il panorama circostante. Durante il cammino di Santiago avevo conosciuto una Slovena giramondo che dormiva sempre all’addiaccio in sacco a pelo e aveva fatto l’erasmus proprio ad Altea, chissà che fine ha fatto! Proseguo il mio tour della costa blanca in direzione di Calpe grazie ad un passaggio di fortuna datomi da un tizio che si dice impressionato dalla bellezza di Napoli e di…Amalfi, che conosce perché suo genero è di lì. A volte il mondo è davvero piccolo. Ad ogni modo è Calpe ad impressionare me: perché ho aspettato tanto tempo per visitarla? Quando torno ad Alicante, anche se non ho affatto dormito, non sono per niente stanco, così me ne vado in spiaggia dove mi raggiungono Carolina e Chris. Carolina è una ragazza argentina con passaporto italiano e la passione per i viaggi, ma oggi è abbastanza tesa per il risultato dell’esame sostenuto in mattinata, Chris – invece – è la sua vicina di casa americana e parla spagnolo senza alcuna inflessione. Più tardi al gruppo si aggiunge anche Magdalena,  una ragazza polacca che è ad Alicante solo da un paio di mesi. Rimaniamo in giro fino a mezzanotte, poi  andiamo attimo nei pressi della plaza de toros a “charlar” in casa, ma la stanchezza sopraggiunge e io mi abbiocco. Quando mi risveglio ho giusto il tempo per un veloce saluto e dirigermi alla stazione ferroviaria. Prima però, visto che ero nei pressi della mia vecchia casa, cedo alla tentazione di suonare al citofono di una signora insopportabile che abitava al piano di sotto e scappo. Mi rendo conto che più vado avanti e più regredisco. Arrivo a Valencia in perfetto orario e ne approfitto per fare il solito giretto: plaza de la Ayuntamiento, la Seu, plaza de la Virgen, la Lonja e – soprattutto – il mercado central. Valencia comunque la trovo più spenta rispetto a come la ricordavo, forse è solo un’impressione o forse è colpa degli scandali che l’hanno travolta. O forse, piuttosto, dipende dal fatto che sto per tornare in Italia. Ho la sensazione di aver viaggiato per anni e confesso che, soprattutto nei giorni successivi all’arrivo a Santiago, avevo voglia di tornare a casa. I desideri, però, cambiano a seconda delle situazioni in cui ci si trova e, appena atterro a Roma, il mio desiderio più istintivo diventa quello di scappare: non funziona niente, gli autobus sono sempre in ritardo e ci sono romani ovunque, persone capaci di manifestare solo strafottenza, maleducazione e ignoranza.

   Mi bastano pochi attimi per capire che non è ancora arrivato il momento di tornare, anzi una breve telefonata: “mamma, ci vediamo tra qualche giorno”. Tornare in spagnolo si dice volver, ma se ci aggiungiamo il prefisso “re” significa girare, mescolare, rivoltare, travolgere ed è anche il nome di un tipo di pistola, il revolver.  Non ci vuole molto quindi, per cambiare idea. A volte è sufficiente aggiungere due lettere: RE-VOLVER! 

Da  troppo tempo inizio le mie giornate senza sapere dove dormirò la sera e non ho intenzione di smettere ora. Ho in tasca pochissimi soldi, ma sono sufficienti per comprare un ultimo biglietto dell’autobus. Per dove? Non importa, anzi non ve lo dico. Penso al protagonista del film Into The Wild, che distrusse i suoi documenti e tutti i suoi soldi prima di iniziare la sua avventura, e rifletto sul senso di una vita spesa tra tribunali, codici e scartoffie: dalla scelta del proprio cammino dipendono tante cose.  C’è tanta gente infelice che, tuttavia, non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo” ( Alexander Supertramp).

Alicante voto 7

Benidorm voto 5

Altea voto 7

Calpe voto 8

Valencia voto 10

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